In Italia sono attivi 262 impianti e altri 83 sono nei piani di governo e
privati. Intanto dalla Lombardia agli Stati Uniti, passando per diversi paesi
europei, aumentano le mobilitazioni contro il consumo di suolo, acqua ed
energia.
In che stato è la corsa agli hyperscale, i colossali data center presentati come
presupposto indispensabile per lo sviluppo tecnologico? Qual è l’impatto
socio-ambientale di questi piani, sostenuti da Stati e Big Tech, e come risponde
la cittadinanza? Facciamo una breve panoramica, cominciando dall’Italia. In
Italia i data center ad oggi sono 262, concentrati principalmente nella
provincia di Milano (99) e di Roma (28). Nel 2024 hanno consumato 5,8 TWh, pari
a circa il 2 per cento dei consumi elettrici nazionali. Secondo l’Osservatorio
Data Center del Politecnico di Milano, negli ultimi tre anni sono stati
investiti nel settore oltre 7 miliardi. Da qui al 2028 la cifra potrebbe
triplicare. Sempre secondo l’Osservatorio, entro il 2035 potrebbero arrivare a
consumare tra 24,5 e 42 TWh, pari al 7-12 per cento del totale nazionale.
Le intenzioni di governo e attori privati sono di costruirne altri 83. A questo
proposito il MIM ha pubblicato “Una strategia per l’attrazione in Italia degli
investimenti industriali in data center”, mentre il Ministero dell’Ambiente ha
pubblicato le indicazioni operative, in cui vengono definiti iter burocratici
semplificati e messa in funzione agevolata attraverso strumenti temporanei.
Secondo Legambiente le indicazioni operative mostrano l’intento del governo di
accelerare l’approvazione e la costruzione di data center sul territorio
italiano per farne l’Hub del Mediterraneo, a discapito dei controlli
sull’impatto socio-ambientale.
A maggio, la regione Lombardia è stata la prima in Italia ad approvare una legge
dedicata a queste infrastrutture, nonostante le proteste di Legambiente, Cgil e
diversi rappresentanti istituzionali e della società civile.
Nel frattempo sono aumentate le proteste. Il caso più discusso è Apto Campus a
Lacchiarella, dentro il Parco Agricolo Sud Milano. Il progetto complessivo
riguarda un’area di 700mila metri quadrati, di cui 228mila destinati al sito
vero e proprio. È ancora in fase di valutazione ed è stato il bersaglio delle
proteste di luglio. Lacchiarella però non è l’unico progetto di nuovo data
center contestato: in molti altri comuni della Lombardia e del Piemonte sono
scattate proteste e manifestazioni di cittadini e Amministratori pubblici.
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Ad Amazon è bastata una norma urbanistica di decenni fa per costruire a Gilroy,
in California, un data center da 2 miliardi di dollari senza un voto in
consiglio comunale né un'audizione pubblica. I residenti se ne sono accorti a
cantiere già avviato.
Il complesso, situato tra un Walmart Supercenter e i Gilroy Premium Outlets a
circa 50 chilometri da San Jose, comprende due edifici da oltre 20 mila metri
quadrati ciascuno, grosso modo quanto tre campi da calcio. AWS aveva acquistato
il terreno nel 2020, avviando poi una lunga interlocuzione con l'amministrazione
locale culminata nell'approvazione del 2023 e nell'inizio dei lavori veri e
propri a fine 2025, con apertura operativa prevista entro la fine del 2026.
Tra le preoccupazioni sollevate dai residenti spiccano i consumi idrici per il
raffreddamento dei server, in una regione già alle prese con periodi di siccità,
e il fabbisogno energetico della struttura. Amazon ha promesso di alimentare il
sito con energia rinnovabile al 100%, in trattativa con Silicon Valley Clean
Energy, oltre a sistemi di accumulo a batteria e generatori di emergenza in
loco; è previsto anche il passaggio futuro all'uso di acqua riciclata.
