Apriamo sull'Agcom che blocca Google tramite Piracy Shield: il blocco è durato
solo alcune ore, ma mostra come il sistema "antipirateria" sia profondamente
sbagliato. Agcom invece si concentra sul distribuire le colpe: non solo DAZN, ma
persino i provider, i quali rispondono denunciando l'Agcom stessa.
Continuiamo commentando la questione "dossieraggio", e di come i malware non
siano più strumento di competenza "solo" di polizia e magistratura, ma siano
utilizzabili da società di investigazione privato.
Passiamo finalmente al nostro amato trasporto pubblico e in particolare ai
treni. Si inizia a parlare di privatizzazione di Trenitalia, e in particolare
del servizio Alta Velocità; per quanto non ci siano ancora molti dettagli,
vediamo che già si prepara il terreno parlando di una società in difficoltà
economiche che necessita di partecipazione privata per sopravvivere.
Parliamo poi del nuovo modello di attesa dell'autobus a Roma, che almeno nel
nome sembra rispondere alle esigenze della città; un po' meno orientate
all'utente sembrano invece tutte le altre caratteristiche.
Ascolta la trasmissione sul sito di Radio Onda Rossa
Tag - AGCOM
Secondo i dati dell'osservatorio trimestrale dell'Agcom, in aumento le
connessioni FTTC e FTTH nel nostro paese, in flessioni il rame mentre cresce
anche il consumo medio medio giornaliero di giga.
A fine giugno 2024 nella rete fissa gli accessi complessivi su base trimestrale
non mostrano variazioni di rilievo, e rimangono attestate intorno ai 20,24
milioni di linee. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio trimestrale
dell’Agcom relativo al primo semestre del 2024.
Le linee in rame si sono ridotte di circa 170 mila unità su base trimestrale e
di 720 mila rispetto al giugno 2020, e nell’ultimo quadriennio sono diminuite di
4,95 milioni di accessi.
Pur se in flessione su base annua (-587 mila linee),gli accessi FTTC
rappresentano circa il 47% della base clienti complessiva. Quelli FTTH crescono
su base trimestrale di oltre 300 mila unità e di 1,09 milioni su base annua,
mentre rispetto al giugno 2020 l’incremento è di 3,71 milioni di linee.
Leggi l'articolo con tutti i dati
Stavolta nella rete di Piracy Shield, la piattaforma nazionale antipirateria, ci
è finito un pesce grosso. Grossissimo: Google. Nella serata di sabato 19 ottobre
un ticket caricato sul sistema adottato dall’Autorità garante delle
comunicazioni (Agcom) per debellare lo streaming illegale ha bloccato un dominio
critico di Drive, il servizio web di Big G utilizzato per archiviare e
condividere dati in cloud, e una delle cache di Youtube.
Due risorse che, ovviamente, non hanno niente a che vedere con la trasmissione
pirata di partite di calcio e altri sport, che è ciò di cui Piracy shield si
dovrebbe occupare, ma che dimostra per l’ennesima volta come la tecnologia
regalata dalla Serie A ad Agcom finisca per asfaltare siti innocui. Arrivando a
pestare i piedi persino a Google.
Ma come è possibile che la piattaforma nazionale antipirateria abbia oscurato
due domini di uno dei colossi del web e che peraltro di recente si era reso
disponibile a collaborare con Agcom contro le tv pirata (il cosiddetto
pezzotto)? Semplice: perché ogni denuncia che i detentori dei diritti sportivi
caricano su Piracy Shield si porta dietro lunghe liste di domini da bloccare.
Dove spesso finiscono risorse estranee alla pirateria online.
Da tempo esperti di informatica e Wired stessa hanno sollevato il problema
dell’inattualità della piattaforma progettata dal ramo tech dello studio
Previti, la società Sp Tech, e “regalata” ad Agcom dalla Lega Serie A, che
sembra però progettata senza tenere conto di come funziona internet.
Link all'articolo originale qui
La puntata racconta la storia di una backdoor scoperta recentemente all'interno
del sistema operativo Linux. Nonostante in questo caso tutto sia stato scoperto
prima che potesse essere realmente efficace, vale la pena di andarla a guardare
in dettaglio, non solo da un punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista
delle dinamiche sociali che la hanno permessa.
