il tema della puntata di giovedì 2 aprile è l'impatto dell'intelligenza
artificiale e il potere delle big tech. Ospiti della puntata:
* Irene Doda autrice de "Onnipotenti"
Nel suo libro, Irene Doda ricostruisce la traiettoria ideologica e politica
che ha trasformato il cuore dell’innovazione tecnologica occidentale nel
laboratorio politico della nuova destra globale. E mostra come la retorica
della libertà individuale e dell’emancipazione digitale abbia mascherato
vecchie e nuove forme di dominio: disuguaglianze crescenti, colonizzazione
dell’immaginario collettivo, erosione dei principi democratici.
* Dario Guarascio autore di "Imperialismo digitale"
Le Big Tech supportano strategie belliciste e partecipano direttamente alle
attività militari e di intelligence. Lo Stato non può fare a meno delle loro
capacità finanziarie, infrastrutturali e tecnologiche. Quanto sta avvenendo
negli USA trova conferma in Cina, dove troviamo la stessa relazione tra le
Big Tech locali e il Partito comunista.
* Luca Ciarrocca "L'anima nera della Silicon Valley, la vera storia di Peter
Thiel"
Thiel cofonda PayPal ed è tra i primi a scommettere sul dominio tentacolare
di Facebook e Airbnb. Con Palantir trasforma i dati nell’infrastruttura
strategica del nostro tempo: dall’analisi dei sistemi sanitari alla sicurezza
e sorveglianza basate sulla predizione dei crimini (stile Minority Report),
fino ai teatri di guerra come Gaza
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Ascolta le altre puntate di Tabula Rasa
Tag - BigTech
Con una nota, i Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato esplicitamente 18
aziende americane come bersagli di ritorsioni per omicidi mirati tra i suoi
vertici
Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) ha reso nota, martedì
31 marzo, l'intenzione di avviare attacchi contro numerose aziende statunitensi
in Medio Oriente a partire dal 1 aprile, come forma di ritorsione per
l’uccisione di cittadini iraniani nella guerra in corso con Stati Uniti e
Israele. Nella lista figurano grandi aziende tecnologiche e industriali
statunitensi come Apple, Google, IBM, Intel, Microsoft, Tesla e Boeing, accusate
dal corpo militare iraniano di aver agevolato il Pentagono nell'individuazione
di target militari. L'Irgc ha inoltre invitato i dipendenti delle società
americane all'evacuazione del personale civile presente nella regione.
La minaccia, pubblicata il 31 marzo sul canale Telegram, fa parte di una più
ampia campagna di minacce contro le infrastrutture commerciali statunitensi,
iniziata dopo il primo attacco israelo-statunitense contro Teheran il 28
febbraio. Il 1 marzo droni iraniani hanno colpito due data center di Amazon Web
Services e ne hanno danneggiato un terzo che si trova negli Emirati Arabi Uniti:
si tratta del primo attacco confermato pubblicamente contro infrastrutture cloud
hyperscale di proprietà statunitense. Come conseguenza, siti di banche,
piattaforme di pagamento e servizi per i consumatori in tutta la regione sono
andati offline. Anche a causa della disattivazione di sistemi di ridondanza,
usati proprio per evitare interruzioni.
leggi l'articolo
Stando a quanto riporta Al Jazeera ora Google, Microsoft, Palantir, IBM, Nvidia
e Oracle sono nella lista dei bersagli dei pasdaran. Le parole dell’agenzia
Tasnim: “Si amplia anche la portata degli obiettivi legittimi dell’Iran”. Il 3
marzo colpiti i data center: 9 milioni senza app di pagamento.
I giganti tecnologici americani entrano ufficialmente nel mirino dei missili e
dei droni iraniani, perché Teheran li considera parte integrante ed essenziale
della macchina bellica americana. L’antipasto era stato servito il 3 marzo,
quando velivoli senza pilota (manovrati a distanza) avevano attaccato 3 data
center di Amazon in Bahrein e negli Emirati Arabi. L’11 marzo Tasmin, l’agenzia
di stampa degli Ayatollah, ha incluso sedi, uffici e infrastrutture dei colossi
americani tra i legittimi obiettivi militari del regime. “Con l’espansione della
guerra regionale, la portata diventa gradualmente più ampia”, si legge nel
documento. La lista dei potenziali bersagli ora include Google, Amazon,
Microsoft, Nvidia, IBM, Oracle e Palantir. A rischio le sedi di lavoro, i data
center e i centri di ricerca, le infrastrutture, ovunque siano, in Israele e nei
Paesi del Golfo, comprese Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi.
