Si chiama “Digital Vault Sulcis” e vale 1,49 miliardi di euro. È il nuovo
progetto per la costruzione di un data center in Sardegna, che verrebbe
realizzato dalla società svizzera Energy Vault. L’azienda ha chiesto al governo
il riconoscimento di interesse strategico nazionale per l’opera, arrivato ieri,
4 agosto, dal Consiglio dei Ministri. L’infrastruttura sorgerebbe nell’ex
miniera di carbone di Monte Sinni, a Nuraxi Figus, e promette di riqualificare
l’area e il personale. Una volta a pieno regime, dovrebbe dedicare 100 MW
all’intelligenza artificiale e alle tecnologie cloud e di calcolo ad alte
prestazioni. L’opera arriva in un territorio già interessato da numerosi
interventi giudicati strategici dal governo italiano, contro i quali si è
sollevata un’ampia fetta della popolazione sarda. Insieme a questo progetto, il
governo ha riconosciuto l’interesse strategico nazionale anche a un data center
che verrebbe costruito nel milanese e prevedrebbe un investimento di 5,3
miliardi di euro.
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Leggi l'articolo per avere una visione d'insieme della situazione delle proteste
e dei piani di costruzione di nuovi datacenter in tutto il mondo
Tag - data center
Come sta andando la costruzione di nuovi datacenter di dimensioni gigantesche (i
cosidetti Hyperscale), senza i quali, ci raccontano, non ci sarà sviluppo
tecnologico nei prossimi anni? Come reagiscono le persone a questa nuova corsa
alla costruzione di datacenter? e qual'è l'impatto socio-ambientale dei piani
delle grandi aziende tech appoggiate dagli Stati?
Naturalmente il sottotesto è che senza questi nuovi data center lo sviluppo
dell'AI non sarà possibile e saremo tutte sottomesse alle bigh tech USA o
cinesi.
Facciamo una breve panoramica segnalando una serie di recenti articoli,
interviste e statistiche.
COMINCIAMO DALL'ITALIA.
In Italia i data center sono circa 270, concentrati principalmente nella
provincia di Milano (99) e nella provincia di Roma (28). Nelle intenzioni di
governo e attori privati si stima che se ne vogliano costruire altri 83 nei
prossimi anni.
Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato le indicazioni operative in cui vengono
definiti tempi più rapidi per ottenere le autorizzazioni, iter burocratici
semplificati e messa in funzione agevolata attraverso strumenti temporanei. Con
questi tre elementi, le indicazioni operative mostrano il chiaro intento del
governo di accelerare l’approvazione e la costruzione di data center sul
territorio italiano per trasformare l'Italia nell'HUB del mediterraneo.
Natrualmente come spesso capita in questi casi la norma va a discapito dei
controlli sull'impatto socio-ambientale.
Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, negli ultimi tre
anni sono stati investiti nel settore dei data center oltre 7 miliardi. Da qui
al 2028 la cifra potrebbe triplicare.
A maggio, la regione [Lombardia è stata la prima in Italia ad approvare una
legge dedicata]() a queste infrastrutture, nonostante le proteste di
Legambiente, Cgil e diversi rappresentanti istituzionali o della società civile
di comuni della città metropolitana.
Nel frattempo sono aumentate le proteste in vari comuni della città
metropolitana milanese e in PIemonte.
* Il caso più discusso è Apto Campus a Lacchiarella, dentro il Parco Agricolo
Sud Milano. Il progetto complessivo riguarda un'area di 700.000 metri
quadrati, di cui 228.000 destinati al sito specifico sotto esame. È ancora in
fase di valutazione ed è il bersaglio diretto della protesta di luglio.
* A poca distanza, tra Opera, Locate di Triulzi e Pieve Emanuele, Edge ConneX
propone un impianto da 30.000 metri quadrati con un edificio alto 18 metri.
* Il progetto di dimensioni economiche più rilevanti è quello di Amazon Data
Services Italia a Zibido San Giacomo: un edificio principale di circa 203 per
68 metri
* Nel quadrante sud, un progetto identificato con la sigla K2 a Badile viene
descritto dalle fonti locali solo come iniziativa di "una multinazionale",
senza che il nome del promotore sia stato reso pubblico. Le dimensioni non
sono note
* A Siziano, in provincia di Pavia, STACK Infrastructure, gruppo controllato da
IPI Partners che ha rilevato il sito ex Supernap Italia nel 2021-22
* A Vimercate si è formato il comitato spontaneo “Ferma Ecomostro” e a Bornasco
le “Sentinelle del Territorio” denunciano un modello industriale estrattivo,
fondato su infrastrutture mastodontiche che consumano suolo agricolo e
risorse idriche garantendo un’occupazione irrisoria.
