Ve la ricordate Erin Bronkovich? E' la donna nota per la causa intentata contro
la Pacific Gas & Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente
delle acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. La vinse: il
colosso dell'energia è stato costretto a pagare il più grande risarcimento nella
storia degli Stati Uniti: 333 milioni di dollari. Poi ne fecero anche un film
con Julia Roberts.
La sua ultima iniziativa a protezione dell'ambiente e dei diritti dei cittadini
si chiama "Brockovich AI Data Center Reporting", si tratta di un progetto per
mappare le costruzioni di data center negli Stati Uniti e l'impatto che questi
hanno sull'ambiente e sulla vita della popolazione circostante. Il progetto
raccoglie le segnalazioni di nuovi progetti di costruzione di Data-center o di
impatti negativi sulla popolazione di Data-center esistenti.
Le principali preoccupazioni relative ai data center per l'intelligenza
artificiale messi in luce dal progetto sono: consumo energetico, comumo idrico,
produzione di rifiuti elettronici, rischi legati alla localizzazione,
inquinamento acustico.
Nel sito sono presenti diverse mappe geografiche con la localizzazione dei
data-center o progetti di costruzione, almeno quelli censiti, tematizzate per
tipo. Il progetto mette in risalto i successi ottenuti da amministratori e
cittadini che si sono opposti alla costruzione di questi nuovi eco-mostri.
Consiglio di esprorare il sito
Abbiamo già segnalato l'opposizione alla costruzione di nuovi Data-center
Tag - datacenter
Mentre procede l’infrastrutturazione di un mondo organizzato attorno al primato
cognitivo ed economico dell’AI, l’ostilità verso i data centers e il loro
impatto – tanto ambientale quanto sociale – inizia ad assumere una dimensione
minacciosa. Contestazioni e attacchi verso tecnomiliardari come Eric Schmidt e
Sam Altman, pressioni su politici locali e la definizione di un esteso bacino di
dissenso trasversale alle identità politiche, stanno allarmando le agenzie
repressive, a partire dallo U.S. Capitol Police Intelligence Services Bureau.
l'approfondimento della trasmissione di Radio Blackout inizia analizzando un
nuovo mega-progetto nello Utah, che ci consente di osservare le differenti
modalità di relazione tra data centers e apparato militare, per arrivare a
delineare alcune traiettorie repressive che aggiornano le strategie degli
apparati agli imperativi dei nuovi padroni
Ascolta il podcast dell'approfondimento
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Ascola la puntata completa sul sito di Radio Blackout
Le aziende stanno ottenendo vaste quantità di dati online attraverso forme
illegali di estrazione di informazioni dalla rete per realizzare i loro prodotti
di intelligenza artificiale generativa. In questo modo, consentono un’invasione
di massa della privacy. I loro prodotti sono illegali proprio per il modo in cui
sono progettati.
È quanto ha dichiarato oggi in un nuovo rapporto Amnesty International, mettendo
in guardia sull’impatto negativo per l’ambiente e per le comunità storicamente
marginalizzate.
“Aziende di ogni parte del mondo stanno rifornendo i loro prodotti di
intelligenza artificiale generativa vantandone l’efficienza e la sofisticatezza.
In realtà, stanno perpetuando un’invasione di massa della privacy attraverso
l’estrazione illegale di dati dalla rete: usano procedimenti automatizzati per
estrarre dati dai siti, compresi quelli personali come le immagini e le attività
sulle piattaforme social al fine di addestrare i loro modelli di intelligenza
artificiale”, ha dichiarato Likhita Banerji, direttrice dell’Algorithmic
Accountability Lab di Amnesty International.
Leggi l'articolo
"Il testo approvato in Regione presenta maglie larghe e vincoli insufficienti
per prevenire gli impatti ambientali. I costi dell’intelligenza artificiale
potrebbero superare i benefici.