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Si chiama “Digital Vault Sulcis” e vale 1,49 miliardi di euro. È il nuovo
progetto per la costruzione di un data center in Sardegna, che verrebbe
realizzato dalla società svizzera Energy Vault. L’azienda ha chiesto al governo
il riconoscimento di interesse strategico nazionale per l’opera, arrivato ieri,
4 agosto, dal Consiglio dei Ministri. L’infrastruttura sorgerebbe nell’ex
miniera di carbone di Monte Sinni, a Nuraxi Figus, e promette di riqualificare
l’area e il personale. Una volta a pieno regime, dovrebbe dedicare 100 MW
all’intelligenza artificiale e alle tecnologie cloud e di calcolo ad alte
prestazioni. L’opera arriva in un territorio già interessato da numerosi
interventi giudicati strategici dal governo italiano, contro i quali si è
sollevata un’ampia fetta della popolazione sarda. Insieme a questo progetto, il
governo ha riconosciuto l’interesse strategico nazionale anche a un data center
che verrebbe costruito nel milanese e prevedrebbe un investimento di 5,3
miliardi di euro.
Leggi l'articolo
Leggi l'articolo per avere una visione d'insieme della situazione delle proteste
e dei piani di costruzione di nuovi datacenter in tutto il mondo
Cassandra Crossing/ Quanto manca allo scoppio della bolla? E cosa si sta facendo
per ritardarlo il più possibile, ovviamente a nostro danno?
E' opportuno, anzi necessario ricordare che viviamo in una bolla finanziaria e
che quando la bolla scoppierà ne pagheremo tutti le conseguenze,
indipendentemente dalle nostre condizioni finanziarie; come corollario,
pagheranno più i poveri e gli indifesi.
E in questa situazione giova ricordare un'altra ovvietà, e cioè che ci sono solo
due armi che chi ne ha l'interesse ha a disposizione, per mantenere intera la
bolla; nascondere i debiti e utilizzare la propaganda più sofisticata. Questo
ovviamente al fine di poter continuare a trovare nuovi capitali da bruciare e
aumentare il debito.
Cosa mai potrebbe andare storto? Vediamo un po' più nel dettaglio le due armi.
Leggi l'articolo su ZEUS News
Come sta andando la costruzione di nuovi datacenter di dimensioni gigantesche (i
cosidetti Hyperscale), senza i quali, ci raccontano, non ci sarà sviluppo
tecnologico nei prossimi anni? Come reagiscono le persone a questa nuova corsa
alla costruzione di datacenter? e qual'è l'impatto socio-ambientale dei piani
delle grandi aziende tech appoggiate dagli Stati?
Naturalmente il sottotesto è che senza questi nuovi data center lo sviluppo
dell'AI non sarà possibile e saremo tutte sottomesse alle bigh tech USA o
cinesi.
Facciamo una breve panoramica segnalando una serie di recenti articoli,
interviste e statistiche.
COMINCIAMO DALL'ITALIA.
In Italia i data center sono circa 270, concentrati principalmente nella
provincia di Milano (99) e nella provincia di Roma (28). Nelle intenzioni di
governo e attori privati si stima che se ne vogliano costruire altri 83 nei
prossimi anni.
Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato le indicazioni operative in cui vengono
definiti tempi più rapidi per ottenere le autorizzazioni, iter burocratici
semplificati e messa in funzione agevolata attraverso strumenti temporanei. Con
questi tre elementi, le indicazioni operative mostrano il chiaro intento del
governo di accelerare l’approvazione e la costruzione di data center sul
territorio italiano per trasformare l'Italia nell'HUB del mediterraneo.
Natrualmente come spesso capita in questi casi la norma va a discapito dei
controlli sull'impatto socio-ambientale.
Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, negli ultimi tre
anni sono stati investiti nel settore dei data center oltre 7 miliardi. Da qui
al 2028 la cifra potrebbe triplicare.
