Secondo un’inchiesta della trasmissione di Rai3, la holding di Zuckerberg
avrebbe favorito tramite filtri e raccolte dati la destra antieuropeista. Nel
mirino torna anche il Garante della Privacy, che si sarebbe prodigato per
evitare una maxi sanzione alla big tech. E intanto la politica si muove
Interferenze nelle ultime elezioni politiche del 2022 e nelle regionali
successive, che avrebbero favorito la destra antieuropeista. Sono le accuse nei
confronti di Meta contenute nell’inchiesta di Report, andata in onda su Rai3. La
trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci torna ad occuparsi anche del Garante
della Privacy, raccontando come i membri del collegio dell’Autorità si siano
adoperati per bloccare una maxi-multa al colosso americano, forse anche per
evitare che le attività nei confronti degli utenti di Facebook e Instagram
venissero alla luce.
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Inchiesta di Report dal minuto 34 la parte che riguarda Meta.
Report spiega che il dipartimento tecnico del Garante, apprese le notizie sulle
interferenze di Meta, chiede un blocco urgente, ma “Scorza e Ghiglia frenano,
invitando ad attendere le autorità europee”. A metà 2023, in occasione delle
elezioni regionali, i tecnici riescono a far emanare un provvedimento d’urgenza
che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi. E propongono una multa da
75 milioni, ma, nonostante la multa venga abbassata a 25 milioni, sia Scorza che
Ghiglia votano contro il provvedimento.
La posizione del colosso Usa, rileva la trasmissione, sarebbe aggravata
dall’utilizzo distorto di un filtro, introdotto nel 2021 per limitare la
visibilità dei contenuti politici. Secondo un’analisi condotta da un gruppo
interno di tecnici del Pd, questa attività avrebbe favorito esclusivamente le
posizioni della destra antieuropeista.
E tanto per non farsi mancare nulla, un esperimento su quasi cinquemila utenti
reali ha misurato l'effetto dell'algoritmo di X sulle opinioni politiche.
L'algoritmo di X sposta gli utenti a destra.
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Tag - Garante della privacy
Lo stop richiesto dal Garante irlandese dopo la denuncia di una associazione
Meta non lancerà per il momento i suoi modelli di Intelligenza artificiale in
Europa dopo che l'autorità irlandese di regolamentazione della privacy ha
chiesto di ritardare il suo piano per usare i dati degli utenti di Facebook e
Instagram.
La mossa del colosso tecnologico è arrivata dopo le denunce e un appello del
gruppo 'Noyb' alle autorità per la protezione dei dati di Austria, Belgio,
Francia, Germania, Grecia, Italia, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia e
Spagna ad agire contro l'azienda.
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La Commissione europea ha violato le norme sulla protezione dei dati personali
per le istituzioni, il Gdpr, usando Microsoft 365. Lo ha fatto sapere il Garante
europeo per la protezione dei dati, a seguito di un’indagine aperta
sull’esecutivo europeo, che ha evidenziato come la Commissione non sia stata in
grado assicurare un livello adeguato di protezione ai dati trasferiti fuori
dall’Unione europea o dallo Spazio economico europeo.
Secondo il Garante, Wojciech Wiewiórowski, la Commissione ha infranto diverse
disposizioni del regolamento 1725 del 2018, relativo alla protezione dei dati
raccolti e trattati all’interno delle istituzioni, degli organi, degli uffici e
delle agenzie dell’Unione. Una violazione che ha origine dallo stesso contratto
stipulato tra Microsoft e l’esecutivo, nel quale l’istituzione ha mancato di
specificare quali dati siano raccolti e a quale scopo quando si utilizza
Microsoft 365, che comprende World, Excel, PowerPoint, Outlook e altri
applicativi.
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