Per quanto corrotta e stupida la corte, i cantori non mancano mai. Ho letto con
una certa fatica una breve intervista sul Sole24Ore a firma di Roberto Manzocco,
segnalatami dall'implacabile Daniele.
Inizialmente avevo desistito, non tanto perché avevo 32 gradi in casa, ma per
l'incipit:
> I dati personali sono il nuovo petrolio.
Che è sempre stata una stronzata sesquipedale, ma nella mia ingenuità pensavo
che dopo dopo dieci anni che ne parliamo e che tutti vedono con i loro occhi che
interessi serve, pensavo fosse almeno passata silenziosamente nel dimenticatoio
degli AI bro.
E invece no, perché arriva il fenomeno che si mette a fare discorsi come se
fossimo a Dicembre 2022, avessero lanciato chatGPT ieri, e non ci avessero già
strinato i cabbasisi a suon di puttanate.
Parliamo del prof. Stefan Lorenz Sorgner, filosofo transumanista che insegna
alla John Cabot University a Roma.
Come già Cesare ragazzi, anche Sorgner ha avuto un'idea meravigliosa: i problemi
dell'Europa derivano dal fatto che non fa come gli USA e la Cina.
Ascoltate il podcast
o leggete la trascrizione
Tag - GDPR
La Corte Suprema Usa ha stabilito che la Federal Trade Commission non può più
essere protetta come autorità indipendente dal potere del presidente. Allarme di
noyb, mentre Bruxelles valuterà l’impatto sul Data Privacy Framework. Ecco cosa
sapere, per Dpo e Ciso.
Il caso Trump v. Slaughter, deciso dalla Corte Suprema il 29 giugno 2026,
riguarda il potere del presidente americano di rimuovere i commissari della Ftc.
La Corte ha ritenuto incostituzionali le protezioni che limitavano la rimozione
dei commissari ai soli casi di inefficienza, negligenza o cattiva condotta.
L’effetto giuridico è rilevante: la Ftc, finora qualificata come agenzia
indipendente, viene ricondotta più direttamente al controllo dell’esecutivo.
Per il Data Privacy Framework il problema è operativo prima ancora che teorico.
La Ftc è uno degli attori centrali dell’enforcement commerciale del quadro
Ue-Usa: interviene quando un’organizzazione statunitense certificata promette di
rispettare i principi del framework ma non lo fa. La decisione europea di
adeguatezza del 10 luglio 2023 si fonda anche sull’esistenza di meccanismi di
controllo, enforcement e ricorso considerati sufficienti a garantire una
protezione sostanzialmente equivalente a quella europea. Se uno di questi
presidi perde il requisito dell’indipendenza, si apre un tema di tenuta
giuridica dell’intero impianto.
Il centro europeo per i diritti digitali noyb, guidato da Max Schrems, ha
chiesto alla Commissione europea di avviare un’uscita ordinata dal Data Privacy
Framework. Nella lettera inviata a Bruxelles il 30 giugno 2026, l’organizzazione
sostiene che la Commissione abbia fatto affidamento sulla Ftc come equivalente
funzionale di un’autorità indipendente di controllo e che la sentenza americana
renda questo presupposto molto più fragile.
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A dieci anni dall’entrata in vigore, una semplificazione dei GDPR è più che
auspicabile, ma non certamente quella del Digital Omnibus così come si sta
svelando, scollegata dall’esperienza degli operatori e sbilanciata in favore
degli interessi delle Big Tech
A dieci anni dall’entrata in vigore del GDPR, è bene chiedersi come sia stato
applicato, come abbia inciso sui modelli organizzativi, sulle responsabilità dei
soggetti coinvolti, che passi avanti abbia consentito di fare in termini di
cultura della protezione e valorizzazione del dato personale.
Indice degli argomenti
* Un decennio di GDPR: qualche chiave di lettura
* In pratica: abiti su misura e scelte di buona norma
* Lato Autorità: alcune sanzioni irrogate
* Il DPO: alleato, ma non tutto fare
* Verso una semplificazione? Sì, ma non con questo Digital Omnibus
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Altri articoli sull'argomento da Pillole di Inforrmazione digitale
Con l’approvazione della direttiva “Omnibus I” il 13 novembre, il parlamento
europeo ha dato il via libera al primo “pacchetto” di “semplificazioni”, misure
che riducono gli standard di tutela ambientale per le imprese che operano nel
mercato unico, voluto dalla commissione von der Leyen.[1] . Nel linguaggio
dell’esecutivo UE, “semplificazione” è un eufemismo che nasconde un
indebolimento delle tutele per i cittadini, in particolare in tema di protezione
dell’ambiente (pacchetto Omnibus I – appena approvato), di uso dei dati
nell’economia digitale e di investimenti nella tecnologia militare
(rispettivamente i pacchetti Omnibus IV[2] e V[3], in via di approvazione).