A maggio, la regione [Lombardia è stata la prima in Italia ad approvare una
legge dedicata]() a queste infrastrutture, nonostante le proteste di
Legambiente, Cgil e diversi rappresentanti istituzionali o della società civile
di comuni della città metropolitana.
Nel frattempo sono aumentate le proteste in vari comuni della città
metropolitana milanese e in PIemonte.
* Il caso più discusso è Apto Campus a Lacchiarella, dentro il Parco Agricolo
Sud Milano. Il progetto complessivo riguarda un'area di 700.000 metri
quadrati, di cui 228.000 destinati al sito specifico sotto esame. È ancora in
fase di valutazione ed è il bersaglio diretto della protesta di luglio.
* A poca distanza, tra Opera, Locate di Triulzi e Pieve Emanuele, Edge ConneX
propone un impianto da 30.000 metri quadrati con un edificio alto 18 metri.
* Il progetto di dimensioni economiche più rilevanti è quello di Amazon Data
Services Italia a Zibido San Giacomo: un edificio principale di circa 203 per
68 metri
* Nel quadrante sud, un progetto identificato con la sigla K2 a Badile viene
descritto dalle fonti locali solo come iniziativa di "una multinazionale",
senza che il nome del promotore sia stato reso pubblico. Le dimensioni non
sono note
* A Siziano, in provincia di Pavia, STACK Infrastructure, gruppo controllato da
IPI Partners che ha rilevato il sito ex Supernap Italia nel 2021-22
* A Vimercate si è formato il comitato spontaneo “Ferma Ecomostro” e a Bornasco
le “Sentinelle del Territorio” denunciano un modello industriale estrattivo,
fondato su infrastrutture mastodontiche che consumano suolo agricolo e
risorse idriche garantendo un’occupazione irrisoria.
* A Bollate il circolo locale di Legambiente ha presentato ricorso al Tar
contro un progetto su 12 ettari di area verde
* A Settimo Torinese le proteste attaccano il campus Microsoft da 1 GW. La
comunità residente denuncia il pericolo di colonialismo energetico legato a
rincari previsti del 12% sulle bollette locali.
* A Travagliato, nella sera del 22 luglio, oltre 300 persone hanno manifestato
dentro e fuori le aule del consiglio comunale interrompendo la seduta tre
volte per chiedere spiegazioni sul progetto.
CHE SUCCEDE NEGLI USA
Una mappa delle proteste e dei siti che presentano criticità per la costruzione
di nuovi data center la trovate nel sito di Erin Bronchovich: Data Center AI &
Le nostre comunità. Bronchovich è la donna nota per la causa intentata contro la
Pacific Gas & Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente delle
acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. Vinse la causa.
La sua ultima iniziativa a protezione dell'ambiente e dei diritti dei cittadini
si chiama "Brockovich AI Data Center Reporting", si tratta di un progetto per
mappare le costruzioni di data center negli Stati Uniti e l'impatto che questi
hanno sull'ambiente e sulla vita della popolazione circostante. Il progetto
raccoglie le segnalazioni di nuovi progetti di costruzione di Data-center o di
impatti negativi sulla popolazione di Data-center esistenti.
Ma le proteste contro i data center, le contestazioni e gli attacchi verso
tecnomiliardari come Eric Schmidt e Sam Altman, le pressioni su politici locali
e la definizione di un esteso bacino di dissenso trasversale alle identità
politiche, stanno allarmando le agenzie repressive, a partire dallo U.S. Capitol
Police Intelligence Services Bureau. Ne ha fatto un approfondimento Radio
Backout che potete ascoltare in una nostra pillola
E NEL RESTO D'EUROPA CHE SUCCEDE?
L'Irlanda pur di diventare un HUB europeo per i data center, oltre a detassare
gli investimenti delle Big Tech, ha sacrificato a questo altare i suoi obiettivi
climatici. I data Center consumano circa il 20% dell'energia elettrica totale.
