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“L’inganno sta all’origine”. Su complottismo, esoterismi New Age e altre disastrose amenità
Instancabile indagatore di ogni possibile piega dell’Iran preislamico, studioso di ierofanie gnostico-manichee capace di coniugare alla filologia le istanze di una rara mente speculativa, Ezio Albrile conta al suo attivo centinaia di saggi di storia delle religioni. Proprio l’impianto ferreamente speculativo delle sue ricerche lo differenzia nel profondo dai suoi colleghi filologi puri e ne fa quasi una sorta di Mircea Eliade italiano, non fosse che l’approccio antiriduzionista di Albrile mal si coniuga con quello del grande studioso rumeno. Albrile taccia proprio Eliade (e il suo miglior discepolo, Ivan Petru Culianu) di esiti potenzialmente riduzionistici: > “I grandi scenari fenomenologici proposti da Eliade deragliavano nella > comparazione più spregiudicata e ‘new Age’: tutto assomiglia a tutto e quindi, > per assurdo, a nulla. La storia scompariva, ma scompariva anche la ‘fede’ in > senso tradizionale”. Nell’eclisse dello storicismo a obnubilarsi sono proprio le categorie discriminanti: si assiste a un paradosso, ma si torna proprio all’hegeliana “notte in cui tutte le vacche sono nere”. Albrile è partito nella sua estesissima bibliografia da parametri più ‘accademici’ e disciplinari per compiere progressivamente cortocircuiti spaziotemporali e categoriali con la cultura ‘popolare’, ancora con tanto sospetto guardata dalle accademie, abbracciando nel suo onnivoro discorso la musica pop-rock (un suo volume discorre dei Led Zeppelin esoterici), la letteratura e il cinema underground, ecc., individuando ascendenze gnostiche più o meno consapevoli e mediate perfino in questi ambiti.  Anche il ‘complottismo’ contemporaneo è per Albrile una reviviscenza moderna di antiche mitologie gnostiche semplicemente rivisitate e adattate alle contingenze moderne. Nel suo freschissimo volume Crimini esoterici. Il volto sacrificale del potere (Edizioni Aurora Boreale, Prato, 2025) Albrile torna proprio sulla nozione di ‘complotto’ e sull’idea centrale del ‘sacrificio’, termine che, peraltro, non ha affatto una valenza unica e data universalmente.  In questo volume breve ma densissimo, sia concettualmente che per quantità di riferimenti culturali, lo studioso manifesta tutto il suo disagio nei confronti di una Distopia non più oggetto di proiezione mentale nel futuro, ma attuale e incalzante, calata nella vita presente. Il mercantilismo e il mercimonio puro paiono improntare il mondo che ci circonda, riducendo tutto a dato meramente materiale, ‘economico’ nel senso più deteriore.  All’incubo di un mondo dominato dalla pura mercificazione, innanzitutto della persona, sembra opporsi il fondamento della Tradizione. Al presente e al futuro distopici ammantati di biopolitica e Transumanesimo e a una democrazia sempre più ridotta a flatus vocis, a puro oggetto del desiderio, sembra opporsi in queste pagine la possibilità di un ritorno ai valori metastorici e sovratemporali. Albrile non prospetta direttamente una via di fuga dalla prigione del presente ma, almeno in filigrana, ci pare questa l’unica prospettiva ‘positiva’ che se ne possa evincere. Ingabbiati da una contingenza implacabile e paralizzante, solo volgendo lo sguardo oltre di essa e tornando a una prospettiva sovratemporale si può attuare una metanoia, una rigenerazione interiore e salvifica. La prospettiva è unicamente individuale, sottratta smagatamente alle illusioni delle grandi utopie sociali, di ogni collettivismo che sacrifichi l’individuo. Il libro di Albrile scandaglia nelle varie mitologie antiche come nello snodarsi della cultura occidentale il perpetuarsi delle dinamiche sacrificali per autoconservare il potere.  