Come sta andando la costruzione di nuovi datacenter di dimensioni gigantesche (i
cosidetti Hyperscale), senza i quali, ci raccontano, non ci sarà sviluppo
tecnologico nei prossimi anni? Come reagiscono le persone a questa nuova corsa
alla costruzione di datacenter? e qual'è l'impatto socio-ambientale dei piani
delle grandi aziende tech appoggiate dagli Stati?
Naturalmente il sottotesto è che senza questi nuovi data center lo sviluppo
dell'AI non sarà possibile e saremo tutte sottomesse alle bigh tech USA o
cinesi.
Facciamo una breve panoramica segnalando una serie di recenti articoli,
interviste e statistiche.
COMINCIAMO DALL'ITALIA.
In Italia i data center sono circa 270, concentrati principalmente nella
provincia di Milano (99) e nella provincia di Roma (28). Nelle intenzioni di
governo e attori privati si stima che se ne vogliano costruire altri 83 nei
prossimi anni.
Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato le indicazioni operative in cui vengono
definiti tempi più rapidi per ottenere le autorizzazioni, iter burocratici
semplificati e messa in funzione agevolata attraverso strumenti temporanei. Con
questi tre elementi, le indicazioni operative mostrano il chiaro intento del
governo di accelerare l’approvazione e la costruzione di data center sul
territorio italiano per trasformare l'Italia nell'HUB del mediterraneo.
Natrualmente come spesso capita in questi casi la norma va a discapito dei
controlli sull'impatto socio-ambientale.
Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, negli ultimi tre
anni sono stati investiti nel settore dei data center oltre 7 miliardi. Da qui
al 2028 la cifra potrebbe triplicare.
A maggio, la regione [Lombardia è stata la prima in Italia ad approvare una
legge dedicata]() a queste infrastrutture, nonostante le proteste di
Legambiente, Cgil e diversi rappresentanti istituzionali o della società civile
di comuni della città metropolitana.
Nel frattempo sono aumentate le proteste in vari comuni della città
metropolitana milanese e in PIemonte.
* Il caso più discusso è Apto Campus a Lacchiarella, dentro il Parco Agricolo
Sud Milano. Il progetto complessivo riguarda un'area di 700.000 metri
quadrati, di cui 228.000 destinati al sito specifico sotto esame. È ancora in
fase di valutazione ed è il bersaglio diretto della protesta di luglio.
* A poca distanza, tra Opera, Locate di Triulzi e Pieve Emanuele, Edge ConneX
propone un impianto da 30.000 metri quadrati con un edificio alto 18 metri.
* Il progetto di dimensioni economiche più rilevanti è quello di Amazon Data
Services Italia a Zibido San Giacomo: un edificio principale di circa 203 per
68 metri
* Nel quadrante sud, un progetto identificato con la sigla K2 a Badile viene
descritto dalle fonti locali solo come iniziativa di "una multinazionale",
senza che il nome del promotore sia stato reso pubblico. Le dimensioni non
sono note
* A Siziano, in provincia di Pavia, STACK Infrastructure, gruppo controllato da
IPI Partners che ha rilevato il sito ex Supernap Italia nel 2021-22
* A Vimercate si è formato il comitato spontaneo “Ferma Ecomostro” e a Bornasco
le “Sentinelle del Territorio” denunciano un modello industriale estrattivo,
fondato su infrastrutture mastodontiche che consumano suolo agricolo e
risorse idriche garantendo un’occupazione irrisoria.
* A Bollate il circolo locale di Legambiente ha presentato ricorso al Tar
contro un progetto su 12 ettari di area verde
* A Settimo Torinese le proteste attaccano il campus Microsoft da 1 GW. La
comunità residente denuncia il pericolo di colonialismo energetico legato a
rincari previsti del 12% sulle bollette locali.
* A Travagliato, nella sera del 22 luglio, oltre 300 persone hanno manifestato
dentro e fuori le aule del consiglio comunale interrompendo la seduta tre
volte per chiedere spiegazioni sul progetto.
