Nella puntata 16 di EM interviste a Guarascio, autore del libro Imperialismo
digitale, Borghi sul Digital Omnibus e a un attivista del collettivo Bida.
Dario Guarascio presenta il suo nuovo libro Imperialismo digitale (Laterza),
un’analisi lucida del potere delle Big Tech e del nuovo intreccio tra finanza,
tecnologia e guerra. Un viaggio dentro il "complesso militare-digitale" che sta
ridefinendo gli equilibri globali tra Stati Uniti e Cina.
Intervista a Maurizio Borghi (29:20), codirettore del "Centro Nexa su Internet e
Società", sul Digital Omnibus e sui rischi di una nuova "austerity dei diritti
digitali" in Europa. Un confronto critico sulle modifiche al GDPR, tra
competitività, IA e tutela dei diritti fondamentali.
Intervista ad un attivista del collettivo Bida (53:19), realtà che da oltre
dieci anni costruisce infrastrutture digitali autonome come alternativa concreta
alle piattaforme delle Big Tech. Parliamo di autogestione tecnologica,
mutualismo e pratiche di liberazione digitale, tra server cifrati, Mastodon,
Matrix e PeerTube.
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Tag - BigTech
Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha inviato centinaia di richieste alle
principali piattaforme online, tra le quali anche Reddit e Discord, per
conoscere i dati identificativi degli account ostili alle attività dell’ICE.
Secondo il New York Times, le società coinvolte, tra cui Google, Meta
(proprietaria di Instagram, Threads e Facebook), Reddit e Discord, avrebbero
ricevuto mandati amministrativi con cui il governo chiedeva nomi, email, numeri
di telefono e altri dati utili a scoprire i titolari degli account che nelle
scorse settimane si sono esposti nel criticare le attività di quella che molti
definiscono la milizia anti-immigrati di Trump. Fonti governative e dipendenti
delle aziende, citati dal quotidiano statunitense, riferiscono che alcune
richieste sarebbero state soddisfatte, benché le piattaforme non siano obbligate
per legge a consegnare tali informazioni.
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Con Kenobit per imparare come e perché sperimentare il fediverso; nuove evidenze
della tossicità dei social media commerciali; il ransomware alla Sapienza e il
blocco dei siti delle olimpiadi sono davvero entrambi frutto di un attacco
russo?
Iniziamo la puntata con l'intervista a Kenobit che non siamo riusciti a fare la
settimana scorsa: parliamo del suo libro Assalto alle piattaforme e facciamo una
panoramica del fediverso.
I social media danno dipendenza "by design": è quello che mostrano sia dei
documenti pubblicati da Tech Oversight , basati su inchieste giudiziarie negli
Usa; sia il recente pronunciamento della commissione europea su Tiktok, che
viene considerato non conforme al Digital Service Act perché i meccanismi che
sono alla base (e che stanno alla base di tutti i social) creano dipendenza.
Gli hackers filorussi sono intorno a noi? Commentiamo le recenti notizie del
ransomware che ha bloccato i servizi dell'Università Sapienza di Roma, insieme a
quelle degli altri attacchi che riguardano siti internet connessi alle olimpiadi
invernali, cercando di confrontare gli articoli usciti sui giornali con le
evidenze a nostra disposizione.
Giovedì 12 febbraio alle 19 - Dal Laboratorio Palestina alle strategie di
sabotaggio e consapevolezza digitale
Nell’ambito dell’iniziativa 100x100gaza , per rispondere collettivamente alla
catastrofe provocata dal genocidio, Rotta Genuina e Vivèro ospitano una serata
di approfondimento su cybersicurezza, controllo digitale e tecnologie
conviviali.
Le tecnologie digitali non sono mai neutre: possono tracciare, profilare,
monitorare e spesso replicano disuguaglianze che esistono offline.
Sono strumenti di dominio con impatti sociali e politici molto concreti.
Partendo dal “Laboratorio Palestina”, dove le tecnologie digitali vengono
sperimentate come strumenti di controllo, sorveglianza e guerra, allargheremo lo
sguardo alla dimensione geopolitica globale, fino ad arrivare all’Italia, per
capire come le tecnologie controllano e attraversano i nostri territori.
Proveremo a immaginare modelli tecnologici e pratiche alternative a quelli
grandi piattaforme, costruendo insieme una nuova “cassetta degli strumenti”.
