Perché l'incontro tra Robotica e LLM ha attivato un'esplosione cambriana
nascosta di nuove armi autonome? E cosa c'entra in tutto questo il cubo di
Rubik?
L'anno scorso Cassandra aveva letto un articolo su Wired che dava conto di un
nuovo record del mondo (del Guinness dei Primati). Si dava conto che alla Purdue
University a giugno del 2025 un robot specializzato aveva battuto il record di
velocità per la soluzione di un cubo di Rubik, stracciando il precedente record
"robotico", detenuto dal 2024 da Mitsubishi Electric, che era di 305
millisecondi, tre decimi di secondo. Il nuovo record è di 103 millisecondi, un
decimo di secondo.
Ora per comprendere l'impatto delle cose nuove con la realtà, bisogna non
pensare solo ai numeri o ai record, ma alle loro relazioni con le cose più
comuni e normali. Un decimo di secondo significa che è impossibile riprendere
l'evento con una normale cinepresa, perché si vedrebbero solo il fotogramma
iniziale e quello finale, certamente molto, molto mossi. Anche se si tratta di
un gioco, parliamo di capacità così sovrumane da dare da pensare. Meccanismi
automatici che agiscono sul mondo fisico, facendo le stesse cose che potremmo
fare noi, solo in modo, appunto, sovrumano. Parentesi: meno male che li
controlliamo noi... forse.
[...]
Ben prima dell'avvento degli LLM Cassandra aveva profetizzato che le LAWS erano
già tra noi, se non altro nei laboratori di ricerca militare, perché per
ottenere un'arma autonoma bastava semplicemente cambiare il firmware a un
benevolo automa lavoratore o a un sistema d'arma di tipo passivo. Ma oggi
possiamo facilmente fare di più e meglio. Basta aumentare, se necessario, le
capacità informatiche di un sistema d'arma, e dotarlo di un nuovo software che
utilizzi gli LLM per mimare le capacità umane di linguaggio, sia in input che in
output; mimare cioè quelle interazioni umane, realizzate in linguaggio naturale,
che normalmente fanno parte del loop di autorizzazione di qualsiasi sistema
d'arma.
Ecco che l'uomo può essere facilmente rimosso dal loop di comando, e il sistema
d'arma diventa completamente autonomo. A questo punto Cassandra prevede due
obiezioni; e le tratterà subito.
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Tag - armi
Il colosso ha rimosso dalle sue linee guida sull'intelligenza artificiale il
divieto di utilizzare la tecnologia a scopi potenzialmente dannosi.
Il 4 febbraio Google ha annunciato di aver aggiornato i principi che regolano
l'utilizzo della sua intelligenza artificiale e di altre tecnologie avanzate. Il
colosso ha eliminato i riferimenti in cui prometteva di non perseguire
"tecnologie che causano o possono causare danni", "armi o altre tecnologie il
cui scopo principale o la cui implementazione causa o facilita direttamente
lesioni alle persone", "tecnologie che raccolgono o utilizzano informazioni per
la sorveglianza violando norme accettate a livello internazionale", e ancora
"tecnologie il cui scopo contravviene a principi ampiamente accettati del
diritto internazionale e dei diritti umani".
Diversi dipendenti di Google hanno espresso la loro apprensione per le novità.
“È profondamente preoccupante vedere che Google abbandona il suo impegno per
l'uso etico della tecnologia AI senza alcun input da parte dei suoi dipendenti o
del pubblico in generale – dice Parul Koul, sviluppatore di software di Google e
presidente di un sindacato che rappresenta i lavoratori di Alphabet, la holding
che controlla l'azienda –, nonostante la posizione storica del personale sia che
l'azienda non dovrebbe entrare nel business della guerra”.
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Il nuovo capitalismo è incardinato sul complesso militare-digitale che fonde gli
interessi delle cosiddette Big Tech (Alphabet, Amazon, Apple, Meta e Microsoft
più Space X e Palantir) e l’apparato militare e di sicurezza Usa. Una
polarizzazione del potere monopolistico delle piattaforme che favorisce
l’intensificarsi dei conflitti.
Non c’è molto da stupirsi se, a meno di 24 ore dalla visita lampo di Giorgia
Meloni a Mar-a-Lago (residenza privata di Donald Trump in Florida), Elon Musk
abbia presentato il conto ricordando il (probabile) accordo tra la sua Space-X e
il governo italiano. Per accedere ai servizi satellitari a orbita bassa Starlink
che stanno rivoluzionando il settore aerospaziale nel dominio civile e,
soprattutto, in quello militare, il governo sembrerebbe in procinto di
trasferire a Space-X un miliardo e mezzo di euro. Così facendo, legherebbe
l’Italia a doppio filo (rendendola tecnologicamente dipendente e verosimilmente
permeabile per quanto riguarda le informazioni critiche che ribalzerebbero tra i
satelliti di Musk) a uno dei principali esponenti del capitalismo digitale
contemporaneo.
leggi l'articolo di Dario Guarascio