Le Big Tech stanno iniziando a fare i conti con un paradosso: l’adozione
massiccia dell'AI, pensata per ridurre i costi del lavoro, rischia di farli
aumentare.
Dopo aver pianificato di trasformare gli agenti AI nella forza lavoro del
futuro, con l'obiettivo di ridurre i costi del personale, ora le Big Tech
potrebbero essere intenzionate a fare un passo indietro rispetto ai loro
progetti. Il motivo? L'intelligenza artificiale grava sul budget delle aziende
ben più dei suoi collaboratori umani, infrangendo la promessa di essere la
soluzione economica per la crescita del business. Il primo a fare luce sulla
questione è stato il CTO di Uber Praveen Neppalli Naga che, in un'intervista
rilasciata a The Information lo scorso aprile, ha dichiarato che l'azienda aveva
già esaurito il budget annuale destinato agli strumenti AI nei primi quattro
mesi del 2026. Una spesa folle, giustificata dalla scelta di Uber di incentivare
l'uso di Claude Code tra i suoi dipendenti, anche adottando politiche interne
volte a premiare i team che utilizzavano maggiormente gli strumenti AI per
portare a termine i propri task.
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Tag - lavoratori
In questa puntata parliamo dell'impatto del lavoro di moderazione sui lavoratori
e sul tessuto urbano di Barcellona. Proseguiamo parlando del programma di
costruzione di nuovi data center e delle relative proteste, in Lombardia e In
California.
Ospite della puntata Stefano Portelli autore dell'articolo "Dove l’ombra cupa
scende. Lavorare per la macchina nel distretto tecnologico di Barcellona" su
Napolimonitor.it e della traduzione della Fanzine "Lavorare per la macchina" di
HORACIO ESPINOSA ZEPEDA. La Fanzine racconta il vissuto dei lavoratori della
moderazione di contenuti per conto di Meta- La fanzine è realizzata anche grazie
alla collaborazione con Data Worker’s Inquiry di cui abbiamo parlato più volte
dai microfoni di Le Dita Nella Presa. Con l'occasione abbiamo ricordato anche le
iniziative organizzate dalla rete francese Le nuage était sous nos pieds
La puntata prosegue dando conto dell'espansione dei Data Center in Lombardia
dove la richiesta spropositata di energia ha scatenato le proteste di cittadini
e istituzioni locali.
In California, sempre a causa della costruzione di nuovi data center, questa
volta in Nevada, la NV Energy ha comunicato alle comunità del Lago Tahoe. circa
50.000 persone, l'interruzione dell'erogazione dell'energia elettrica dal
prossimo anno.
Chiudiamo la puntata con i prossimi appuntamenti, ma questi andate a vederli su
roma.convoca.la
Un moderatore di Meta in Spagna rompe per la prima volta l'anonimato per
raccontare la propria storia. Horacio Espinosa è un antropologo di 46 anni che è
stato assunto nel 2019 per moderare i contenuti su Facebook. Sette anni dopo,
non ha paura di violare il suo accordo di riservatezza.
Distribuito su dieci piani dell'iconica Torre Glòries di Barcellona, Facebook ha
inaugurato nel 2018 un centro di moderazione dei contenuti per combattere le
fake news. Più di 2.000 persone di diverse nazionalità sono state assunte
tramite la società di subappalto CCC Barcelona Digital Services, diventata anni
dopo Telus Digital. Ma quello che sembrava un successo per il posizionamento
globale della città ha finito per trasformarsi in un problema di salute pubblica
In una fanzine gratuita pubblicata da un collettivo di ricerca di precari
digitali – qui anche in italiano , traduzione di Stefano Portelli –, l’ex
moderatore di contenuti Horacio Espinosa racconta i suoi cinque anni a Mordor.
Il racconto di Horacio – che è anche antropologo urbano del collettivo OACU – si
chiama Lavorare per la macchina, ed è costruito in modo frammentario, come “un
cadavere fatto a pezzi”. Dopo la pubblicazione è stato ripreso da televisioni e
giornali, più che altro interessati ai particolari scabrosi delle migliaia di
video visionati dai lavoratori. La fanzine fa solo accenni a questo orrore – il
flusso continuo di stupri, sfruttamento infantile, pornografia, suicidi in
diretta, terrorismo, abuso animale, a cui sono stati esposti per cinque anni
“gli operai che nell’ombra puliscono il letamaio digitale”. Ma al centro c’è lo
sfruttamento e la devastazione dei corpi e delle vite di chi si è trovato
incatenato a questa oscurità – affidando la sua sopravvivenza a un’impresa che
si pretende trans-umana, nel metaverso chetaminico di potere e tecnologia che ha
invaso la città post-industriale.
Leggi l'articolo di Stefano Portelli, Dove l’ombra cupa scende. Lavorare per la
macchina nel distretto tecnologico di Barcellona
Leggi la fanzine originale in spagnolo. Trabajando para la maquina
Leggi la traduzione in italiano. Lavorare per la macchina
Alert: Il testo e le immagini della fanzine possono risultare violente o
disturbare alcune persone.