Leggi su:
* Il Fatto Quotidiano
* Fanpage
* CNBC
Perché proprio ora molte persone, soprattutto le pubbliche amministrazioni,
stanno scegliendo soluzioni che evitano la dipendenza dalle Big Tech?
Quando nel 2025 la Corte Penale Internazionale condanna Netanyahu per crimini di
guerra, l’amministrazione Trump firma un ordine esecutivo che impone sanzioni
contro i funzionari della Corte. Poco dopo questi non riescono più ad accedere
alla mail gestita da una Big Tech Usa. La Corte ha subito spostato i suoi
servizi digitali su una piattaforma basata su software libero e con i server in
Europa.
Nel gennaio 2026 il Parlamento Europeo approva una risoluzione che parla di
sovranità digitale, promuovendo standard aperti e interoperabili.
[...]
Il digitale e le cosiddette «intelligenze artificiali» centralizzate in mano
alle Big Tech sono diventate tecnologie del dominio e gli strumenti principali
della guerra del XXI secolo. Sono socialmente, eticamente e ambientalmente
insostenibili.
Qualcosa però sta cambiando
Leggi l'articolo
Nella puntata 16 di EM interviste a Guarascio, autore del libro Imperialismo
digitale, Borghi sul Digital Omnibus e a un attivista del collettivo Bida.
Dario Guarascio presenta il suo nuovo libro Imperialismo digitale (Laterza),
un’analisi lucida del potere delle Big Tech e del nuovo intreccio tra finanza,
tecnologia e guerra. Un viaggio dentro il "complesso militare-digitale" che sta
ridefinendo gli equilibri globali tra Stati Uniti e Cina.
Intervista a Maurizio Borghi (29:20), codirettore del "Centro Nexa su Internet e
Società", sul Digital Omnibus e sui rischi di una nuova "austerity dei diritti
digitali" in Europa. Un confronto critico sulle modifiche al GDPR, tra
competitività, IA e tutela dei diritti fondamentali.
Intervista ad un attivista del collettivo Bida (53:19), realtà che da oltre
dieci anni costruisce infrastrutture digitali autonome come alternativa concreta
alle piattaforme delle Big Tech. Parliamo di autogestione tecnologica,
mutualismo e pratiche di liberazione digitale, tra server cifrati, Mastodon,
Matrix e PeerTube.
Ascolta sul sito di Radio Onda Rossa
Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha inviato centinaia di richieste alle
principali piattaforme online, tra le quali anche Reddit e Discord, per
conoscere i dati identificativi degli account ostili alle attività dell’ICE.
Secondo il New York Times, le società coinvolte, tra cui Google, Meta
(proprietaria di Instagram, Threads e Facebook), Reddit e Discord, avrebbero
ricevuto mandati amministrativi con cui il governo chiedeva nomi, email, numeri
di telefono e altri dati utili a scoprire i titolari degli account che nelle
scorse settimane si sono esposti nel criticare le attività di quella che molti
definiscono la milizia anti-immigrati di Trump. Fonti governative e dipendenti
delle aziende, citati dal quotidiano statunitense, riferiscono che alcune
richieste sarebbero state soddisfatte, benché le piattaforme non siano obbligate
per legge a consegnare tali informazioni.
Leggi l'articolo
Con Kenobit per imparare come e perché sperimentare il fediverso; nuove evidenze
della tossicità dei social media commerciali; il ransomware alla Sapienza e il
blocco dei siti delle olimpiadi sono davvero entrambi frutto di un attacco
russo?
Iniziamo la puntata con l'intervista a Kenobit che non siamo riusciti a fare la
settimana scorsa: parliamo del suo libro Assalto alle piattaforme e facciamo una
panoramica del fediverso.
I social media danno dipendenza "by design": è quello che mostrano sia dei
documenti pubblicati da Tech Oversight , basati su inchieste giudiziarie negli
Usa; sia il recente pronunciamento della commissione europea su Tiktok, che
viene considerato non conforme al Digital Service Act perché i meccanismi che
sono alla base (e che stanno alla base di tutti i social) creano dipendenza.
Gli hackers filorussi sono intorno a noi? Commentiamo le recenti notizie del
ransomware che ha bloccato i servizi dell'Università Sapienza di Roma, insieme a
quelle degli altri attacchi che riguardano siti internet connessi alle olimpiadi
invernali, cercando di confrontare gli articoli usciti sui giornali con le
evidenze a nostra disposizione.