Ma la situazione è cambiata ultimamente: le proteste sono cresciute anche in
Irlanda (e non solo) costringendo il governo a dei cambiamenti nelle norme per
la costruzione di nuovi impianti. In ogni caso molti grandi attori, comprese le
Big Tech, stanno progettando di spostare in altri paesi europei la costruzione
di nuovi data center.
In Gran Bretagna Lo scorso febbraio le strade di Londra sono state attraversate
dalla “March against the machine” davanti agli uffici di OpenAI, di Meta e di
Google. La manifestazione ha denunciato che la proliferazione dei data center
(circa 450) sta mettendo a rischio gli obiettivi climatici britannici.
L’autorità britannica di regolamentazione dell’energia ha ricevuto 140 richieste
di allaccio, per un totale di 50 gigawatt. Il picco del Paese, l’11 febbraio
2026, arrivava a 45.
In Spagna, a settembre 2025 c’è stata la prima grande manifestazione a Saragozza
contro il consumo idrico degli impianti, il perno della battaglia contro i data
center in Spagna. A questo proposito, potete ascoltare l'intervista a Tu Nube
Seca Mi Rio nella puntata del 27 luglio 2026 di Le Dita nella Presa che spiega
in maniera chiara come vanno le cose in Spagna, i siti critici e le motivazioni
della protesta, con focus particolare sulla situazione di Talavera de la Reina.
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Infine nei Paesi Bassi le proteste hanno portato all’occupazione del tetto del
data center di Microsoft a Middenmeer. I manifestanti hanno contestato anche, in
questo caso, l’utilizzo a scopi militari delle intelligenze artificiali.
LE MOTIVAZIONI DELLE PROTESTE
I punti critici individuati dalle proteste sono comuni in tutti i luoghi in cui
queste sono iniziate.
Uno dei più importante elementi di criticità è il consumo di suolo. Secondo i
comitati, Le istituzioni locali accettano oneri urbanistici milionari e
scelgono, pur di fare cassa, di sacrificare importanti risorse ecologiche.
Inoltre la cementificazione che questi giganti
Le comunità residenti denunciano il pericolo di colonialismo energetico legato a
rincari previsti sulle bollette locali. A Settimo Torinese sono previsti aumenti
del 12%.
Il consumo di energia elettrica è un altro importante tema. Oltre all'aumento
del consumo di energia generalizzato sui territori nazionali, di per se già un
problema, la concentrazione di data crenter in località ritenute favorevoli da
parte delle aziende comporta uno squilibrio importante. L'esempio dell'Irlanda
ci viene di nuovo in aiuto: i data center nel 2024 sono arrivati a consumare più
del 20% dell'energia prodotta.
C'è poi il tema delle fonti di energia. Molto spesso il sistema dei certificati
non è altro che un trucco per poter utilizzare energia prodotta da fonti
fossili, aumentando la produzione di CO2e. Ce lo spiega molto bene Giovanna
Sissa, nel suo libro "Le emissioni segrete, l'impatto ambientale dell'universo
digitale".
Il consumo di acqua è un altro tema molto importante. Come sappiamo i data
center producono molto calore, che deve essere raffreddata pena il cattivo
funzionamento dei server contenuti nei data center (non dimentichiamolo: il
cloud non è altro che il computer di qualun altro). Per farlo ci sono due
strade: o si utilizza altra energia elettrica, aumentandone così il consumo,
oppure si devono utilizzare grandissime quantità di acqua.
Un caso esemplificativo, ma non l'unico, è quello della contea di Newton negli
USA, con una popolazione di circa 120mila persone. I pozzi locali sono stati
danneggiati. Il costo dell’acqua comunale è salito alle stelle. Nei prossimi due
anni le tariffe idriche sono destinate ad aumentare del 33%. Più del tipico
aumento annuale del 2%. E la situazione è diventata così grave che la contea di
Newton è sulla buona strada per entrare in deficit idrico entro il 2030. Se
l’ente idrico locale non riuscisse a potenziare le proprie strutture, i
residenti potrebbero essere costretti a razionare l’acqua. Il tutto per via
della presenza di un data center di Meta.