Una puntata di solo notizie positive: raccordo.info, un aggregatore di
movimento; appuntamenti di hacking a Milano; spettacolo teatrale per parlare
dell'IA a scuola; sindacalizzazione dellə lavoratorə che annotano i dati per
l'IA; il progressivo abbandono del software proprietario statunitense da parte
di varie amministrazioni europee.
Apriamo con la presentazione di raccordo.info, un "aggregatore di movimento",
ovvero un sito in cui trovare tutti (o quasi) i contenuti prodotti da realtà di
movimento. Un modo per informarsi fuori dai social media commerciali, senza
tracciamento né profilazione né app da installare.
Proseguiamo con la presentazione di HackInSocs 2026, appuntamento di hacking:
27-28-29 settembre al Settore Occupato Città Studi, Via Celoria 22, Milano
Con Stefano Penge, autore di 1RxI - Un robot per insegnante , parliamo di come è
nato questo spettacolo teatrale che ha lo scopo di divulgare i punti critici
dell'introduzione dell'IA a scuola.
Ci spostiamo in Kenya, per proseguire il ragionamento iniziato alcuni mesi fa
sulla quantità di lavoro invisibile che è implicita in quella che chiamiamo
intelligenza artificiale. Lo facciamo leggendo alcune dichiarazioni della Data
Labelers Association, realtà che organizza lavoratori e lavoratrici di questo
settore.
A partire dalla decisione del governo tedesco di rendere obbligatorio l'uso
dello standard ODF - cioè quello promosso da LibreOffice - a scapito dell'OOXML
- che invece è di Microsoft - parliamo della progressiva migrazione delle
pubbliche amministrazioni europee verso software non-statunitensi e
tendenzialmente con licenze open source in nome della sovranità digitale.
Ascolta l'audio sul sito di Radio Ondarossa
È successo il contrario, in un’azienda che l’aveva messa a disposizione dei
dipendenti senza obbligarli a usarla
Tra aprile e dicembre del 2025 due ricercatrici dell’università della California
Berkeley hanno condotto uno studio in un’azienda tecnologica californiana di
circa 200 dipendenti. Volevano valutare se e come la progressiva diffusione di
strumenti popolari basati sull’intelligenza artificiale generativa, come i
chatbot, avrebbe cambiato le abitudini di lavoro. Dai primi risultati, parte di
una ricerca ancora in corso, è emerso che usare l’AI aveva semplificato e
velocizzato molti compiti dei dipendenti, ma nel complesso aveva aumentato il
tempo che dedicavano al lavoro senza nemmeno accorgersene. E questo aveva avuto
ripercussioni sulle loro condizioni psicofisiche.
In sostanza, durante gli otto mesi di osservazione, le persone avevano lavorato
a un ritmo più veloce, avevano svolto da sole più compiti e avevano lavorato per
più ore, rispetto a prima dell’introduzione degli strumenti di intelligenza
artificiale. E lo avevano fatto senza che nessuno glielo avesse chiesto:
l’azienda non le aveva obbligate a usare l’AI, ma aveva fornito loro abbonamenti
aziendali a strumenti popolari disponibili in commercio e destinati ai clienti
individuali (B2C), come per esempio ChatGPT o Gemini.
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Una persona anonima ha filmato il momento in cui un pezzo di montagna è crollato
su centinaia di persone. Sono immagini agghiaccianti che mostrano il panico e il
caos in una nuvola di polvere. Quando tutto si è concluso, è rimasta la
desolazione, insieme a un bilancio pesantissimo: almeno settanta morti.
Il disastro è successo il 15 novembre in una miniera di rame e cobalto nella
zona orientale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc). È il tipo di
incidente che di solito passa inosservato tra le disgrazie del mondo. Ma allora
perché parlarne? Perché tutto, in questa storia, è scandaloso. E soprattutto
riguarda da vicino anche noi, consumatori passivi.
A estrarre dal sottosuolo congolese le ricchezze indispensabili per produrre i
dispositivi digitali come i nostri smartphone e quelli della transizione
ecologica come i pannelli solari, ci sono grandi aziende minerarie cinesi o
occidentali. Ma anche centinaia di migliaia di singoli minatori, che cercano
fortuna in pozzi abbandonati o non più redditizi. Sono questi minatori che
agiscono “fuori dal sistema” a essere stati colpiti dalla catastrofe di Kalando.
Articolo completo qui
Nella puntata di domenenica 17 novembre intervistiamo Antonio Casilli sul lavoro
nascosto e senza diritti che fa funzionare l'Intelligenza Artificiale; di questi
temi parleremo meglio Giovedì 20 al Forte Prenestino con la proiezione di In the
belly of AI. Segnaliamo alcune iniziative, poi le notiziole: l'Unione Europea
attacca il GDPR per favorire le grandi imprese dell'IA; Google censura video che
documentano il genocidio in Palestina: quali alternative?