La Lombardia è la principale area italiana per presenza di data center e,
finalmente, ha predisposto un (brutto) progetto di legge per regolarne la
crescita, che si sta rivelando caotica e fortemente impattante, come già
accaduto per i centri logistici sorti come funghi negli ultimi anni. Il testo
approvato il 26 maggio in Regione presenta però ancora maglie troppo larghe e
vincoli insufficienti per prevenire gli impatti ambientali. Norme di questo tipo
dovrebbero essere nazionali, non regionali. La disciplina nazionale, approvata
il 24 febbraio 2026, prevede infatti decreti attuativi entro sei mesi, ma
rischia comunque di arrivare a valle di un fenomeno già esploso."
leggi l'articolo su "Il fatto quotidiano"
Leggi su Zeus News
Se ne era parlato anche su Valori.it
Da chi chiede una “pausa globale” a chi fa lobby tra i politici fino alle
proteste fuori dagli uffici delle big tech: ecco chi sono le voci che
manifestano contro l'Intelligenza Artificiale
Contro l’intelligenza artificiale. Se per anni il dibattito sull’AI è stato
dominato quasi soltanto da entusiasmo, investimenti e promesse sul futuro, oggi
il movimento di gruppi contrari sta crescendo e diventando sempre più visibile.
Il loro obiettivo è cercare di rallentare, limitare o addirittura fermare lo
sviluppo di tale tecnologia. Non si tratta di un fronte unico. Alcuni gruppi
puntano a influenzare governi e istituzioni attraverso lobbying, ricerca e
campagne mediatiche. Altri funzionano come movimenti di protesta dal basso, con
manifestazioni, azioni simboliche e attivismo continuo. Anche le motivazioni
cambiano molto.
C’è chi teme soprattutto la concentrazione di potere nelle mani delle big tech,
chi parla di perdita di posti di lavoro e sostituzione delle competenze umane e
chi, invece, considera possibile uno scenario estremo in cui sistemi AI molto
avanzati possano diventare impossibili da controllare. Il risultato è una
galassia frammentata ma in rapida crescita, dove convivono ricercatori
universitari, attivisti politici, ex insider della tecnologia e gruppi di
protesta più radicali. Wired Italia ha provato ad esplorarla.
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Anthropic affitta il supercomputer di Musk per 1,25 miliardi al mese. Sullo
sfondo, data center nello spazio e impatti ambientali ignorati
Chi ha un abbonamento a Claude avrà notato nelle ultime settimane un
miglioramento sensibile: sessioni più lunghe, risposte migliori, utilizzo dei
token ottimizzato. Dietro questo aggiornamento c’è un accordo annunciato il 6
maggio da Anthropic – l’azienda che sviluppa il modello di intelligenza
artificiale Claude – per l’utilizzo dei supercomputer di Elon Musk, e in
particolare di Colossus 1. Un’intesa inedita tra due aziende che
nell’immaginario collettivo non potrebbero essere più distanti, ma che hanno
trovato in questo accordo una convenienza reciproca. Anche se le diffidenze
rimangono. E le contraddizioni pure.
[...]
I termini economici dell’accordo con Anthropic si ricavano dall’S-1 depositato
alla SEC – il documento di registrazione obbligatorio per le aziende che
vogliono quotarsi in Borsa negli Stati Uniti. Per l’affitto del supercomputer,
Anthropic pagherà 1,25 miliardi di dollari al mese fino a maggio 2029, per un
totale potenziale di oltre 40 miliardi. Per SpaceXAI, Anthropic è il primo
cliente esterno di Colossus e rappresenta la prova che la nuova holding può
inserirsi come quarto hyperscaler – il termine tecnico per i grandi fornitori di
servizi cloud – accanto ad Amazon, Google e Microsoft.
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In questa puntata parliamo dell'impatto del lavoro di moderazione sui lavoratori
e sul tessuto urbano di Barcellona. Proseguiamo parlando del programma di
costruzione di nuovi data center e delle relative proteste, in Lombardia e In
California.
Ospite della puntata Stefano Portelli autore dell'articolo "Dove l’ombra cupa
scende. Lavorare per la macchina nel distretto tecnologico di Barcellona" su
Napolimonitor.it e della traduzione della Fanzine "Lavorare per la macchina" di
HORACIO ESPINOSA ZEPEDA. La Fanzine racconta il vissuto dei lavoratori della
moderazione di contenuti per conto di Meta- La fanzine è realizzata anche grazie
alla collaborazione con Data Worker’s Inquiry di cui abbiamo parlato più volte
dai microfoni di Le Dita Nella Presa. Con l'occasione abbiamo ricordato anche le
iniziative organizzate dalla rete francese Le nuage était sous nos pieds
La puntata prosegue dando conto dell'espansione dei Data Center in Lombardia
dove la richiesta spropositata di energia ha scatenato le proteste di cittadini
e istituzioni locali.
In California, sempre a causa della costruzione di nuovi data center, questa
volta in Nevada, la NV Energy ha comunicato alle comunità del Lago Tahoe. circa
50.000 persone, l'interruzione dell'erogazione dell'energia elettrica dal
prossimo anno.