Infine ci sono alcune domande che in pochi fanno. Abbiamo veramente bisogno di
questi data center? abbiamo veramente bisogno di tutti questi dati? abbiamo
veramente bisogno di Intelligenze Artificiali generaliste? Il prezzo che
paghiamo ha un contraltare che fa bene all'umanità? Ma naturalmente si tratta di
domande che sono utili anche ad altre questioni che il capitalismo della
sorveglianza impone.
STATISTICHE
Ci sono alcune statistiche che danno forza alle motivazioni della protesta. Il
Rapporto ONU, L’intelligenza artificiale consuma come la Francia e inquinerà
come il Regno Unito è uno di questi. Se i data center del mondo fossero
considerati uno Stato, già oggi consumerebbero la stessa energia della Francia.
Entro il 2030, inquinerebbero quanto il Regno Unito. Due dati che esprimono le
dimensioni degli impatti ambientali dell’intelligenza Artificiale sul pianeta.
C'è poii un articolo interessante di Hannah Ritchie, pubblicato online su
OurWorldinData.org, che si legge molto agevolmente e consente di confrontare
velocemente le linee di tendenza. Quanta energia utilizzano i data center e
l’intelligenza artificiale?.
Se poi volete leggere o ascoltare le pillole che trattano l'argomento, qui c'è
una raccolta
67 impianti già attivi, altri in fase di progettazione. Sabato la prima protesta
in provincia di Pavia
A Lacchiarella, in provincia di Pavia, sabato prossimo alle 10 ci sarà una delle
prime manifestazioni contro la costruzione di un data center in Italia,
organizzata dal Comitato di Ciarlasco. Ultimo atto di un processo di
organizzazione dal basso contro la diffusione incontrollata di data center che
da mesi coinvolge l’intero territorio della Lombardia. Negli ultimi anni la
regione è diventata, suo malgrado, il nuovo hub del Sud Europa per la
costruzione di data center, impianti dedicati alla raccolta, archiviazione ed
elaborazione dei dati per l’intelligenza artificiale.
I data center di grandi dimensioni progettati per sostenere un incremento
continuo della domanda, sono strutture fortemente energivore che hanno un
impatto dirompente sulla salute e il territorio. Di recente, il rapporto
«Environmental cost of AI’s energy use: carbon, water and land footprints» della
United nations university, ha reso noto che, entro il 2030, i data center
arriveranno a consumare 945 terawattora di elettricità all’anno, quasi il triplo
del consumo combinato di Pakistan, Bangladesh e Nigeria (650 milioni di
abitanti).
Leggi l'articolo su "Il Manifesto"
Sul tema sono stati ospiti di Radio3 Scienza Giovanna Sissa, docente di
sostenibilità ambientale dell'ICT al Dottorato di ricerca STIET dell'Università
di Genova e autrice di "Le emissioni segrete. L'impatto ambientale dell'universo
digitale" (Il Mulino, 2024) ed Eugenio Morello, docente di tecnica e
pianificazione urbanistica presso il Politecnico di Milano.
Ascolta l'intervista
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Su Raiplay Play Sound si può ascoltare la puntata completa
Ve la ricordate Erin Bronkovich? E' la donna nota per la causa intentata contro
la Pacific Gas & Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente
delle acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. La vinse: il
colosso dell'energia è stato costretto a pagare il più grande risarcimento nella
storia degli Stati Uniti: 333 milioni di dollari. Poi ne fecero anche un film
con Julia Roberts.
La sua ultima iniziativa a protezione dell'ambiente e dei diritti dei cittadini
si chiama "Brockovich AI Data Center Reporting", si tratta di un progetto per
mappare le costruzioni di data center negli Stati Uniti e l'impatto che questi
hanno sull'ambiente e sulla vita della popolazione circostante. Il progetto
raccoglie le segnalazioni di nuovi progetti di costruzione di Data-center o di
impatti negativi sulla popolazione di Data-center esistenti.