* A Bollate il circolo locale di Legambiente ha presentato ricorso al Tar
contro un progetto su 12 ettari di area verde
* A Settimo Torinese le proteste attaccano il campus Microsoft da 1 GW. La
comunità residente denuncia il pericolo di colonialismo energetico legato a
rincari previsti del 12% sulle bollette locali.
* A Travagliato, nella sera del 22 luglio, oltre 300 persone hanno manifestato
dentro e fuori le aule del consiglio comunale interrompendo la seduta tre
volte per chiedere spiegazioni sul progetto.
CHE SUCCEDE NEGLI USA
Una mappa delle proteste e dei siti che presentano criticità per la costruzione
di nuovi data center la trovate nel sito di Erin Bronchovich: Data Center AI &
Le nostre comunità. Bronchovich è la donna nota per la causa intentata contro la
Pacific Gas & Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente delle
acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. Vinse la causa.
La sua ultima iniziativa a protezione dell'ambiente e dei diritti dei cittadini
si chiama "Brockovich AI Data Center Reporting", si tratta di un progetto per
mappare le costruzioni di data center negli Stati Uniti e l'impatto che questi
hanno sull'ambiente e sulla vita della popolazione circostante. Il progetto
raccoglie le segnalazioni di nuovi progetti di costruzione di Data-center o di
impatti negativi sulla popolazione di Data-center esistenti.
Ma le proteste contro i data center, le contestazioni e gli attacchi verso
tecnomiliardari come Eric Schmidt e Sam Altman, le pressioni su politici locali
e la definizione di un esteso bacino di dissenso trasversale alle identità
politiche, stanno allarmando le agenzie repressive, a partire dallo U.S. Capitol
Police Intelligence Services Bureau. Ne ha fatto un approfondimento Radio
Backout che potete ascoltare in una nostra pillola
E NEL RESTO D'EUROPA CHE SUCCEDE?
L'Irlanda pur di diventare un HUB europeo per i data center, oltre a detassare
gli investimenti delle Big Tech, ha sacrificato a questo altare i suoi obiettivi
climatici. I data Center consumano circa il 20% dell'energia elettrica totale.
Ma la situazione è cambiata ultimamente: le proteste sono cresciute anche in
Irlanda (e non solo) costringendo il governo a dei cambiamenti nelle norme per
la costruzione di nuovi impianti. In ogni caso molti grandi attori, comprese le
Big Tech, stanno progettando di spostare in altri paesi europei la costruzione
di nuovi data center.
In Gran Bretagna Lo scorso febbraio le strade di Londra sono state attraversate
dalla “March against the machine” davanti agli uffici di OpenAI, di Meta e di
Google. La manifestazione ha denunciato che la proliferazione dei data center
(circa 450) sta mettendo a rischio gli obiettivi climatici britannici.
L’autorità britannica di regolamentazione dell’energia ha ricevuto 140 richieste
di allaccio, per un totale di 50 gigawatt. Il picco del Paese, l’11 febbraio
2026, arrivava a 45.
In Spagna, a settembre 2025 c’è stata la prima grande manifestazione a Saragozza
contro il consumo idrico degli impianti, il perno della battaglia contro i data
center in Spagna. A questo proposito, potete ascoltare l'intervista a Tu Nube
Seca Mi Rio nella puntata del 27 luglio 2026 di Le Dita nella Presa che spiega
in maniera chiara come vanno le cose in Spagna, i siti critici e le motivazioni
della protesta, con focus particolare sulla situazione di Talavera de la Reina.
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Infine nei Paesi Bassi le proteste hanno portato all’occupazione del tetto del
data center di Microsoft a Middenmeer. I manifestanti hanno contestato anche, in
questo caso, l’utilizzo a scopi militari delle intelligenze artificiali.
LE MOTIVAZIONI DELLE PROTESTE
I punti critici individuati dalle proteste sono comuni in tutti i luoghi in cui
queste sono iniziate.
Uno dei più importante elementi di criticità è il consumo di suolo. Secondo i
comitati, Le istituzioni locali accettano oneri urbanistici milionari e
scelgono, pur di fare cassa, di sacrificare importanti risorse ecologiche.
Inoltre la cementificazione che questi giganti
Le comunità residenti denunciano il pericolo di colonialismo energetico legato a
rincari previsti sulle bollette locali. A Settimo Torinese sono previsti aumenti
del 12%.
Il consumo di energia elettrica è un altro importante tema. Oltre all'aumento
del consumo di energia generalizzato sui territori nazionali, di per se già un
problema, la concentrazione di data crenter in località ritenute favorevoli da
parte delle aziende comporta uno squilibrio importante. L'esempio dell'Irlanda
ci viene di nuovo in aiuto: i data center nel 2024 sono arrivati a consumare più
del 20% dell'energia prodotta.