Ne parleremo insieme a
* Dario Guarascio - docente di economia a La Sapienza, autore del libro
Imperialismo Digitale, Laterza
* Graffio - del gruppo di ricerca C.I.R.C.E.
* GazaWeb – Gli alberi della rete
📌 Di cosa discuteremo:
* come i dispositivi digitali possono essere usati per controllare, sorvegliare
e normalizzare forme di violenza
* il “Laboratorio Palestina”: sperimentazione di strumenti digitali di
controllo
* il ruolo delle Big Tech e dei finanziamenti europei nel mantenimento di
questi sistemi
* pratiche di boicottaggio e alternative tecnologiche conviviali
* strumenti concreti di consapevolezza digitale
* come sostenere progetti di tecnologie solidali e di lotta
🍷Aperitivo, banchetti di GazaWeb e Women for Gaza + raccolta fondi per la
settimana 100x100 Gaza.
📍 Vivero –via Antonio Raimondi 37 | 12 febbraio | 19:00–21:30
A seguire concerto benefit da zazienelmetro_bar
Lotte nei Paesi Bassi contro Microsoft e sionismo; Palantir e il (nuovo)
militarismo; shutdown di Internet in Iran, Tanzania e non solo; aumentano i
progetti per nuovi datacenter, ma aumenta anche l'opposizione alla loro
costruzione.
Apriamo la puntata con una rassegna delle lotte nelle università olandesi
nell'anno scorso in solidarietà con la Palestina, contro le collaborazioni con
Israele e gli accordi tecnologici con Microsoft.
A proposito degli effetti della ricerca delle università israeliane, riportiamo
un articolo scritto da un ex dipendente di Palantir, che ci permette di
ragionare sul cambiamento delle modalità della guerra nell'era della
sorveglianza digitale.
Parliamo di internet shutdown: dal caso dell'Iran (tuttora in corso) allarghiamo
lo sguardo al meno noto blocco in Tanzania e altre forme di censura massiva.
Approfondisci su: Keep it on; ooni; puntata di stakkastakka, dedicata al tema;
netblocks.
Infine, parliamo di datacenter: l'accelerazione dello sviluppo
dell'infrastruttura informatico passa anche per la costruzione di sempre nuovi
datacenter, sempre più grandi. La costruzione di datacenter subisce però più
opposizioni che in passato, grazie ad una maggiore consapevolezza sui loro
effetti. Per capire quanto poco siano realistiche le aspettative di un
datacenter "ecologico" (sempre paventato da chi li vuole costruire), leggiamo il
comunicato di... Microsoft. Approfondisci sulle Pillole
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Nelle cinque puntate Juan Carlos De Martin, Co-Direttore del centro Nexa,
seguendo il filo logico del suo libro del 2023 dedicato allo stesso argomento,
racconta la storia e le implicazioni di una tecnologia rivoluzionaria,
necessaria e utile, ma opaca e infedele.
Dispositivi tecnologici che impattano pesantemente sulle nostre vite e il cui
controllo è nelle sole mani delle big tech. Algoritmi e sensori che predano i
dati di cittadini spesso inconsapevoli, talvolta senza strumenti. La politica
che fatica a tenere il passo: scarsa conoscenza, inquadramenti tardivi e qualche
volta inefficaci. Eppure il governo della tecnologia ha bisogno della politica e
delle democrazie, di decisori e di cittadini.
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“Negli ultimi 30 anni i governanti europei hanno rinunciato a controllare le
reti chiave per la gestione delle informazioni. Le hanno lasciate in mano ai
giganti digitali Usa. Così l’Europa ha perso la sua indipendenza”
Intervista a tutto campo di TPI a Juan Carlo De Martin, professore di ingegneria
informatica al Politecnico di Torino, autore di "Contro lo Smartphone".
Nella conversazione De Martin si esprime non solo sulla computerizzazione del
mondo e sul pericolo proveniente dalle Big Tech USA, ma anche sul ruolo che
potrebbe avere l'Europa se solo abbandonasse la corsa al riarmo e investisse in
ricerca, sviluppo e istruzione.