Nella lunga intervista con Antonio Casilli, professore ordinario all'Istituto
Politecnico di Parigi e cofondatore del DiPLab, abbiamo parlato del rapporto tra
Intelligenza Artificiale e lavoro: la quantità di lavoro diminuisce a causa
dell'intelligenza artificiale? quali sono i nuovi lavori che crea? come si
situano nella società le data workers, ovvero le persone che fanno questi
lavori? come è strutturata la divisione (internazionale) del lavoro che fa
funzionare l'intelligenza artificiale? è vero che sostituisce il lavoro umano?
Per approfondire questi sono alcuni siti di lavoratori che si organizzano
menzionati durante la trasmissione:
* https://data-workers.org/
* https://datalabelers.org/
* https://turkopticon.net/
* https://www.alphabetworkersunion.org/
Inoltre:
* L'approfondimento di Entropia Massima, sempre con Antonio Casilli
* L'approfondimento di StakkaStakka di Luglio 2024, sempre con Antonio Casilli
Tra le iniziative:
* lo Scanlendario 2026 a sostegno di Gazaweb
* 27 Novembre, alle cagne sciolte, presentazione del libro "Server donne" di
Marzia Vaccari (Agenzia X, 2025)
Ascolta la puntata intera o l'audio dei singoli temi trattati sul sito di Radio
Onda Rossa
Puntata 25 di EM, settima del ciclo Estrattivismo dei dati, parliamo di
Intelligenza Artificiale e lavoro.
Nella prima parte, la trasmissione affronta il tema dell’intelligenza
artificiale dal punto di vista del lavoro nascosto che ne rende possibile il
funzionamento. Ospite Antonio Casilli, che racconta come dietro ogni algoritmo,
chatbot o app ci sia una vasta rete di lavoratori spesso invisibili e
sottopagati, impegnati in attività di addestramento e moderazione dei sistemi di
IA. La discussione esplora il legame tra sfruttamento digitale e automazione,
mostrando come il lavoro umano venga semplicemente spostato e reso meno
visibile, ma non eliminato.
Nella seconda parte, si approfondisce il concetto di "lavoro invisibilizzato"
nell’era delle piattaforme e dell’intelligenza artificiale. Casilli descrive
come molti lavoratori digitali, anche in Europa, restino fuori dal campo visivo
pubblico, spesso vincolati da contratti di riservatezza e condizioni precarie.
Nella terza parte, il focus si sposta sulle possibili prospettive politiche e
sindacali: si parla di nuove forme di organizzazione e tutela dei lavoratori
digitali, dalle iniziative sindacali dal basso alle azioni legali collettive,
fino all’ipotesi di cooperative di intelligenza artificiale.
Ascolta l'audio nel sito di Radio Onda Rossa
Newsletter N. 205 - 11 maggio 2025
Numero centrato soprattuto su AI, lavoratori e rapporti di potere
Dopo l’ondata di attenzione e infatuazione mediatica che ha accompagnato il
lancio di ChatGPT e di molti altri strumenti di intelligenza artificiale
generativa, dopo che per molti mesi si è parlato di vantaggi per la
produttività, o di sostituzione del lavoro (soprattutto delle mansioni noiose e
ripetitive) con l’AI, siamo arrivati a un punto dove si intravedono più che
altro le prime sostituzioni di lavoratori. E ciò sebbene la promessa crescita di
produttività lasci ancora molto a desiderare (non parliamo della sostituzione di
ruoli).
Mentre gli stessi lavoratori del settore tech (un’elite che per anni ha
viaggiato in prima classe anche nelle peggiori fluttuazioni del mercato del
lavoro) si sono resi conto di trovarsi in una situazione piuttosto scomoda: più
licenziabili, da un lato, e più esposti ai dilemmi etici di lavorare per aziende
che hanno abbandonato precedenti remore per contratti di tipo militare,
dall’altro.
Partiamo proprio dalla guerra.
Una parte di dipendenti di Google DeepMind (l’unità di Alphabet che lavora
sull’intelligenza artificiale e tra le altre cose ha rilasciato Gemini, la
famiglia di modelli linguistici di grandi dimensioni) stanno cercando di
sindacalizzarsi per contestare la decisione dell'azienda di vendere le sue
tecnologie ai militari, e a gruppi legati al governo israeliano. ...
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A oltre 140 moderatori di contenuti di Facebook è stato diagnosticato un
disturbo post traumatico, causato dall’esposizione prolungata a immagini e video
di omicidi, suicidi, abusi sessuali su minori e affini.
A rivelarlo è il Guardian, che ha precisato che i moderatori in questione hanno
lavorato tra le 8 e le 10 ore al giorno nella struttura di Samasource in Kenya,
una società esterna che si è occupata di gestire l’attività di moderazione per
conto di Meta, utilizzando per lo più collaboratori provenienti dall’Africa.
“Le prove sono indiscutibili: moderare Facebook è un lavoro pericoloso che
provoca un disturbo da stress post traumatico per tutta la vita a quasi tutti
coloro che lo fanno”, ha dichiarato al Guardian Martha Dark, fondatrice di
un’organizzazione britannica non a scopo di lucro che sta seguendo il caso dei
moderatori kenioti. Ma Meta non ha rilasciato alcun commento al riguardo.
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