Punto di partenza teorico iniziale sembra essere lo studio su Il sacrificio di Cristiano Grottanelli, figlio di Vinigi Grottanelli, il celebre “etnologo del Duce”, ma Albrile imbocca poi altre diramazioni totalmente originali, finendo poi in una sorta di crescendo sacrificale in cui si affollano Licio Gelli, la P2, il Priorato di Sion, le stragi italiane degli anni ’70, in un inquietante quadro d’insieme dove si annulla ogni distinzione tra storia, mito e sospetto.  Il sacrificio è sempre un atto fondante, il porre le basi di una nuova gerarchia sociale e di un nuovo ordine, sia che si tratti di una cosmologia mitologica sia che tali mitologemi si calino nella storia innescando nuove eppure sempre antiche dinamiche socio-politiche. Un sacrificio, un atto cruento, fonda quasi tutte le antiche culture e civiltà: lo smembramento dell’essere primordiale nell’inno al Purusa del Rgveda, il corpo mostruoso della demonessa Tiamat nell’Enuma Elis, la morte di Gayomard nella mitologia iranica, il mito prometeico narrato da Esiodo, l’uccisione di Remo da parte del fratello Romolo, ecc. Perfino filosofie che nell’odierna e distorta percezione New Age non si penserebbe di ricondurre a tale matrice sono impregnate nel profondo dall’ archetipo sacrificale. Nel suo profondissimo saggio sullo Yoga, ad esempio, Mircea Eliade poneva ad origine di tale disciplina proprio la progressiva interiorizzazione del sacrificio rituale.  Nel libro di Albrile, la dinamica sacrificale si allarga dalle cosmogonie antiche alla storia contemporanea, lambendo gli anni del Terrorismo nero, del delitto Moro, della P2. La dottrina del sacrificio e della sua azione pratica divengono centrali, ad esempio, nel Gruppo dei Dioscuri di Julius Evola, ideologo di una sorta di ‘aristocrazia guerriera’ improntata a un razzismo non più biologico ma spirituale. Le nuove mitologie (che sono poi mitologie vecchie e talora decrepite) create trasversalmente dalla cultura di destra come da quella di sinistra si uniscono nel negare ogni più serio riferimento a un proletariato culturale ormai privato di una sua identità profonda. La destra esoterica e la società consumistica e turbocapitalistica attuali si combattono più verbalmente che nella realtà, avendo bisogno entrambe di una massa ineducata cui dare in pasto il proprio polpettone New Age. Annota Albrile: > “Anni fa i più disperati figli del nulla si davano al terrorismo; oggi si > lasciano affascinare magari dalle filosofie finto-mistiche o finto-orientali > oppure approdano a un satanismo non meno da baraccone. Purtroppo, anche molti > nuovi adepti del ‘mistero Graal’ appartengono a queste super nutrite ed extra > accessoriate schiere di occidentali che brancolano cercando qualcosa, ma senza > sapere né che cosa cercano né come cercarlo”.  Nell’affilata polemica di Albrile a farne le spese sono anche grandi nomi istituzionalizzati come l’Italo Calvino del Cavaliere Inesistente e l’Umberto Eco del Pendolo di Foucault, le cui operazioni parodistiche sono in realtà politicamente indirizzate. Esse “inglobano, rovesciandone il segno, le moderne riletture sincretistico-occultistiche del mito”, conducendole al punto estremo di non-ritorno.  In questo densissimo excursus che spazia dall’antichità alla saga del Graal, dai Templari alle neo mitologie sacrificali della modernità (o postmodernità), le dinamiche di autoconservazione e perpetuazione del potere paiono essere sempre le stesse, oltre le forme storiche e i singoli governi.  > “L’inganno sta all’origine: la trasformazione dell’intento iniziale in una > strategia predatoria”. In uno scenario tanto cupo si innescano le nuove teorie del complotto, a loro modo consolatorie nel fornire una spiegazione anche all’irrazionale e all’aleatorio. Con tutto quel che ne consegue e con la profonda ambivalenza se non ambiguità dell’idea stessa di complottismo. Complottismo può essere così il cumulo delle teorie più improbabili e inverificabili messe in circolo ad arte per depistare da uno sforzo conoscitivo vero come la macrocategoria di comodo in cui si relega ogni dissenso nei confronti dell’ordine egemone in un dato momento. Partendo dai Rosacroce, dalla Massoneria, dalle teorie di Cadet de Gassicourt sulla Rivoluzione Francese come complotto neotemplare (e di Barruel come complotto massonico), Albrile tocca poi la questione degli Illuminati di Adam Weishaupt e ravvisa in essi la nascita del complottismo moderno. La storia dei secoli passati e quella contemporanea si riannodano a conferma di come fenomeni all’apparenza inediti trovino la loro scaturigine in pensieri e in circostanze remote e solo inabissate carsicamente. > “Se gli Ismailiti Assassini furono strumento nella strategia politica di > Crociati e Templari nel sopprimere Corrado di Monferrato, così ai giorni > nostri le cerchie criminali sono spesso funzionali al potere e alle sue trame > cospirative”.  Nella lettura di queste pagine così argomentate e insieme così cupe sembra di imbattersi nel trionfo di un nichilismo ammantato da potere statale o da potere religioso: nella costruzione storica del Cristianesimo a opera di Costantino la morte trova la sua ragione di esistere a scapito dell’originario insegnamento di Gesù. Ci è impossibile uscire dalla Caverna platonica e la nostra misera conoscenza è limitata a poche pallide ombre; queste finzioni scambiate per realtà sono il limite gnoseologico che ci è assegnato. In parallelo, su un piano non più strettamente conoscitivo e metafisico, nella realtà contingente siamo ingabbiati in una ulteriore carcere, l’impossibilità di fuoriuscire dal Leviatano di un potere ormai sempre più onnipervasivo.  Vorrei chiudere questo excursus con un ricordo personale. Conobbi Albrile nella lontana estate del 1999 nell’antro librario torinese di Giorgio Hillel Millerba, indimenticabile essere umano e libraio che mi sono sforzato di rievocare in un precedente articolo. Nella botteguccia stipata all’inverosimile nascevano con apparente casualità le discussioni più strane ed estemporanee. Imbattutomi in non so più quale libro di Heidegger, lanciai un commento che anziché cadere nel vuoto fu subito ripreso da un signore che si trovava nella libreria. Fu l’inizio di una dissertazione vertiginosa in cui quel signore, Ezio Albrile appunto, ricondusse implacabilmente ogni tematizzazione di Heidegger a una radice gnostica flagrante e inequivocabile, il tutto con un dispendio di erudizione e di potenza speculativa che mi davano la misura dello studioso anche senza averne ancora letto una sola pagina.  Nello sfacelo culturale e umano del presente mi è di qualche consolazione sapere che esistono ancora figure isolate come Albrile che proprio dalla loro solitudine intellettuale attingono le risorse di un pensiero non incanalato e non canalizzabile nelle forme del potere . Alessio Magaddino *In copertina: Albrecht Dürer, “Apocalypsis cum figuris. Giovanni che divora il libro”  L'articolo “L’inganno sta all’origine”. Su complottismo, esoterismi New Age e altre disastrose amenità  proviene da Pangea.
March 9, 2026 / Pangea
“E gli angeli del cielo discesero sulla terra”. Esasperato esoterismo: intorno all’“Oahspe”, una nuova bibbia