In sostanza: sta agli europei riconoscere che la fase della colonizzazione è
finita ed è giunto il momento di riconoscere apertamente che si è chiusa una
fase storica e puntare su rapporti il più possibile pacifici e collaborativi con
il resto del mondo
Leggi l'intervista completa
Venerdì 21 novembre a Roma, in Via della Dogana Vecchia 5, alle ore 17:30, un
incontro organizzato da Scuola critica del digitale del CRS e Forum
Disuguaglianze e Diversità.
* ne parlerà Franco Padella
* ne discutono Stefano Bocconetti, Davide Lamanna, NINA, Michele Mezza, Giacomo
Tesio
* coordina Giulio De Petra
I conflitti contemporanei, dall’Ucraina al Medio Oriente, sono sempre più guerre
digitali, dove le capacità di elaborazione dei dati e l’uso della AI diventano
elementi decisivi sul campo di battaglia. Non si combatte più solo con armi
fisiche: reti, dati e algoritmi sono ormai il sistema operativo della guerra
moderna.
In questo scenario, le Big Tech hanno rafforzato il loro ruolo di fornitori
primari dell’apparato industriale-militare degli USA. Ma mentre i riflettori
restano accesi sul ristretto gruppo FAMAG (Meta, Apple, Microsoft, Amazon,
Google), è un’altra azienda, mediaticamente “minore”, a rappresentare l’esempio
più completo e preoccupante della integrazione tra tecnologie digitali e regimi
di guerra. Una azienda tanto silenziosa quanto potente: Palantir Technologies.
Poco visibile rispetto alle altre, si è già profondamente integrata con gli
apparati di sicurezza e di guerra americani, e si muove nella stessa direzione
in tutti i paesi dell’Occidente. A differenza delle altre aziende, Palantir
preferisce rimanere in penombra: non vende se stessa al pubblico, non fa
pubblicità. Vende potere agli apparati dello Stato. Potere di prevedere, di
controllare, di dominare. E facendo questo, in qualche modo, diventa essa stessa
Stato.
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Lunga puntata dedicata ad un racconto, attraverso molti report di 7amleh -
centro di ricerca arabo sui social media - e non solo, dell'uso della tecnologia
da parte di Israele come strumento di oppressione e di genocidio.
Il primo frammento di audio è dedicato al tema della distruzione
dell'infrastruttura di rete; e alle difficoltà di comunicazione delle persone
palestinesi in un contesto di censura che, in più, richiede a chi subisce un
genocidio di performare il ruolo della vittima nei modi richiesti dai social
media.
Proseguiamo con una rassegna delle tecnologie militari che non sarebbero
possibili senza il coinvolgimento delle solite grandi imprese.
Infine, risultati delle campagne di boicottaggio e lotte per fermare i rapporti
tra queste aziende e Israele.
Ascolta l'audio nel sito di Radio Onda Rossa
Per conformarsi a un ordine esecutivo del presidente americano Donald Trump, nei
mesi scorsi Microsoft ha sospeso l’account email di Karim Khan, procuratore
della Corte penale internazionale che stava investigando su Israele per crimini
di guerra. Per anni, scrive il New York Times, Microsoft ha fornito servizi
email al tribunale con sede a L’Aja, riconosciuto da 125 paesi tra cui l’Italia
(ma non da Stati Uniti, Israele, Cina, Russia e altri).
All’improvviso, il colosso di Redmond ha staccato la spina al magistrato per via
dell’ordine esecutivo firmato da Trump che impedisce alle aziende americane di
fornirgli servizi: secondo il successore di Biden, le azioni della Corte contro
Netanyahu “costituiscono una inusuale e straordinaria minaccia alla sicurezza
nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti”. Così, di punto in bianco,
il procuratore non ha più potuto comunicare con i colleghi.
[...]
Le conseguenze non si sono fatte attendere. Tre dipendenti con contezza della
situazione hanno rivelato al quotidiano newyorchese che alcuni membri dello
staff della Corte si sarebbero rivolti all’azienda svizzera Protonmail per poter
continuare a lavorare in sicurezza. Il giornale non chiarisce il perché della
decisione, né se tra essi vi sia lo stesso Khan. Una conferma al riguardo arriva
dall’agenzia Associated Press. Protonmail, contattata da Guerre di Rete, non ha
commentato, spiegando di non rivelare informazioni personali sui clienti per
questioni di privacy e di sicurezza.
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