CHE SUCCEDE NEGLI USA
Una mappa delle proteste e dei siti che presentano criticità per la costruzione
di nuovi data center la trovate nel sito di Erin Bronchovich: Data Center AI &
Le nostre comunità. Bronchovich è la donna nota per la causa intentata contro la
Pacific Gas & Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente delle
acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. Vinse la causa.
La sua ultima iniziativa a protezione dell'ambiente e dei diritti dei cittadini
si chiama "Brockovich AI Data Center Reporting", si tratta di un progetto per
mappare le costruzioni di data center negli Stati Uniti e l'impatto che questi
hanno sull'ambiente e sulla vita della popolazione circostante. Il progetto
raccoglie le segnalazioni di nuovi progetti di costruzione di Data-center o di
impatti negativi sulla popolazione di Data-center esistenti.
Ma le proteste contro i data center, le contestazioni e gli attacchi verso
tecnomiliardari come Eric Schmidt e Sam Altman, le pressioni su politici locali
e la definizione di un esteso bacino di dissenso trasversale alle identità
politiche, stanno allarmando le agenzie repressive, a partire dallo U.S. Capitol
Police Intelligence Services Bureau. Ne ha fatto un approfondimento Radio
Backout che potete ascoltare in una nostra pillola
E NEL RESTO D'EUROPA CHE SUCCEDE?
L'Irlanda pur di diventare un HUB europeo per i data center, oltre a detassare
gli investimenti delle Big Tech, ha sacrificato a questo altare i suoi obiettivi
climatici. I data Center consumano circa il 20% dell'energia elettrica totale.
Ma la situazione è cambiata ultimamente: le proteste sono cresciute anche in
Irlanda (e non solo) costringendo il governo a dei cambiamenti nelle norme per
la costruzione di nuovi impianti. In ogni caso molti grandi attori, comprese le
Big Tech, stanno progettando di spostare in altri paesi europei la costruzione
di nuovi data center.
In Gran Bretagna Lo scorso febbraio le strade di Londra sono state attraversate
dalla “March against the machine” davanti agli uffici di OpenAI, di Meta e di
Google. La manifestazione ha denunciato che la proliferazione dei data center
(circa 450) sta mettendo a rischio gli obiettivi climatici britannici.
L’autorità britannica di regolamentazione dell’energia ha ricevuto 140 richieste
di allaccio, per un totale di 50 gigawatt. Il picco del Paese, l’11 febbraio
2026, arrivava a 45.
In Spagna, a settembre 2025 c’è stata la prima grande manifestazione a Saragozza
contro il consumo idrico degli impianti, il perno della battaglia contro i data
center in Spagna. A questo proposito, potete ascoltare l'intervista a Tu Nube
Seca Mi Rio nella puntata del 27 luglio 2026 di Le Dita nella Presa che spiega
in maniera chiara come vanno le cose in Spagna, i siti critici e le motivazioni
della protesta, con focus particolare sulla situazione di Talavera de la Reina.
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Infine nei Paesi Bassi le proteste hanno portato all’occupazione del tetto del
data center di Microsoft a Middenmeer. I manifestanti hanno contestato anche, in
questo caso, l’utilizzo a scopi militari delle intelligenze artificiali.
LE MOTIVAZIONI DELLE PROTESTE
I punti critici individuati dalle proteste sono comuni in tutti i luoghi in cui
queste sono iniziate.
Uno dei più importante elementi di criticità è il consumo di suolo. Secondo i
comitati, Le istituzioni locali accettano oneri urbanistici milionari e
scelgono, pur di fare cassa, di sacrificare importanti risorse ecologiche.
Inoltre la cementificazione che questi giganti
Le comunità residenti denunciano il pericolo di colonialismo energetico legato a
rincari previsti sulle bollette locali. A Settimo Torinese sono previsti aumenti
del 12%.
Il consumo di energia elettrica è un altro importante tema. Oltre all'aumento
del consumo di energia generalizzato sui territori nazionali, di per se già un
problema, la concentrazione di data crenter in località ritenute favorevoli da
parte delle aziende comporta uno squilibrio importante. L'esempio dell'Irlanda
ci viene di nuovo in aiuto: i data center nel 2024 sono arrivati a consumare più
del 20% dell'energia prodotta.