Questo articolo si concentra sulle norme che riguardano il digitale, cioè
l’Omnibus IV e, soprattutto, la proposta di regolamento “Digital Omnibus”
pubblicata in versione finale il 19 novembre e che inizia ora l’iter di
discussione.[4] Entrambi mirano a “semplificare” le regole sull’uso dei dati
personali da parte delle aziende del digitale, in particolare quelle che
sviluppano modelli di intelligenza artificiale (IA), con interventi diretti sul
testo del Regolamento generale per la protezione dei dati personali (GDPR). Non
è un dettaglio irrilevante, come vedremo, che il GDPR abbia trovato estesa
applicazione nei confronti dei pochi colossi statunitensi che controllano il
mercato digitale europeo.
Leggi l'articolo sul sito de Il Forum Disuguaglianze e Diversità o ForumDD
leggi l'articolo "Digital Omnibus: il nodo della definizione di dato personale"
sul sito Altalex
Nella puntata di domenenica 17 novembre intervistiamo Antonio Casilli sul lavoro
nascosto e senza diritti che fa funzionare l'Intelligenza Artificiale; di questi
temi parleremo meglio Giovedì 20 al Forte Prenestino con la proiezione di In the
belly of AI. Segnaliamo alcune iniziative, poi le notiziole: l'Unione Europea
attacca il GDPR per favorire le grandi imprese dell'IA; Google censura video che
documentano il genocidio in Palestina: quali alternative?
Nella lunga intervista con Antonio Casilli, professore ordinario all'Istituto
Politecnico di Parigi e cofondatore del DiPLab, abbiamo parlato del rapporto tra
Intelligenza Artificiale e lavoro: la quantità di lavoro diminuisce a causa
dell'intelligenza artificiale? quali sono i nuovi lavori che crea? come si
situano nella società le data workers, ovvero le persone che fanno questi
lavori? come è strutturata la divisione (internazionale) del lavoro che fa
funzionare l'intelligenza artificiale? è vero che sostituisce il lavoro umano?
Per approfondire questi sono alcuni siti di lavoratori che si organizzano
menzionati durante la trasmissione:
* https://data-workers.org/
* https://datalabelers.org/
* https://turkopticon.net/
* https://www.alphabetworkersunion.org/
Inoltre:
* L'approfondimento di Entropia Massima, sempre con Antonio Casilli
* L'approfondimento di StakkaStakka di Luglio 2024, sempre con Antonio Casilli
Tra le iniziative:
* lo Scanlendario 2026 a sostegno di Gazaweb
* 27 Novembre, alle cagne sciolte, presentazione del libro "Server donne" di
Marzia Vaccari (Agenzia X, 2025)
Ascolta la puntata intera o l'audio dei singoli temi trattati sul sito di Radio
Onda Rossa
Come gradualmente trapelato negli ultimi giorni da vari organi di informazione,
la Commissione UE ha segretamente messo in moto una riforma potenzialmente
massiccia del GDPR.
Se le bozze interne diventassero realtà, ciò avrebbe un impatto significativo
sul diritto fondamentale delle persone alla privacy e alla protezione dei dati.
La riforma farebbe parte del cosiddetto "Digital Omnibus", che avrebbe dovuto
apportare solo adeguamenti mirati per semplificare la conformità per le imprese.
Ora la Commissione propone di modificare elementi fondamentali come la
definizione di "dati personali" e tutti i diritti degli interessati previsti dal
GDPR. La bozza trapelata suggerisce anche di dare alle aziende di IA (come
Google, Meta o OpenAI) un assegno in bianco per risucchiare i dati personali
degli europei. Inoltre, la protezione speciale dei dati sensibili, come quelli
relativi alla salute, alle opinioni politiche o all'orientamento sessuale,
verrebbe significativamente ridotta. Verrebbe inoltre consentito l'accesso
remoto ai dati personali su PC o smartphone senza il consenso dell'utente.
Molti elementi della riforma prevista ribalterebbero la giurisprudenza della
CGUE, violerebbero le convenzioni europee e la Carta europea dei diritti
fondamentali. Se questa bozza estrema diventerà la posizione ufficiale della
Commissione europea, sarà chiaro solo il 19 novembre, quando il "Digital
Omnibus" sarà presentato ufficialmente. Schrems: "Si tratterebbe di un massiccio
declassamento della privacy degli europei, dieci anni dopo l'adozione del GDPR."
Per quasi tutta la giornata di lunedì 14 ottobre, grossi problemi con il cloud
di Amazon, cioè Amazon Web Services, hanno bloccato tanti servizi nel mondo,
anche in Italia. Ma attenzione: la causa del down è negli Usa, non in Europa. E
allora smettiamola di parlare a vanvera di sovranità digitale europea e italiana
e cominciamo a farla sul serio
In Italia per quasi un giorno intero – almeno secondo Downdetector come
riportato ma molti giornali – ci sono stati forti disservizi in Fastweb,
Vodafone, TIM, Wind, Iliad, CoopVoce, OpenFiber, e in Agenzia delle Entrate,
Poste Italiane, Intesa San Paolo.
Il guasto ha interessato la regione US-EAST-1, con datacenter in Virginia, Stati
Uniti. E allora perché sono andati offline servizi pubblici come l'Agenzia delle
Entrate o Poste? In sostanza: cosa ci fanno i dati e i programmi del Ministero
delle Entrate e di Poste Italiane in Virginia (USA)? Alla faccia della sovranità
digitale!
Leggi l'articolo di Vannini oppure ascolta il suo podcast
Il garante della privacy austriaco ha accertato la violazione del GDPR di
Microsoft 365 Education perché raccoglie i dati degli studenti senza consenso.
La decisione arriva in seguito alla denuncia presentata l’anno scorso da noyb,
organizzazione non-profit guidata dal noto avvocato Max Schrems, in merito alla
raccolta dei dati degli studenti che hanno usato la suite Microsoft 365
Education.
TRACCIAMENTO ILLEGALE E ACCESSO NEGATO
L’organizzazione aveva presentato due denunce per conto di due clienti
all’inizio di giugno 2024. Il garante della privacy austriaco ha pubblicato la
decisione su una delle due, confermando quando ipotizzato da noyb. Microsoft 365
Education è la suite utilizzata nelle scuole. Invece di rispondere alle
richieste di accesso ai dati, l’azienda di Redmond ha comunicato che gli utenti
devono rivolgersi agli istituti scolastici che, ovviamente, non possono fornire
le informazioni conservate sui server di Microsoft.
Un avvocato di noyb ha evidenziato che l’azienda di Redmond scarica le
responsabilità alla scuole e alle autorità nazionali. Il garante della privacy
austriaco ha accertato tre violazioni del GDPR. Microsoft 365 Education ha
utilizzato cookie di tracciamento senza consenso, quindi in maniera illegale.
Microsoft deve ora cancellare i dati personali in questione.
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Il Garante della privacy ha emesso un provvedimento per bloccare il trattamento
dei dati personali degli utenti italiani da parte della società titolare
dell’app Clothoff: permetteva a chiunque di creare nudi deepfake, anche a
contenuto pornografico, a partire da foto di persone reali.
La decisione del Garante
Con il provvedimento del primo ottobre 2025 il Garante "ha disposto, in via
d’urgenza e con effetto immediato, la limitazione provvisoria del trattamento
dei dati personali degli utenti italiani nei confronti di una società, con sede
nelle Isole Vergini Britanniche, che gestisce l’app Clothoff".
La limitazione provvisoria al trattamento dei dati degli utenti italiani – si
legge nel provvedimento – durerà il tempo necessario al Garante per lo
svolgimento dell'istruttoria avviata nei confronti della società titolare di
Clothoff.
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Una settimana di sentenze per il mondo della silicon valley, tanto in Europa
quanto negli Usa. Nonostante Google prenda una multa da quasi 3 miliardi di
dollari per abuso di posizione dominante, non si può lamentare: il "rischio"
antitrust è scongiurato, e l'Unione Europea si mostra più tenera del solito.
Infatti nonostante negli Usa Google sia riconosciuto come monopolista nel
settore delle ricerche sul Web, il giudice ha valutato di dare dei rimedi
estremamente blandi, molto lontani da quelli paventati. Ricordiamo che si era
parlato addirittura di obbligare Google a vendere Chrome.
Anche nell'Ue i giudici sono clementi. Il caso Latombe, che poteva diventare una
sorta di Schrems III, non c'è stato: la corte ha dichiarato che il Data
Protection Framework è valido, e che quindi la cessione di dati di cittadini Ue
ad aziende Usa è legale. È un grosso passo indietro nel braccio di ferro interno
all'unione europea tra organismi che spingevano per questa soluzione (la
Commissione) e altri che andavano in senso opposto (la Corte di Giustizia).
Difficile pensare che i recenti accordi sui dazi non c'entrino nulla.
Ascolta l'audio sul sito di Radio Onda Rossa