Proseguiamo con l'ormai immancabile Piracy Shield. Nonostante sia ormai chiaro
che il sistema fa acqua, AGCOM lo difende a spada tratta, respingendo tutti i
reclami e contrattacca comminando multe a chi la pensa diversamente, come
Assoprovider. Peccato che probabilmente la multa non è dovuta. Con Cloud Flare
invece, bandiera bianca (nel senso di whitelist).
Chiudiamo con le notiziole, tra cui segnaliamo il rinvio dell'estradizione di
Assange a quando gli Stati Uniti dichiareranno che Assange non rischia la pena
di morte. Per il resto, solite cose: schermi che guardano te che guardi
pubblicità che alimentano AI che non funzionano.
AGCOM ha multato Assoprovider per ostacolo all'attività di vigilanza, ma si è
rifiutata di fornire l'elenco degli indirizzi IP che sono stati oscurati. Nel
frattempo tutti si chiedono quando arriveranno le multe per gli utenti del
pezzotto.
La piattaforma antipirateria Piracy Shield è ancora al centro delle polemiche,
ed è bombardata da critiche che si riversano automaticamente sull’Autorità per
le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), che tanto l’ha voluta e che la gestisce
direttamente, anche se non l’ha sviluppata in casa ma se l’è fatta regalare
dalla Lega Serie A di calcio.
Alle critiche l’AGCOM risponde con un muro sempre più alto, con la tolleranza
zero e minimizzando gli effetti collaterali dello scudo antipezzotto. Ma anche
con le multe, come testimonia l’ultima comunicazione dell’associazione italiana
degli Internet Provider, Assoprovider, che rappresenta oltre 250 aziende grandi
e piccole.
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Negli oltre 3.200 indirizzi Ip oscurati sono finite una serie di iniziative
legali. Agcom nega i problemi, mentre su Github si rivendica la pubblicazione
del codice sorgente dell'app
Aumenta il conto dei danni collaterali di Piracy Shield, la piattaforma
nazionale per bloccare in automatico in 30 minuti lo streaming pirata di partite
di calcio. Nelle intenzioni dei promotori, la Lega calcio Serie A e l’Autorità
garante delle comunicazioni (Agcom, che l’ha in gestione), il sistema dovrebbe
abbattere solo i siti che trasmettono senza autorizzazione eventi sportivi in
diretta. Ma, alla prova dei fatti, nei 3.212 blocchi compiuti da Piracy Shield
dal lancio, il primo febbraio, sono finite anche risorse di rete che nulla hanno
a che fare con la pirateria online. La loro colpa? Condividere l’indirizzo Ip
con i siti nel mirino di Agcom. E nelle scorse su Github, piattaforma dove
sviluppatori e ingegneri condividono e pubblicano il codice dei loro software, è
comparso un profilo che rivendica di aver pubblicato il codice sorgente della
piattaforma. Un fendente all'immagine di sicurezza granitica dietro cui si
trincera l'autorità quando fa riferimento a Piracy Shield. Sono in corso
verifiche sulla veridicità del contenuto ma, al momento, non sono pervenute
smentite.
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Apriamo la puntata parlando del Piracy Shield, anzi lasciamo parlare l'AGCOM a
riguardo. La scoperta delle più moderne tecnologie Internet, quali i siti e le
CDN, mette l'AGCOM di fronte ad una grossa questione: bloccare i siti illeciti
senza bloccare quelli leciti è difficile.
Negli USA, il complottismo (rappresentato da Schmitt, trumpiano DOC) arriva di
fronte alla corte suprema, protestando per le limitazioni alla libertà di
espressione subite, secondo lui, da account di estrema destra. Vista la
composizione attuale della corte suprema, c'è da tremare.
Apple è stata accusata dall'antitrust USA di abusare della condizione di
monopolio, facendo il tipo di cose che hanno sempre fatto: evitare
l'interoperabilità.
L'ONU approva a larghissima maggioranza una risoluzione non vincolante
sull'intelligenza artificiale. Si parla di rispetto dei diritti umani, ma sempre
rimanendo sul vago. Non stupisce quindi ci sia stata l'unanimità.
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