C'è poi il tema delle fonti di energia. Molto spesso il sistema dei certificati
non è altro che un trucco per poter utilizzare energia prodotta da fonti
fossili, aumentando la produzione di CO2e. Ce lo spiega molto bene Giovanna
Sissa, nel suo libro "Le emissioni segrete, l'impatto ambientale dell'universo
digitale".
Il consumo di acqua è un altro tema molto importante. Come sappiamo i data
center producono molto calore, che deve essere raffreddata pena il cattivo
funzionamento dei server contenuti nei data center (non dimentichiamolo: il
cloud non è altro che il computer di qualun altro). Per farlo ci sono due
strade: o si utilizza altra energia elettrica, aumentandone così il consumo,
oppure si devono utilizzare grandissime quantità di acqua.
Un caso esemplificativo, ma non l'unico, è quello della contea di Newton negli
USA, con una popolazione di circa 120mila persone. I pozzi locali sono stati
danneggiati. Il costo dell’acqua comunale è salito alle stelle. Nei prossimi due
anni le tariffe idriche sono destinate ad aumentare del 33%. Più del tipico
aumento annuale del 2%. E la situazione è diventata così grave che la contea di
Newton è sulla buona strada per entrare in deficit idrico entro il 2030. Se
l’ente idrico locale non riuscisse a potenziare le proprie strutture, i
residenti potrebbero essere costretti a razionare l’acqua. Il tutto per via
della presenza di un data center di Meta.
Infine ci sono alcune domande che in pochi fanno. Abbiamo veramente bisogno di
questi data center? abbiamo veramente bisogno di tutti questi dati? abbiamo
veramente bisogno di Intelligenze Artificiali generaliste? Il prezzo che
paghiamo ha un contraltare che fa bene all'umanità? Ma naturalmente si tratta di
domande che sono utili anche ad altre questioni che il capitalismo della
sorveglianza impone.
STATISTICHE
Ci sono alcune statistiche che danno forza alle motivazioni della protesta. Il
Rapporto ONU, L’intelligenza artificiale consuma come la Francia e inquinerà
come il Regno Unito è uno di questi. Se i data center del mondo fossero
considerati uno Stato, già oggi consumerebbero la stessa energia della Francia.
Entro il 2030, inquinerebbero quanto il Regno Unito. Due dati che esprimono le
dimensioni degli impatti ambientali dell’intelligenza Artificiale sul pianeta.
C'è poii un articolo interessante di Hannah Ritchie, pubblicato online su
OurWorldinData.org, che si legge molto agevolmente e consente di confrontare
velocemente le linee di tendenza. Quanta energia utilizzano i data center e
l’intelligenza artificiale?.
Se poi volete leggere o ascoltare le pillole che trattano l'argomento, qui c'è
una raccolta
Tag - UE
Il Parlamento europeo lascia passare il #ChatControl 1.0 nonostante una
maggioranza abbia votato contro (314:276) – consentendo la scansione di massa
delle chat private fino al 2028. Le vittime mettono in guardia
Oggi il Parlamento europeo ha approvato la scansione di massa senza sospetto
delle comunicazioni private (“Chat Control 1.0”), una misura che aveva respinto
due volte a marzo. Sebbene la maggioranza dei deputati europei votanti si fosse
effettivamente opposta al regolamento ( 314 contrari, 276 favorevoli, 17
astensioni ), la mozione di rigetto non ha ottenuto la maggioranza assoluta di
361 voti necessaria. Di conseguenza, la scansione di massa è ora nuovamente
consentita fino al 2028.
È stata adottata un’esenzione simbolica per le comunicazioni crittografate,
sebbene in pratica i fornitori di servizi non le analizzino comunque. Inoltre,
sebbene la maggioranza degli eurodeputati votanti volesse limitare l’analisi
delle comunicazioni private esclusivamente ai sospettati identificati dalla
magistratura ( 322 voti contro 255 ), anche questo emendamento non ha raggiunto
la maggioranza assoluta richiesta.
leggi l'articolo
Leggi anche l'articolo di MIrella Castigli
La corte europea conferma la stangata del 2018. E un tribunale svedese ne
aggiunge un'altra per danni a Klarna
[...]