Giovedì 12 febbraio alle 19 - Dal Laboratorio Palestina alle strategie di
sabotaggio e consapevolezza digitale
Nell’ambito dell’iniziativa 100x100gaza , per rispondere collettivamente alla
catastrofe provocata dal genocidio, Rotta Genuina e Vivèro ospitano una serata
di approfondimento su cybersicurezza, controllo digitale e tecnologie
conviviali.
Le tecnologie digitali non sono mai neutre: possono tracciare, profilare,
monitorare e spesso replicano disuguaglianze che esistono offline.
Sono strumenti di dominio con impatti sociali e politici molto concreti.
Partendo dal “Laboratorio Palestina”, dove le tecnologie digitali vengono
sperimentate come strumenti di controllo, sorveglianza e guerra, allargheremo lo
sguardo alla dimensione geopolitica globale, fino ad arrivare all’Italia, per
capire come le tecnologie controllano e attraversano i nostri territori.
Proveremo a immaginare modelli tecnologici e pratiche alternative a quelli
grandi piattaforme, costruendo insieme una nuova “cassetta degli strumenti”.
Ne parleremo insieme a
* Dario Guarascio - docente di economia a La Sapienza, autore del libro
Imperialismo Digitale, Laterza
* Graffio - del gruppo di ricerca C.I.R.C.E.
* GazaWeb – Gli alberi della rete
📌 Di cosa discuteremo:
* come i dispositivi digitali possono essere usati per controllare, sorvegliare
e normalizzare forme di violenza
* il “Laboratorio Palestina”: sperimentazione di strumenti digitali di
controllo
* il ruolo delle Big Tech e dei finanziamenti europei nel mantenimento di
questi sistemi
* pratiche di boicottaggio e alternative tecnologiche conviviali
* strumenti concreti di consapevolezza digitale
* come sostenere progetti di tecnologie solidali e di lotta
🍷Aperitivo, banchetti di GazaWeb e Women for Gaza + raccolta fondi per la
settimana 100x100 Gaza.
📍 Vivero –via Antonio Raimondi 37 | 12 febbraio | 19:00–21:30
A seguire concerto benefit da zazienelmetro_bar
Lotte nei Paesi Bassi contro Microsoft e sionismo; Palantir e il (nuovo)
militarismo; shutdown di Internet in Iran, Tanzania e non solo; aumentano i
progetti per nuovi datacenter, ma aumenta anche l'opposizione alla loro
costruzione.
Apriamo la puntata con una rassegna delle lotte nelle università olandesi
nell'anno scorso in solidarietà con la Palestina, contro le collaborazioni con
Israele e gli accordi tecnologici con Microsoft.
A proposito degli effetti della ricerca delle università israeliane, riportiamo
un articolo scritto da un ex dipendente di Palantir, che ci permette di
ragionare sul cambiamento delle modalità della guerra nell'era della
sorveglianza digitale.
Parliamo di internet shutdown: dal caso dell'Iran (tuttora in corso) allarghiamo
lo sguardo al meno noto blocco in Tanzania e altre forme di censura massiva.
Approfondisci su: Keep it on; ooni; puntata di stakkastakka, dedicata al tema;
netblocks.
Infine, parliamo di datacenter: l'accelerazione dello sviluppo
dell'infrastruttura informatico passa anche per la costruzione di sempre nuovi
datacenter, sempre più grandi. La costruzione di datacenter subisce però più
opposizioni che in passato, grazie ad una maggiore consapevolezza sui loro
effetti. Per capire quanto poco siano realistiche le aspettative di un
datacenter "ecologico" (sempre paventato da chi li vuole costruire), leggiamo il
comunicato di... Microsoft. Approfondisci sulle Pillole
Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa
Nelle cinque puntate Juan Carlos De Martin, Co-Direttore del centro Nexa,
seguendo il filo logico del suo libro del 2023 dedicato allo stesso argomento,
racconta la storia e le implicazioni di una tecnologia rivoluzionaria,
necessaria e utile, ma opaca e infedele.
Dispositivi tecnologici che impattano pesantemente sulle nostre vite e il cui
controllo è nelle sole mani delle big tech. Algoritmi e sensori che predano i
dati di cittadini spesso inconsapevoli, talvolta senza strumenti. La politica
che fatica a tenere il passo: scarsa conoscenza, inquadramenti tardivi e qualche
volta inefficaci. Eppure il governo della tecnologia ha bisogno della politica e
delle democrazie, di decisori e di cittadini.
Ascolta il podcast