Le principali preoccupazioni relative ai data center per l'intelligenza
artificiale messi in luce dal progetto sono: consumo energetico, comumo idrico,
produzione di rifiuti elettronici, rischi legati alla localizzazione,
inquinamento acustico.
Nel sito sono presenti diverse mappe geografiche con la localizzazione dei
data-center o progetti di costruzione, almeno quelli censiti, tematizzate per
tipo. Il progetto mette in risalto i successi ottenuti da amministratori e
cittadini che si sono opposti alla costruzione di questi nuovi eco-mostri.
Consiglio di esprorare il sito
Abbiamo già segnalato l'opposizione alla costruzione di nuovi Data-center
Mentre procede l’infrastrutturazione di un mondo organizzato attorno al primato
cognitivo ed economico dell’AI, l’ostilità verso i data centers e il loro
impatto – tanto ambientale quanto sociale – inizia ad assumere una dimensione
minacciosa. Contestazioni e attacchi verso tecnomiliardari come Eric Schmidt e
Sam Altman, pressioni su politici locali e la definizione di un esteso bacino di
dissenso trasversale alle identità politiche, stanno allarmando le agenzie
repressive, a partire dallo U.S. Capitol Police Intelligence Services Bureau.
l'approfondimento della trasmissione di Radio Blackout inizia analizzando un
nuovo mega-progetto nello Utah, che ci consente di osservare le differenti
modalità di relazione tra data centers e apparato militare, per arrivare a
delineare alcune traiettorie repressive che aggiornano le strategie degli
apparati agli imperativi dei nuovi padroni
Ascolta il podcast dell'approfondimento
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Ascola la puntata completa sul sito di Radio Blackout
Le aziende stanno ottenendo vaste quantità di dati online attraverso forme
illegali di estrazione di informazioni dalla rete per realizzare i loro prodotti
di intelligenza artificiale generativa. In questo modo, consentono un’invasione
di massa della privacy. I loro prodotti sono illegali proprio per il modo in cui
sono progettati.
È quanto ha dichiarato oggi in un nuovo rapporto Amnesty International, mettendo
in guardia sull’impatto negativo per l’ambiente e per le comunità storicamente
marginalizzate.
“Aziende di ogni parte del mondo stanno rifornendo i loro prodotti di
intelligenza artificiale generativa vantandone l’efficienza e la sofisticatezza.
In realtà, stanno perpetuando un’invasione di massa della privacy attraverso
l’estrazione illegale di dati dalla rete: usano procedimenti automatizzati per
estrarre dati dai siti, compresi quelli personali come le immagini e le attività
sulle piattaforme social al fine di addestrare i loro modelli di intelligenza
artificiale”, ha dichiarato Likhita Banerji, direttrice dell’Algorithmic
Accountability Lab di Amnesty International.
Leggi l'articolo
"Il testo approvato in Regione presenta maglie larghe e vincoli insufficienti
per prevenire gli impatti ambientali. I costi dell’intelligenza artificiale
potrebbero superare i benefici.
La Lombardia è la principale area italiana per presenza di data center e,
finalmente, ha predisposto un (brutto) progetto di legge per regolarne la
crescita, che si sta rivelando caotica e fortemente impattante, come già
accaduto per i centri logistici sorti come funghi negli ultimi anni. Il testo
approvato il 26 maggio in Regione presenta però ancora maglie troppo larghe e
vincoli insufficienti per prevenire gli impatti ambientali. Norme di questo tipo
dovrebbero essere nazionali, non regionali. La disciplina nazionale, approvata
il 24 febbraio 2026, prevede infatti decreti attuativi entro sei mesi, ma
rischia comunque di arrivare a valle di un fenomeno già esploso."
leggi l'articolo su "Il fatto quotidiano"
Leggi su Zeus News
Se ne era parlato anche su Valori.it