La vera mazzata per l’azienda di Mountain View, però, arriva dalla Corte di
Giustizia Europea. Nella giornata di ieri, infatti, i giudici hanno respinto
l’appello di Google in merito a un provvedimento della Commissione Europea del
2018, che aveva condannato l’azienda per le pratiche anti-concorrenziali sul suo
sistema operativo per smartphone Android. Qui le cose si fanno più complicate.
Le accuse, infatti, riguardano le condizioni imposte da Google ai produttori di
smartphone che utilizzano Android.
Secondo la Commissione Europea l’azienda avrebbe imposto ai produttori una serie
di vincoli per garantirsi notevoli vantaggi sugli eventuali concorrenti. Tra
questi gli accordi di distribuzione, che imponevano ai produttori di dispositivi
mobili di preinstallare l’app di ricerca Google Search e il browser Chrome sui
dispositivi come condizione per poter ottenere la licenza per utilizzare il suo
app store ufficiale Play Store.
Leggi su il Manifesto
La Corte Suprema Usa ha stabilito che la Federal Trade Commission non può più
essere protetta come autorità indipendente dal potere del presidente. Allarme di
noyb, mentre Bruxelles valuterà l’impatto sul Data Privacy Framework. Ecco cosa
sapere, per Dpo e Ciso.
Il caso Trump v. Slaughter, deciso dalla Corte Suprema il 29 giugno 2026,
riguarda il potere del presidente americano di rimuovere i commissari della Ftc.
La Corte ha ritenuto incostituzionali le protezioni che limitavano la rimozione
dei commissari ai soli casi di inefficienza, negligenza o cattiva condotta.
L’effetto giuridico è rilevante: la Ftc, finora qualificata come agenzia
indipendente, viene ricondotta più direttamente al controllo dell’esecutivo.
Per il Data Privacy Framework il problema è operativo prima ancora che teorico.
La Ftc è uno degli attori centrali dell’enforcement commerciale del quadro
Ue-Usa: interviene quando un’organizzazione statunitense certificata promette di
rispettare i principi del framework ma non lo fa. La decisione europea di
adeguatezza del 10 luglio 2023 si fonda anche sull’esistenza di meccanismi di
controllo, enforcement e ricorso considerati sufficienti a garantire una
protezione sostanzialmente equivalente a quella europea. Se uno di questi
presidi perde il requisito dell’indipendenza, si apre un tema di tenuta
giuridica dell’intero impianto.
Il centro europeo per i diritti digitali noyb, guidato da Max Schrems, ha
chiesto alla Commissione europea di avviare un’uscita ordinata dal Data Privacy
Framework. Nella lettera inviata a Bruxelles il 30 giugno 2026, l’organizzazione
sostiene che la Commissione abbia fatto affidamento sulla Ftc come equivalente
funzionale di un’autorità indipendente di controllo e che la sentenza americana
renda questo presupposto molto più fragile.
Leggi l'articolo
A dieci anni dall’entrata in vigore, una semplificazione dei GDPR è più che
auspicabile, ma non certamente quella del Digital Omnibus così come si sta
svelando, scollegata dall’esperienza degli operatori e sbilanciata in favore
degli interessi delle Big Tech
A dieci anni dall’entrata in vigore del GDPR, è bene chiedersi come sia stato
applicato, come abbia inciso sui modelli organizzativi, sulle responsabilità dei
soggetti coinvolti, che passi avanti abbia consentito di fare in termini di
cultura della protezione e valorizzazione del dato personale.