Il libro fu presentato il 20 ottobre del 1882, al civico 128 della trentaquattresima strada, New York. Era la casa di un dentista, John Ballou Newbrough; il secondo nome, Ballou, gli era stato dato in memoria di Hosea Ballou, il teologo della chiesa universalista. Newbrough era nato il 5 giugno del 1828 in Ohio, nella fattoria di famiglia; il padre, William, era un uomo duro: sfamava i sei figli con i frutti della sua terra. Abile coltivatore, faceva scoccare la cinghia sul corpo di John per sedarne le ‘visioni’: il ragazzino era dotato del dono della profezia. Si dice avesse fatto fortuna in California, setacciando oro, poco più che ventenne. Aveva studiato al Cincinnati Dental College: lo zio dirigeva un manicomio, la madre, di origine svizzera, aveva un cuore trepidante, propenso al fervore mistico.  Ma torniamo all’ottobre del 1882. Il libro aveva un titolo-totem, allo stesso tempo enigmatico e astruso, Oahspe: nel glossario annesso al tomo, l’autore spiegava che il neologismo voleva dire “Cielo, terra (corpo) e spirito. Il tutto; la somma della sapienza corporale e spirituale”. Il tutto – e il nulla.  Il sottotitolo dell’Oahspe amplificava le nebbie. Il libro era presentato come “una Nuova Bibbia” che divulgava le “Parole di Jehovih e dei suoi Angeli Ambasciatori”. Era lì squadernata – così sproloquiava il titolo –: “La sacra storia del dominio degli esseri celesti e inferi sulla terra da ventiquattromila anni con una sinossi della cosmogonia dell’universo, la creazione dei pianeti, la creazione dell’uomo, parole inaudite intorno alla gloria e all’opera degli dei e delle dee degli eterei cieli con i nuovi comandamenti di Jehovih all’uomo…”. Il libro era stampato a New York e a Londra da una fantomatica Oahspe Publishing Association.  Non era il primo libro pubblicato da John Newbrough. Nel 1855 aveva provato – con poco successo – il romanzo: The Lady of the West, or the Gold Seekers narrava una storia d’amore all’epoca della corsa all’ora. Era tornato quell’anno negli States dopo aver viaggiato per il globo; l’amore con Rachel Turnbull, la sorella del suo socio in affari, durò un ventennio, per l’arco di tre figli. John, che aveva aperto uno studio dentistico e New York, finì per invaghirsi della sua assistente, Frances, di trent’anni più giovane, da cui ebbe una figlia, Jone ‘Justine’: la moglie lo cacciò di casa. Era un uomo di genio, che deteneva diversi brevetti: uno di questi, per un fissante per denti molto più economica di quello in vogo, lo fece scontrare con un colosso, la Goodyear Rubber Co. Inventò un ventilatore, un attrezzo per esercizi ginnici, un mezzo ferroviario, un metodo per costruire denti artificiali. Non è raro, negli States, che una mente ‘scientifica’ si associ all’eccedenza mistica.  Quanto all’Oahspe, aveva cominciato a redigerlo nel 1880, ascoltando le ‘voci’, secondo i criteri della scrittura automatica. Così, in una lettera spedita nel 1883 al direttore della rivista spiritualista “Banner of Light”, spiegò l’evento: > “Implorai la luce del Cielo. Non volevo più comunicare con amici o parenti, > desideravo imparare qualcosa del mondo spirituale, cosa facessero gli angeli, > quale fosse il destino dell’universo… Mi fu detto di procurarmi una macchina > per scrivere, di scrivere come se suonassi un pianoforte. Mi applicai per > imparare, con scarso successo… Una mattina, una luce colpì le mie mani, gli > angeli che fino a quel momento avevano cercato di istruirmi si avvicinarono > alla macchina scrivendo con grande vigore per circa quindici minuti. Mi fu > imposto di non leggere ciò che era scritto, obbedii con riverenza. La mattina > dopo, poco prima dell’alba, lo stesso potere tornò e scrisse, di nuovo… Per > cinquanta settimane le cose accaddero in questo modo, ogni mattina, mezz’ora > prima dell’alba. Poi tutto finì e mi fu detto di pubblicare il libro chiamato > ‘Oahspe’”.  