C'è poi il tema delle fonti di energia. Molto spesso il sistema dei certificati
non è altro che un trucco per poter utilizzare energia prodotta da fonti
fossili, aumentando la produzione di CO2e. Ce lo spiega molto bene Giovanna
Sissa, nel suo libro "Le emissioni segrete, l'impatto ambientale dell'universo
digitale".
Il consumo di acqua è un altro tema molto importante. Come sappiamo i data
center producono molto calore, che deve essere raffreddata pena il cattivo
funzionamento dei server contenuti nei data center (non dimentichiamolo: il
cloud non è altro che il computer di qualun altro). Per farlo ci sono due
strade: o si utilizza altra energia elettrica, aumentandone così il consumo,
oppure si devono utilizzare grandissime quantità di acqua.
Un caso esemplificativo, ma non l'unico, è quello della contea di Newton negli
USA, con una popolazione di circa 120mila persone. I pozzi locali sono stati
danneggiati. Il costo dell’acqua comunale è salito alle stelle. Nei prossimi due
anni le tariffe idriche sono destinate ad aumentare del 33%. Più del tipico
aumento annuale del 2%. E la situazione è diventata così grave che la contea di
Newton è sulla buona strada per entrare in deficit idrico entro il 2030. Se
l’ente idrico locale non riuscisse a potenziare le proprie strutture, i
residenti potrebbero essere costretti a razionare l’acqua. Il tutto per via
della presenza di un data center di Meta.
Infine ci sono alcune domande che in pochi fanno. Abbiamo veramente bisogno di
questi data center? abbiamo veramente bisogno di tutti questi dati? abbiamo
veramente bisogno di Intelligenze Artificiali generaliste? Il prezzo che
paghiamo ha un contraltare che fa bene all'umanità? Ma naturalmente si tratta di
domande che sono utili anche ad altre questioni che il capitalismo della
sorveglianza impone.
STATISTICHE
Ci sono alcune statistiche che danno forza alle motivazioni della protesta. Il
Rapporto ONU, L’intelligenza artificiale consuma come la Francia e inquinerà
come il Regno Unito è uno di questi. Se i data center del mondo fossero
considerati uno Stato, già oggi consumerebbero la stessa energia della Francia.
Entro il 2030, inquinerebbero quanto il Regno Unito. Due dati che esprimono le
dimensioni degli impatti ambientali dell’intelligenza Artificiale sul pianeta.
C'è poii un articolo interessante di Hannah Ritchie, pubblicato online su
OurWorldinData.org, che si legge molto agevolmente e consente di confrontare
velocemente le linee di tendenza. Quanta energia utilizzano i data center e
l’intelligenza artificiale?.
Se poi volete leggere o ascoltare le pillole che trattano l'argomento, qui c'è
una raccolta
I data center consumano circa l'1,5% dell'elettricità globale, ma la domanda è
molto geograficamente concentrata.
Nell'articolo di Hannah Ritchie, pubblicato online su OurWorldinData.org, fa
un'analisi, suffragata da molti dati, del consumo attuale di energia elettrica
sia da parte dei data center dedicati all'IA che quelli "normali". Nonostante la
difficoltà per quantificare questi consumi, ne viene fuori una fotografia
abbastanza chiara di quelli che sono i consumi di energia per l'addestramento e
per l'uso dell'IA generativa.
Quanta parte dell’elettricità mondiale viene utilizzata per i data center e
l’intelligenza artificiale?
Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), circa 485 terawattora
(TWh). Questo è equivalente alla generazione annuale di energia elettrica della
Germania.
Anche se l’1,5% dell’elettricità mondiale potrebbe non sembrare molto, bisogna
però tenere conto che in alcuni luoghi, la perentuale di energia usata è molto
più alta. In Europa, per esempio, il consumo dei data center è di circa l'1,6%.
Ma in Irlanda il consumo di elettricità dei data center è di circa il 20% del
totale.
Leggi l'articolo, arricchito da molti e chiari grafici, sul sito
OurWorldinData.org
Con il "Decreto Bollette", il governo ha definito i data center infrastrutture
strategiche nazionali, scavalcando i sindaci. Risultato? La Lombardia ospita
quasi il 65% della potenza nazionale dei server, e ben 40 dei 82 gigawatt
richiesti in tutta Italia sono concentrati solo nella Città Metropolitana di
Milano, che ha superato la densità energetica di Zurigo e Madrid. Rita
Cantalino, giornalista e attivista, ci racconta quanto già ora l'impatto sia
importante e il futuro che ci aspetta con la promessa di "Hub del Mediterraneo".
