Quasi 40 GW richiesti a Terna nella sola Lombardia per nuovi data center. La
Regione prepara una legge, ma cresce la protesta sui territori
Il 12 maggio la Regione Lombardia avrebbe dovuto approvare i progetti di legge
Pdl 150 e Pdl 123 sui data center. Le norme serviranno a regolare quella che,
secondo associazioni, sindacati e consiglieri d’opposizione, è la nuova corsa
all’oro del territorio: l’installazione di strutture, sempre più grandi, per
ospitare i server che servono a far funzionare l’intelligenza artificiale. La
decisione però è slittata al prossimo 26 maggio, su richiesta di numerosi
sindaci.
Mentre in Consiglio era in atto la discussione, all’ombra del Pirellone una rete
eterogenea manifestava le sue preoccupazioni. C’erano Legambiente, la Cgil e
diversi rappresentanti istituzionali o della società civile di comuni della
città metropolitana. Tra i timori dei dimostranti c’è soprattutto il fatto che,
in assenza di un quadro chiaro definito a livello nazionale, la norma regionale
serva solo ad accelerare i tempi di approvazione di progetti dei giganti del
tech e dell’immobiliare, senza tutelare abbastanza la cittadinanza. Tema ripreso
dai consiglieri d’opposizione. «Siamo di fronte a una brutta legge, scritta
dalle lobby», ha denunciato Onorio Rosati di Alleanza Verdi Sinistra.
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Tag - data center
Dopo vari attacchi ai grandi centri di elaborazione dati fondamentali per lo
sviluppo dell'intelligenza artificiale, si sta pensando a come proteggerli
La guerra in Medio Oriente è iniziata in un momento delicato per i paesi del
Golfo, impegnati da anni in una corsa alla costruzione di grandi data center per
lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI). Arabia Saudita ed Emirati Arabi
Uniti si erano proposti come centri regionali per il settore, attirando
investimenti miliardari da aziende come Nvidia, Amazon e Microsoft, grazie alla
loro posizione geografica – tra Europa, Asia e Africa – e al basso costo
dell’energia. Nel giro di poche settimane, la guerra ha messo tutto in
discussione.
Ai primi di marzo il regime iraniano cominciò a rispondere agli attacchi di
Stati Uniti e Israele colpendo proprio i paesi del Golfo, tra i principali
alleati statunitensi nella regione. In particolare, l’Iran attaccò tre data
center, negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, di proprietà di Amazon Web
Services, la divisione di Amazon che si occupa di cloud, ovvero di sistemi di
archiviazione esterna che consentono di accedere a file o servizi via internet.
Nei giorni successivi un attacco statunitense colpì un data center di Bank
Sepah, la principale banca iraniana
Nel giro di pochi giorni, i data center si sono ritrovati al centro della
guerra. Da allora il settore tecnologico si è messo in cerca di soluzioni per
proteggere i data center, specie nelle zone di guerra.
leggi quali soluzioni son allo studio
Apriamo commentando l'articolo del Tempo che alimenta lo spauracchio delle
tecnologie alternative ed autogestite usate dai pericolosi cyberattivisti, e
arriva a scomodare persino i remailer, tecnologia che avevamo dimenticato
perfino noi. Facciamocela raccontare.
Parlando di cose serie, l'Europa ha secretato i dati sui data center con il
pretesto di tutelare i segreti commerciali.
Torniamo su un argomento che abbiamo toccato anche qualche puntata fa, ovvero le
importanti sentenze contro Meta e Youtube. Oggi diamo conto di un articolo
pubblicato da Valigia Blu che, riprendendo articoli di altri analisti, critica
la sentenza e gli effetti che produrrà. L'argomentazione non ci convince, ma ne
diamo comunque lettura perché ci dà lo spunto per alcune riflessioni.
Infine le iniziative.
Martedì 21 aprile a Vivero, a Roma, Palestra digitale , dalle 18,30.
“Impariamo insieme a usare strumenti e alternative che non alimentano sistemi di
controllo, guerra e sorveglianza”. Un laboratorio pratico organizzato con Avana
e il gruppo di ricerca C.I.R.C.E., da Rotta Genuina e Vivèro, per rimettere le
mani sul digitale e sperimentare alternative concrete alle piattaforme delle Big
Tech.
Ascolta la puntata nel sito di Radio Ondarossa