Il libro era costellato da geroglifici, opera dell’autore – o meglio, degli autoritari autori del testo – ad amplificare l’astrale stranezza di quel linguaggio ignoto. La “Nuova Bibbia” procedeva per novecento pagine, suddivisa in diversi libri: in uno di questi, First Book of God, si parla di “una generazione di Luce scaturita da Zarathustra”, che avrebbe dato vita all’impero cinese, deviando dagli insegnamenti del creatore: “Ad Han fu chiesto: Un uomo non deve adorare l’Invisibile? E lui rispose: Adorare una pietra è meglio, perché la vedi.  Han disse: Non adorate con le parole, ma con le opere; la preghiera non è che il grido della propria debolezza.  Se esiste una Luce invisibile, farà a suo modo: che senso ha pregare? Riti e cerimonie in Suo favore sono mania di folli. Riti e cerimonie per i nostri antenati sono scusabili. Le loro anime fluttuano, i riti le placano”.   Un giornalista del “New York Times” accorse all’evento. Scrisse che il “dottor Newbrough è uno spiritualista da circa dodici anni. Nativo dell’Ohio, pratica come dentista”. Scrisse di un uomo “dalla stazza imponente, con occhi scuri e penetranti, che si muove con peculiare lentezza”. All’evento erano convenute diverse persone. Il giornalista sfogliò una copia del libro: al Book of Jehovih segue il Book of Sethantes, il Book of Ah’shong, Son of Jehovih, il Book of Aph. La struttura dell’Oahspe è labirintica, spesso contraddittoria: al creatore assoluto – Jehovih, che è poi un modo per dire Jahvè o Geova – seguono, in gregarie dinastie, divinità minori, ‘cadute’, e cosmogonie in disastro. I libri di dottrina morale – Book of Judgment; Book of Discipline – che predicano un generico irenismo, una generica ‘ricerca interiore’, una super-religione che superi secolari dissidi, una ‘forma’ che sovrasti i formalismi rei di scisma e di guerre religiose, promuovendo una dieta ferrea, vegetariana, sono meno interessanti dei libri ‘mitologici’. In uno di questi, il Book of Saphah, si accenna a regni perduti – Pan, “un continente nell’Oceano Pacifico, sommerso circa 25mila anni fa” – e a linguaggi smarriti. Nella lingua dell’Oahspe la facoltà profetica, “la capacità di vedere o udire gli angeli”, si dice Su’is.  Il giornalista non virò dal vero: “A un osservatore, questa Bibbia pare una rivisitazione di testi indiani e fedi semitiche. Lo stile è in parte moderno in parte ancestrale, quasi che la Bibbia di Re Giacomo e quella cristiana si siano fuse nell’inglese dei nostri giorni”. Il pezzo uscì sul “NY Times” tra i fatti curiosi, in taglio basso; titolo: “Un volume ‘ispirato’ racconta 24mila anni di storia”.  Non è inutile ricordare che la Società Teosofica di Madame Blavatsky era nata proprio a New York qualche anno prima, nel 1875. Con qualche talento, John Newbrough aveva miniato il suo libro regolandosi sui testi gnostici, sui dialoghi buddisti, sul rigore assertivo della rivelazione coranica.  La “Nuova Bibbia” ebbe un suo, pur modesto, esito. Nel 1884 Newbrough, insieme a un facoltoso mecenate del New England, fondò una colonia a Las Cruces, nel New Mexico; gli si fecero attorno una ventina di accoliti. Edificarono scuole per i bambini orfani. Chi confida nell’Oahspe come testo chiave della propria ricerca interiore – Newbrough in questo è chiaro: il libro che gli è stato ‘rivelato’ deve essere ‘superato’ dalla singolare capacità di ciascuno – si chiama Faithist. Così è spiegato il neologismo nel glossario redatto da Newbrough: “Faithist è colui che ha fede in Jehovih, l’essere che è al di sopra e all’interno di ogni cosa; è colui che lavora per entrare in sintonia con Jehovih, operando per il bene del prossimo, sforzandosi di abbandonare l’egoismo”.  