Piede Sinistro è un podcast di approfondimento, analisi e racconto di notizie,
attualità e non solo. Uno spazio che non punta a dare risposte, ma a fornire
chiavi di lettura e strumenti per affrontare la complessità del presente in
autonomia.
Ascolta il podcast
Quasi 40 GW richiesti a Terna nella sola Lombardia per nuovi data center. La
Regione prepara una legge, ma cresce la protesta sui territori
Il 12 maggio la Regione Lombardia avrebbe dovuto approvare i progetti di legge
Pdl 150 e Pdl 123 sui data center. Le norme serviranno a regolare quella che,
secondo associazioni, sindacati e consiglieri d’opposizione, è la nuova corsa
all’oro del territorio: l’installazione di strutture, sempre più grandi, per
ospitare i server che servono a far funzionare l’intelligenza artificiale. La
decisione però è slittata al prossimo 26 maggio, su richiesta di numerosi
sindaci.
Mentre in Consiglio era in atto la discussione, all’ombra del Pirellone una rete
eterogenea manifestava le sue preoccupazioni. C’erano Legambiente, la Cgil e
diversi rappresentanti istituzionali o della società civile di comuni della
città metropolitana. Tra i timori dei dimostranti c’è soprattutto il fatto che,
in assenza di un quadro chiaro definito a livello nazionale, la norma regionale
serva solo ad accelerare i tempi di approvazione di progetti dei giganti del
tech e dell’immobiliare, senza tutelare abbastanza la cittadinanza. Tema ripreso
dai consiglieri d’opposizione. «Siamo di fronte a una brutta legge, scritta
dalle lobby», ha denunciato Onorio Rosati di Alleanza Verdi Sinistra.
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Dopo vari attacchi ai grandi centri di elaborazione dati fondamentali per lo
sviluppo dell'intelligenza artificiale, si sta pensando a come proteggerli
La guerra in Medio Oriente è iniziata in un momento delicato per i paesi del
Golfo, impegnati da anni in una corsa alla costruzione di grandi data center per
lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI). Arabia Saudita ed Emirati Arabi
Uniti si erano proposti come centri regionali per il settore, attirando
investimenti miliardari da aziende come Nvidia, Amazon e Microsoft, grazie alla
loro posizione geografica – tra Europa, Asia e Africa – e al basso costo
dell’energia. Nel giro di poche settimane, la guerra ha messo tutto in
discussione.
Ai primi di marzo il regime iraniano cominciò a rispondere agli attacchi di
Stati Uniti e Israele colpendo proprio i paesi del Golfo, tra i principali
alleati statunitensi nella regione. In particolare, l’Iran attaccò tre data
center, negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, di proprietà di Amazon Web
Services, la divisione di Amazon che si occupa di cloud, ovvero di sistemi di
archiviazione esterna che consentono di accedere a file o servizi via internet.
Nei giorni successivi un attacco statunitense colpì un data center di Bank
Sepah, la principale banca iraniana
Nel giro di pochi giorni, i data center si sono ritrovati al centro della
guerra. Da allora il settore tecnologico si è messo in cerca di soluzioni per
proteggere i data center, specie nelle zone di guerra.
leggi quali soluzioni son allo studio
Apriamo commentando l'articolo del Tempo che alimenta lo spauracchio delle
tecnologie alternative ed autogestite usate dai pericolosi cyberattivisti, e
arriva a scomodare persino i remailer, tecnologia che avevamo dimenticato
perfino noi. Facciamocela raccontare.
Parlando di cose serie, l'Europa ha secretato i dati sui data center con il
pretesto di tutelare i segreti commerciali.
Torniamo su un argomento che abbiamo toccato anche qualche puntata fa, ovvero le
importanti sentenze contro Meta e Youtube. Oggi diamo conto di un articolo
pubblicato da Valigia Blu che, riprendendo articoli di altri analisti, critica
la sentenza e gli effetti che produrrà. L'argomentazione non ci convince, ma ne
diamo comunque lettura perché ci dà lo spunto per alcune riflessioni.
Infine le iniziative.
Martedì 21 aprile a Vivero, a Roma, Palestra digitale , dalle 18,30.
“Impariamo insieme a usare strumenti e alternative che non alimentano sistemi di
controllo, guerra e sorveglianza”. Un laboratorio pratico organizzato con Avana
e il gruppo di ricerca C.I.R.C.E., da Rotta Genuina e Vivèro, per rimettere le
mani sul digitale e sperimentare alternative concrete alle piattaforme delle Big
Tech.
Ascolta la puntata nel sito di Radio Ondarossa