Indice degli argomenti
* Un decennio di GDPR: qualche chiave di lettura
* In pratica: abiti su misura e scelte di buona norma
* Lato Autorità: alcune sanzioni irrogate
* Il DPO: alleato, ma non tutto fare
* Verso una semplificazione? Sì, ma non con questo Digital Omnibus
Leggi l'articolo
Altri articoli sull'argomento da Pillole di Inforrmazione digitale
Esplode lo scandalo su "Pressure Cooker", la gigantesca quantità di dati anche
sensibili che Europol, l'agenzia di polizia europea, avrebbe raccolto e
conservato illecitamente su milioni di persone per anni
Tre attivissime testate di giornalismo d’inchiesta, Correctiv, Wearesolomon e
Computer Weekly, hanno scoperto che l’Europol, l’ente che coordina le polizie
del vecchio continente, ha creato e gestito per anni piattaforme segrete piene
di dati. Dati che non dovevano essere raccolti. Su milioni di persone. Qualsiasi
persona, anche le più lontane dalle inchieste giudiziarie. Dati che non
avrebbero dovuto raccogliere, né conservare. Dati che l’Europol ha gestito
“illegalmente”, che ha detto e ripetuto di non aver raccolto. Ed ancora non si è
capito se della vicenda si possa parlare al passato.
L’inchiesta delle tre testate è stata minuziosa, si è avvalsa della richiesta di
poter visionare i pochi documenti ufficiali accessibili, si è basata – molto,
moltissimo – sui documenti, le email “riservate” che sono state fatte arrivare
alle redazioni. Si è basata sulle “confessioni” di diversi ex dirigenti
dell’Europol, che hanno scelto di restare anonimi ma tutte ampiamente
verificate.
Leggi l'articolo su "Il Manifesto"
Con l’approvazione della direttiva “Omnibus I” il 13 novembre, il parlamento
europeo ha dato il via libera al primo “pacchetto” di “semplificazioni”, misure
che riducono gli standard di tutela ambientale per le imprese che operano nel
mercato unico, voluto dalla commissione von der Leyen.[1] . Nel linguaggio
dell’esecutivo UE, “semplificazione” è un eufemismo che nasconde un
indebolimento delle tutele per i cittadini, in particolare in tema di protezione
dell’ambiente (pacchetto Omnibus I – appena approvato), di uso dei dati
nell’economia digitale e di investimenti nella tecnologia militare
(rispettivamente i pacchetti Omnibus IV[2] e V[3], in via di approvazione).
Questo articolo si concentra sulle norme che riguardano il digitale, cioè
l’Omnibus IV e, soprattutto, la proposta di regolamento “Digital Omnibus”
pubblicata in versione finale il 19 novembre e che inizia ora l’iter di
discussione.[4] Entrambi mirano a “semplificare” le regole sull’uso dei dati
personali da parte delle aziende del digitale, in particolare quelle che
sviluppano modelli di intelligenza artificiale (IA), con interventi diretti sul
testo del Regolamento generale per la protezione dei dati personali (GDPR). Non
è un dettaglio irrilevante, come vedremo, che il GDPR abbia trovato estesa
applicazione nei confronti dei pochi colossi statunitensi che controllano il
mercato digitale europeo.
Leggi l'articolo sul sito de Il Forum Disuguaglianze e Diversità o ForumDD
leggi l'articolo "Digital Omnibus: il nodo della definizione di dato personale"
sul sito Altalex
Nella puntata 16 di EM interviste a Guarascio, autore del libro Imperialismo
digitale, Borghi sul Digital Omnibus e a un attivista del collettivo Bida.
Dario Guarascio presenta il suo nuovo libro Imperialismo digitale (Laterza),
un’analisi lucida del potere delle Big Tech e del nuovo intreccio tra finanza,
tecnologia e guerra. Un viaggio dentro il "complesso militare-digitale" che sta
ridefinendo gli equilibri globali tra Stati Uniti e Cina.
Intervista a Maurizio Borghi (29:20), codirettore del "Centro Nexa su Internet e
Società", sul Digital Omnibus e sui rischi di una nuova "austerity dei diritti
digitali" in Europa. Un confronto critico sulle modifiche al GDPR, tra
competitività, IA e tutela dei diritti fondamentali.