La comunità di Las Cruces, “Shalam Colony”, fu decimata da un’epidemia di influenza, nel 1891. Anche il maestro, Newbrough, morì, era il 22 aprile. Sporadici gruppi di Faithist nacquero nello Utah e in California, a Anaheim, in Colorado e in Oregon; alcuni si coalizzarono in Olanda e in Australia. Un “Circle of Jehovih’s Word” promuove ancora oggi l’Oahspe come testo per la liberazione interiore, con parole di fatua intensità: “L’Oahspe instilla insegnamenti che equilibrano il mondo visibile con quello invisibile, come la sapienza dei Nativi sul rispetto degli spiriti della terra, del cielo e delle acque. Insegna che la vita è interconnessa e che gli esseri umani hanno la responsabilità di vivere in pace tra loro e con il mondo che li circonda”. Dall’Oahspe hanno tratto un lezionario e un salterio che viene ‘pregato’ ogni giorno.  L’aspetto ‘etico’, tuttavia, è infimo rispetto a quello ‘visionario’, il più interessante dell’Oahspe. Più che alla Bibbia – di cui scimmiotta il ritmo – l’Oahspe, nei sui lati fecondi, rimanda a William Blake, ai canti persiani reinventati dagli orientalisti inglesi, è il preludio ai racconti magmatici di H.P. Lovecraft. Allo stesso modo, l’Oahspe fonde il talento ‘commerciale’ statunitense all’esotismo europeo, la chiromanzia e il brevetto, l’estremo razionalismo con l’assoluta irrazionalità, Edgar Allan Poe e l’esotismo di Jean-Léon Gérôme. Per queste ragioni, l’Oahspe, testo che altrimenti fluttua tra la dimenticanza e l’oblio, affascinò un poeta come David Gascoyne, che ne disse come del “Libro più stupefacente mai scritto in inglese” (in: D. Gascoyne, Selected Prose 1934-1996, Enitharmon, 1998). L’esagerazione era appropriata al suo carattere ‘apocalittico’: sodale – per un po’ – dei Surrealisti, seguace di Benjamin Fondane – a cui faceva filosofiche visite notturne – era ritenuto un redivivo Rimbaud e aveva tradotto, a tradimento, Friedrich Hölderlin. Usava l’Oahspe come oppiaceo lirico, per galvanizzare i suoi versi, tra l’altro bellissimi – per un po’, si credette investito di un compito messianico, per un po’ lo reclusero al Whitecroft Hospital, sull’Isola di Wight, dopo l’ennesimo crollo mentale. Del dio, nel libro, il poeta riconobbe la carcassa: squittiva il vento in quell’ossario, faceva bei suoni, che inorgoglivano le orecchie, davano in sfoggio d’aquile. Era sufficiente.   *** Oahspe 1 Il Creatore, Jehovih, creò l’uomo e gli disse: Affinché tu sappia che opera della Mia mano sei, sapienza ti ho concesso e potere e dominio. Questa fu la prima era.  2 Ma l’uomo era fragile, camminava sul ventre e non capiva la voce dell’Assoluto. E Jehovih chiamò i suoi angeli, gli antichi della terra, e disse loro: Andate, sollevate l’uomo, che sia eretto, e consegnatelo al sapere.  3 E gli angeli discesero dal cielo alla terra e sollevarono l’uomo. E l’uomo errò sulla terra. Questa è detta seconda era.  4 Jehovih disse agli angeli che scortavano l’uomo: Ecco, l’uomo si è moltiplicato sulla terra. Radunate gli uomini, insegnate loro a vivere in città, a forgiare nazioni.  5 E gli angeli di Jehovih insegnarono ai popoli della terra a vivere insieme in città e nazioni. Questa è la terza era.  6 Fu in quel tempo che la Bestia (il sé) si impennò davanti all’uomo e gli parlò dicendo: Possiedi ciò che vuoi perché tutto è tuo e ti obbedisce.  7 E l’uomo obbedì alla Bestia e la guerra dilagò nel mondo. Questa è la quarta era.  8 Ma l’uomo ammaccato nel cuore si ammalò e reclamò la Bestia e gli disse: Tu hai detto: Possiedi ciò che vuoi perché tutto è tuo e ti obbedisce. Ora, guerra e morte mi accerchiano. Ti prego, insegnami la pace! 9 Ma la Bestia disse: Non a portare la pace sulla terra sono venuto, ma a portare la spada. Sono venuto a mettere discordia tra il figlio e suo padre, tra la figlia e sua madre. Qualunque cosa tu vuoi per cibo, prendila, sfamati, che sia carne o pesce, non pensare al domani.  10 E l’uomo mangiò carne e fu carnivoro e l’oscurità lo avvolse: non udì più la voce di Jehovih e smise di credere in Lui. Questa è la quinta era.  11 E la Bestia spalancò le sue quattro enormi teste e fu padrona della terra. E l’uomo si prostrò, e l’uomo si mise in adorazione.  12 E i nomi delle quattro teste della Bestia erano: Bramino, Buddista, Cristiano, Musulmano. E si divisero la terra, la spartirono fra loro e scelsero eserciti per mantenere le proprie proprietà.  13 I Bramini avevano sette milioni di soldati, i Buddisti venti milioni, i Cristiani sette milioni, i Musulmani due milioni – loro mestiere era uccidere gli uomini. E l’uomo dedicò parte della vita alla guerra e alla proliferazione di eserciti e l’altra parte alla dissolutezza – era schiavo della Bestia. Questa fu la sesta era.  14 Jehovih disse all’uomo desisti dal male, ma l’uomo non lo ascoltava. L’astuzia della Bestia aveva trasformato la carne dell’uomo e la sua anima si era nascosta in una nube – l’uomo amava il peccato.  15 Jehovih allora chiamò i suoi angeli e disse: Scendete ancora sulla terra, dall’uomo, che ho creato perché dalla sua terra traesse godimento e dite all’uomo: Così dice Jehovih: 16 la settima era è prossima. Il tuo Creatore comanda la conversione: da uomo carnivoro e violenta diventa erbivoro, vivi in pace. Le quattro teste della Bestia saranno eliminate, la guerra sedata 17 i tuoi eserciti saranno sciolti e da quel momento non esisterà più la guerra perché questo comanda il tuo Creatore.  18 Non avrai alcun Dio né Signore né Salvatore oltre a Jehovih, colui che ti ha creato! Adorerai soltanto lui, di ora in ora, da ora e per sempre. Io precedo le mie creazioni, sono autosufficiente 19 e a tutti quelli che si separano dal dominio della Bestia, stipulando patti con me, darà il mio regno 20 e costoro saranno detti eletti: il patto e le opere li faranno miei sulla terra, Fedeli saranno chiamati, 21 ma chi ha stipulato patti con la Bestia, sarà chiamato Uziano che significa distruttore. E d’ora in poi ci saranno due categorie di genti sulla terra: Fedeli e Uziani.  22 E gli angeli del cielo discesero sulla terra, apparvero all’uomo, a centinaia, a centinaia di migliaia, e parlarono come parla un uomo, e scrissero come scrive un uomo, insegnando le parole dette da Jehovih.  23 E nel trentesimo anno, gli Ambasciatori delle angeliche schiere rivelarono all’uomo, nel nome di Jehovih, i Suoi regni celesti; resero note le Sue superbe creazioni per la resurrezione dei popoli della terra.  24 Oahspe, immacolato libro, insegna ai mortali come ascoltare la voce del Creatore e vedere i Suoi cieli, nella consapevolezza, mentre sono ancora vivi; che conoscano il luogo e la condizione che li attende dopo la morte.  25 Né tali rivelazioni dell’Oahspe sono del tutto nuove ai mortali: le stesse cose sono state rivelate a molti che vivono a grande distanza l’uno dall’altro, privi di contatti tra loro.  26 Poiché questa luce è onnicomprensiva, abbraccia cose corporee e spirituali, ed è chiamata era del Kosmon. Poiché si riferisce alla terra, al cielo e allo spirito si chiama Oahspe.  * Libro di Osiris, Figlio di Jehovih 1 E ora giunse Osiride, Figlio di Jehovih. A lui, sul suo trono a Lowtsin, nell’etereo mondo, dove il suo regno per centomila anni aveva illuminato molte stelle corporee, giunse la Voce, Jehovih il Grande, lo Spirito di ogni cosa, e disse: 2 Osiride! Osiride: Figlio mio, lascia gli immortali mondi, artiglia la peritura terra nel tuo volo obliquo; e proclama, con lo scettro levato, te stesso, l’Uno, il Dio che comanda. Come un padre indulgente cammina accanto al figlio, guardandolo con tenerezza e offrendogli i suoi consigli, così io, tramite i miei Dèi e i miei Capi, ho persuaso la rossa stella per molte migliaia di anni. Ma come un padre saggio si rivolge al figlio reietto, ormai in età, e gli ordina cosa deve o non deve fare, così io, tramite te, devoto figlio, stendo la mano sulla terra e sui suoi cieli.  3 Giace sepolta nell’abisso, resa all’anarchia, manovrata da falsi dèi e falsi principi, che devastano con la guerra i suoi cieli e riversano sul suo suolo milioni di spiriti della tenebra, che soltanto il crimine sazia. Come tronchi alla deriva su un oceano che ribolle, così gli spiriti dei morti si levano dalla terra al cielo per essere nuovamente precipitati.  […] 9 Come una stella si nutre del mutare delle stagioni, così Jehovih guidò l’orda dei suoi Serpenti per conferire agli eterei regni una vita infinita, che sappiano la gioia del mutamento, la gloria dello spirito.  […] 11 …Ecco, la razza dei Ghan, pianificata da Jehovih fin dalla fondazione del mondo, ora si erge trionfante sulla terra.  12 Non come agnelli sono i Ghan, ma indomiti leoni, nati per la conquista, con seme di sapienza che ragiona e disarticoli ogni cosa, che ha fede e potenza – ma non pone fiducia in Jehovih. Come un uomo che ha due figli, il primo vuoto di passioni, esangue, l’altro incessante in malizia, desideroso di delitti, delirante in distruzione, così sono I’hin e Ghan. Quando muoiono, gli I’hin vanno come agnelli là dove gli è ordinato; i Ghan, ancora pieni di ira, si ostinano a deridere ogni potere. Anime ben forgiate, maestose a vedersi, tornano sulla terra e fondano un regno celeste nell’oscurità – vendetta trama nei loro atti.  13 Con fragore distruggono i deboli regni dei Signori, li spogliano dei loro sudditi, proclamano il cielo in terra. Per questo, le sventurate anime dei cieli inferiori, sedotte, fuggono la resurrezione per tornare dai mortali, e vengono fissati in feri, chiusi a ogni luce.  14 E i mortali si abbandonarono a compiere la volontà degli spiriti delle tenebre, facendo desolazione della festa.  * Libro della Disciplina Discorso di Dio sull’amore 1 E verranno a chiederti: Cosa ci dici di chi è sposato e ha figli? Ameranno forse costoro così tanto la comunità e il regno di Jehovih da mettere da parte il loro amore filiale, affidando i loro figli a qualcun altro, giorno e notte? 2 Tu risponderai loro: No, in pienezza il loro amore si manifesta nei piccoli. E lo testimonia chi ha figli quando adotta un trovatello o un orfano, inglobandolo nella famiglia, senza parzialità. Questo è il più alto carisma dell’uomo: essere imparziale nell’amare.  3 Non per limitare l’amore ma per moltiplicarlo, come fa Dio, che abbraccia tutte le genti; così i vari membri della fraternità lavoreranno con Dio e i suoi santi angeli, per gloria di Jehovih.  *In copertina: uno dei disegni che costellano Oahspe L'articolo “E gli angeli del cielo discesero sulla terra”. Esasperato esoterismo: intorno all’“Oahspe”, una nuova bibbia  proviene da Pangea.
August 4, 2025 / Pangea