Chiudiamo la puntata con i prossimi appuntamenti, ma questi andate a vederli su
roma.convoca.la
Le comunità che vivono vicino al Lago Tahoe, in Califonia, dovranno trovare un
nuovo fornitore di energia entro maggio 2027: il loro attuale fornitore, NV
Energy, ha comunicato che interromperà la fornitura elettrica alla regione per
destinare capacità alla crescente domanda dei datacenter del vicino Nevada. La
decisione coinvolge circa 49.000 residenti californiani serviti da Liberty
Utilities, che dipende per il 75% dell'energia proprio da NV Energy.
Liberty Utilities, con sede in California, acquista da anni la maggior parte
della propria energia dalla utility del Nevada attraverso accordi temporanei. NV
Energy ha però notificato che tali contratti non verranno più rinnovati: la
motivazione principale indicata è la necessità di liberare capacità per
sostenere l'espansione dei datacenter nel Nevada settentrionale, un settore che
secondo i piani energetici della stessa NV Energy potrebbe generare fino a 5.900
MW di nuova domanda entro il 2033. La crescita dei data center ha già portato NV
Energy a stipulare nuovi accordi con grandi aziende tecnologiche. Amazon, ad
esempio, ha concordato il supporto allo sviluppo di 700 MW di energia «a basse
emissioni» destinata alle operazioni dei data center di Reno, inclusi 100 MW di
energia geotermica.
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Quasi 40 GW richiesti a Terna nella sola Lombardia per nuovi data center. La
Regione prepara una legge, ma cresce la protesta sui territori
Il 12 maggio la Regione Lombardia avrebbe dovuto approvare i progetti di legge
Pdl 150 e Pdl 123 sui data center. Le norme serviranno a regolare quella che,
secondo associazioni, sindacati e consiglieri d’opposizione, è la nuova corsa
all’oro del territorio: l’installazione di strutture, sempre più grandi, per
ospitare i server che servono a far funzionare l’intelligenza artificiale. La
decisione però è slittata al prossimo 26 maggio, su richiesta di numerosi
sindaci.
Mentre in Consiglio era in atto la discussione, all’ombra del Pirellone una rete
eterogenea manifestava le sue preoccupazioni. C’erano Legambiente, la Cgil e
diversi rappresentanti istituzionali o della società civile di comuni della
città metropolitana. Tra i timori dei dimostranti c’è soprattutto il fatto che,
in assenza di un quadro chiaro definito a livello nazionale, la norma regionale
serva solo ad accelerare i tempi di approvazione di progetti dei giganti del
tech e dell’immobiliare, senza tutelare abbastanza la cittadinanza. Tema ripreso
dai consiglieri d’opposizione. «Siamo di fronte a una brutta legge, scritta
dalle lobby», ha denunciato Onorio Rosati di Alleanza Verdi Sinistra.
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Con una nota, i Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato esplicitamente 18
aziende americane come bersagli di ritorsioni per omicidi mirati tra i suoi
vertici
Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) ha reso nota, martedì
31 marzo, l'intenzione di avviare attacchi contro numerose aziende statunitensi
in Medio Oriente a partire dal 1 aprile, come forma di ritorsione per
l’uccisione di cittadini iraniani nella guerra in corso con Stati Uniti e
Israele. Nella lista figurano grandi aziende tecnologiche e industriali
statunitensi come Apple, Google, IBM, Intel, Microsoft, Tesla e Boeing, accusate
dal corpo militare iraniano di aver agevolato il Pentagono nell'individuazione
di target militari. L'Irgc ha inoltre invitato i dipendenti delle società
americane all'evacuazione del personale civile presente nella regione.
La minaccia, pubblicata il 31 marzo sul canale Telegram, fa parte di una più
ampia campagna di minacce contro le infrastrutture commerciali statunitensi,
iniziata dopo il primo attacco israelo-statunitense contro Teheran il 28
febbraio. Il 1 marzo droni iraniani hanno colpito due data center di Amazon Web
Services e ne hanno danneggiato un terzo che si trova negli Emirati Arabi Uniti:
si tratta del primo attacco confermato pubblicamente contro infrastrutture cloud
hyperscale di proprietà statunitense. Come conseguenza, siti di banche,
piattaforme di pagamento e servizi per i consumatori in tutta la regione sono
andati offline. Anche a causa della disattivazione di sistemi di ridondanza,
usati proprio per evitare interruzioni.
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