Intervista ad un attivista del collettivo Bida (53:19), realtà che da oltre
dieci anni costruisce infrastrutture digitali autonome come alternativa concreta
alle piattaforme delle Big Tech. Parliamo di autogestione tecnologica,
mutualismo e pratiche di liberazione digitale, tra server cifrati, Mastodon,
Matrix e PeerTube.
Ascolta sul sito di Radio Onda Rossa
Sono sempre più le prove che mostrano che i Social Media sono progettati per
dare dipendenza. Da quanto emerge da diverse fonti, non si tratta di un effetto
collaterale, ma di un obbiettivo da raggiungere per fare in modo che gli utenti
passino più tempo possibile interagendo con le piattaforme, così da consegnare
un numero sempre crescente di dati e metadati alle varie piattaforme di social.
Il caso più evidente è quello messo in mostra dall'organizzazione no-profit USA
"The Tech Oversight Project". L'organizzazoine ha pubblicato un rapporto che
mette in luce i documenti, desecretati recentemente, relativi ai processi sulla
dipendenza dai social media del 2026. I documenti forniscono prove schiaccianti
del fatto che Meta, Google, Snap e TikTok hanno progettato intenzionalmente i
loro prodotti social per creare dipendenza tra bambini e adolescenti, senza
riguardo per i danni noti al loro benessere, e di come questa dipendenza di
massa tra i giovani fosse fondamentale per i modelli di business delle aziende.
Se siete curiosi potete leggere i molti documenti interni nella pagina del
rapporto. E' una lettura, semplice e molto istruttiva.
Dal canto suo l'Unione Europea ha pubblicato un comunicato stampa in cui si da
notizia di una indagine preliminare che proverebbe che TikTok esporrebbe adulti
e minori a dipendendenza e comportamenti compulsivi.
Il riferimento è allo scorrimento infinito, la riproduzione automatica
automatica dei video, le notifiche push e il sistema di raccomandazione
altamente personalizzato. Tutte funzionalità presenti in praticamente tutti i
Social Media commerciali.
Vedremo come andrà a finire
Le richieste assurde di Musk ad OpenAI mostrano che il business dell'IA potrebbe
essere più fragile di quanto sembra; una puntata in cui tutto sembra girare
intorno ai voleri delle grandi aziende statunitensi, dagli emendamenti europei
al GDPR a... la violazione del copyright?
Elon Musk cerca di destabilizzare OpenAI - rivale della sua xAI - tramite una
richiesta di fondi smisurata. Non è detto che ci riuscirà, ma è un altro dato
che ci conferma che le dinamiche azionarie prevalgono sulla reale capacità di
queste aziende di fare profitti tramite la cosiddetta Intelligenza Artificiale.
Anna's Archive incassa alcuni provvedimenti contrari: viene tolto il suo dominio
dal DNS, e viene ordinata la cancellazione dei dati provenienti da WorldCat.
Cogliamo l'occasione per fare qualche riflessione sull'uso di Anna's Archive da
parte delle Big Tech nel contesto della configurazione degli LLM.
Nell'Unione Europea, il Digital Omnibus si dimostra sempre più un provvedimento
a misura di grandi aziende, con molti provvedimenti frutto del lavoro di
lobbying. In contemporanea, la Francia spinge la commissione europea a ricercare
soluzioni open source per sviluppare soluzioni tecnologiche che non dipendano
dagli Stati Uniti.
Notiziole:
* In California una nuova legge sulla privacy rende più facile cancellare i
dati presenti e futuri.
* I tagli di Trump portano la CBS (corporation finanziata dal pubblico che
raccoglieva le emittenti radio e tv pubbliche) all'autoscioglimento.
* Il Vietnam vieta gli spot non-skippabili più lunghi di 5 secondi
* Nell'Idaho, USA, una legge per cercare nuove materie prime nel sottosuolo
include una lunga lista di minerali, tra cui alcuni inesistenti
* Nel North Dakota, USA, il servizio meteorologico sperimenta l'uso di
Intelligenza Artificiale, e si ritrova con le previsioni per città che non
esistono
* Roblox prova ad usare un sistema automatico per verificare l'età dell*
utenti, ma il sistema fallisce in un gran numero di modi
Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa