Una puntata di solo notizie positive: raccordo.info, un aggregatore di
movimento; appuntamenti di hacking a Milano; spettacolo teatrale per parlare
dell'IA a scuola; sindacalizzazione dellə lavoratorə che annotano i dati per
l'IA; il progressivo abbandono del software proprietario statunitense da parte
di varie amministrazioni europee.
Apriamo con la presentazione di raccordo.info, un "aggregatore di movimento",
ovvero un sito in cui trovare tutti (o quasi) i contenuti prodotti da realtà di
movimento. Un modo per informarsi fuori dai social media commerciali, senza
tracciamento né profilazione né app da installare.
Proseguiamo con la presentazione di HackInSocs 2026, appuntamento di hacking:
27-28-29 settembre al Settore Occupato Città Studi, Via Celoria 22, Milano
Con Stefano Penge, autore di 1RxI - Un robot per insegnante , parliamo di come è
nato questo spettacolo teatrale che ha lo scopo di divulgare i punti critici
dell'introduzione dell'IA a scuola.
Ci spostiamo in Kenya, per proseguire il ragionamento iniziato alcuni mesi fa
sulla quantità di lavoro invisibile che è implicita in quella che chiamiamo
intelligenza artificiale. Lo facciamo leggendo alcune dichiarazioni della Data
Labelers Association, realtà che organizza lavoratori e lavoratrici di questo
settore.
A partire dalla decisione del governo tedesco di rendere obbligatorio l'uso
dello standard ODF - cioè quello promosso da LibreOffice - a scapito dell'OOXML
- che invece è di Microsoft - parliamo della progressiva migrazione delle
pubbliche amministrazioni europee verso software non-statunitensi e
tendenzialmente con licenze open source in nome della sovranità digitale.
Ascolta l'audio sul sito di Radio Ondarossa
Tag - lavoratori
È successo il contrario, in un’azienda che l’aveva messa a disposizione dei
dipendenti senza obbligarli a usarla
Tra aprile e dicembre del 2025 due ricercatrici dell’università della California
Berkeley hanno condotto uno studio in un’azienda tecnologica californiana di
circa 200 dipendenti. Volevano valutare se e come la progressiva diffusione di
strumenti popolari basati sull’intelligenza artificiale generativa, come i
chatbot, avrebbe cambiato le abitudini di lavoro. Dai primi risultati, parte di
una ricerca ancora in corso, è emerso che usare l’AI aveva semplificato e
velocizzato molti compiti dei dipendenti, ma nel complesso aveva aumentato il
tempo che dedicavano al lavoro senza nemmeno accorgersene. E questo aveva avuto
ripercussioni sulle loro condizioni psicofisiche.
In sostanza, durante gli otto mesi di osservazione, le persone avevano lavorato
a un ritmo più veloce, avevano svolto da sole più compiti e avevano lavorato per
più ore, rispetto a prima dell’introduzione degli strumenti di intelligenza
artificiale. E lo avevano fatto senza che nessuno glielo avesse chiesto:
l’azienda non le aveva obbligate a usare l’AI, ma aveva fornito loro abbonamenti
aziendali a strumenti popolari disponibili in commercio e destinati ai clienti
individuali (B2C), come per esempio ChatGPT o Gemini.
Leggi l'articolo
Una persona anonima ha filmato il momento in cui un pezzo di montagna è crollato
su centinaia di persone. Sono immagini agghiaccianti che mostrano il panico e il
caos in una nuvola di polvere. Quando tutto si è concluso, è rimasta la
desolazione, insieme a un bilancio pesantissimo: almeno settanta morti.
Il disastro è successo il 15 novembre in una miniera di rame e cobalto nella
zona orientale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc). È il tipo di
incidente che di solito passa inosservato tra le disgrazie del mondo. Ma allora
perché parlarne? Perché tutto, in questa storia, è scandaloso. E soprattutto
riguarda da vicino anche noi, consumatori passivi.
A estrarre dal sottosuolo congolese le ricchezze indispensabili per produrre i
dispositivi digitali come i nostri smartphone e quelli della transizione
ecologica come i pannelli solari, ci sono grandi aziende minerarie cinesi o
occidentali. Ma anche centinaia di migliaia di singoli minatori, che cercano
fortuna in pozzi abbandonati o non più redditizi. Sono questi minatori che
agiscono “fuori dal sistema” a essere stati colpiti dalla catastrofe di Kalando.
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Nella puntata di domenenica 17 novembre intervistiamo Antonio Casilli sul lavoro
nascosto e senza diritti che fa funzionare l'Intelligenza Artificiale; di questi
temi parleremo meglio Giovedì 20 al Forte Prenestino con la proiezione di In the
belly of AI. Segnaliamo alcune iniziative, poi le notiziole: l'Unione Europea
attacca il GDPR per favorire le grandi imprese dell'IA; Google censura video che
documentano il genocidio in Palestina: quali alternative?
Nella lunga intervista con Antonio Casilli, professore ordinario all'Istituto
Politecnico di Parigi e cofondatore del DiPLab, abbiamo parlato del rapporto tra
Intelligenza Artificiale e lavoro: la quantità di lavoro diminuisce a causa
dell'intelligenza artificiale? quali sono i nuovi lavori che crea? come si
situano nella società le data workers, ovvero le persone che fanno questi
lavori? come è strutturata la divisione (internazionale) del lavoro che fa
funzionare l'intelligenza artificiale? è vero che sostituisce il lavoro umano?
Per approfondire questi sono alcuni siti di lavoratori che si organizzano
menzionati durante la trasmissione:
* https://data-workers.org/
* https://datalabelers.org/
* https://turkopticon.net/
* https://www.alphabetworkersunion.org/
Inoltre:
* L'approfondimento di Entropia Massima, sempre con Antonio Casilli
* L'approfondimento di StakkaStakka di Luglio 2024, sempre con Antonio Casilli
Tra le iniziative:
* lo Scanlendario 2026 a sostegno di Gazaweb
* 27 Novembre, alle cagne sciolte, presentazione del libro "Server donne" di
Marzia Vaccari (Agenzia X, 2025)
Ascolta la puntata intera o l'audio dei singoli temi trattati sul sito di Radio
Onda Rossa
Puntata 25 di EM, settima del ciclo Estrattivismo dei dati, parliamo di
Intelligenza Artificiale e lavoro.
Nella prima parte, la trasmissione affronta il tema dell’intelligenza
artificiale dal punto di vista del lavoro nascosto che ne rende possibile il
funzionamento. Ospite Antonio Casilli, che racconta come dietro ogni algoritmo,
chatbot o app ci sia una vasta rete di lavoratori spesso invisibili e
sottopagati, impegnati in attività di addestramento e moderazione dei sistemi di
IA. La discussione esplora il legame tra sfruttamento digitale e automazione,
mostrando come il lavoro umano venga semplicemente spostato e reso meno
visibile, ma non eliminato.
Nella seconda parte, si approfondisce il concetto di "lavoro invisibilizzato"
nell’era delle piattaforme e dell’intelligenza artificiale. Casilli descrive
come molti lavoratori digitali, anche in Europa, restino fuori dal campo visivo
pubblico, spesso vincolati da contratti di riservatezza e condizioni precarie.
Nella terza parte, il focus si sposta sulle possibili prospettive politiche e
sindacali: si parla di nuove forme di organizzazione e tutela dei lavoratori
digitali, dalle iniziative sindacali dal basso alle azioni legali collettive,
fino all’ipotesi di cooperative di intelligenza artificiale.
Ascolta l'audio nel sito di Radio Onda Rossa
Newsletter N. 205 - 11 maggio 2025
Numero centrato soprattuto su AI, lavoratori e rapporti di potere
Dopo l’ondata di attenzione e infatuazione mediatica che ha accompagnato il
lancio di ChatGPT e di molti altri strumenti di intelligenza artificiale
generativa, dopo che per molti mesi si è parlato di vantaggi per la
produttività, o di sostituzione del lavoro (soprattutto delle mansioni noiose e
ripetitive) con l’AI, siamo arrivati a un punto dove si intravedono più che
altro le prime sostituzioni di lavoratori. E ciò sebbene la promessa crescita di
produttività lasci ancora molto a desiderare (non parliamo della sostituzione di
ruoli).
Mentre gli stessi lavoratori del settore tech (un’elite che per anni ha
viaggiato in prima classe anche nelle peggiori fluttuazioni del mercato del
lavoro) si sono resi conto di trovarsi in una situazione piuttosto scomoda: più
licenziabili, da un lato, e più esposti ai dilemmi etici di lavorare per aziende
che hanno abbandonato precedenti remore per contratti di tipo militare,
dall’altro.
Partiamo proprio dalla guerra.
Una parte di dipendenti di Google DeepMind (l’unità di Alphabet che lavora
sull’intelligenza artificiale e tra le altre cose ha rilasciato Gemini, la
famiglia di modelli linguistici di grandi dimensioni) stanno cercando di
sindacalizzarsi per contestare la decisione dell'azienda di vendere le sue
tecnologie ai militari, e a gruppi legati al governo israeliano. ...
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A oltre 140 moderatori di contenuti di Facebook è stato diagnosticato un
disturbo post traumatico, causato dall’esposizione prolungata a immagini e video
di omicidi, suicidi, abusi sessuali su minori e affini.
A rivelarlo è il Guardian, che ha precisato che i moderatori in questione hanno
lavorato tra le 8 e le 10 ore al giorno nella struttura di Samasource in Kenya,
una società esterna che si è occupata di gestire l’attività di moderazione per
conto di Meta, utilizzando per lo più collaboratori provenienti dall’Africa.
“Le prove sono indiscutibili: moderare Facebook è un lavoro pericoloso che
provoca un disturbo da stress post traumatico per tutta la vita a quasi tutti
coloro che lo fanno”, ha dichiarato al Guardian Martha Dark, fondatrice di
un’organizzazione britannica non a scopo di lucro che sta seguendo il caso dei
moderatori kenioti. Ma Meta non ha rilasciato alcun commento al riguardo.
Link all'articolo qui
"A partire proprio dal tuo lavoro abbiamo diverse domande per arrivare anche
alle ultimissime ricerche che hai fatto con i tuoi collaboratori e altri
ricercatori. Ma prima di arrivare a questo tema vorremmo un attimo definirne dei
contorni e quindi incominciare chiedendoti un pochino come sei arrivato negli
ultimi anni nel tuo lavoro di ricerca a occuparti di lavoro digitale e in
particolar modo di intelligenza artificiale e la sua intersezione col mondo del
lavoro."
Durante tutta l'intervista vengono svelati i molti luoghi comuni legati alla
scomparsa del lavoro a causa dell'Intelligenza Artificiale. Si può dire che il
mito della scomparsa del lavoro è un prodotto ideologico del sistema
capitalistico attuale. Il lavoro al contrario viene nascosto, sempre più
delocalizzato (anche in Madagascar) e sotto pagato. A volte addirittura è il
lavoro umano che sostituisce ciò che viene venduto come Intelligenza
Artificiale: durante l'intervista vengono fatti diversi esempi.
Ascolta l'intervista di Stakka Stakka su Radio Backout
Insieme al colosso degli Iphone e al gruppo di Elon Musk, anche Microsoft,
Alphabet e Dell sono state denunciate da un’ong negli Stati Uniti per aver
consapevolmente impiegato metallo estratto da minatori bambini in Congo. Se i
giudici daranno via libera sarà la prima causa in tribunale relativa alle
forniture di cobalto
Tesla, Apple e altri campioni dell’hi-tech «made in Usa» rischiano di finire
alla sbarra per il cobalto insanguinato. Sarebbe il primo caso in tribunale
relativo alle forniture del metallo impiegato nelle batterie: una causa che fa
da pendent a quella che di recente ha visto ExxonMobil assolta dal reato di aver
nascosto all’opinione pubblica il ruolo del petrolio nel cambiamento climatico e
che potrebbe fare da apripista ad analoghe azioni giudiziarie contro società che
vantano credenziali “green”.
Sono accuse gravissime quelle che International Rights Advocates, una ong
americana, rivolge ad alcuni tra i maggiori utilizzatori mondiali di batterie a
nome di 14 famiglie della Repubblica democratica del Congo, Paese da cui
proviene oltre il 60% del metallo impiegato nei catodi, noto per le continue
violazioni dei diritti umani.
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Maurizio Franzini e Lisa Magnani prendendo spunto da un emendamento alla legge
australiana sul Fair Work, approvato recentemente, riflettono sul diritto dei
lavoratori a disconnettersi fuori degli orari normali di lavoro, ignorando
messaggi e chiamate del datore di lavoro. Gli autori richiamano brevemente gli
ostacoli al pieno riconoscimento di questo diritto e ritengono che in gioco non
vi sia soltanto il problema del confine tra lavoro e non lavoro ma la più
generale concezione del lavoro e del suo ruolo nella vita delle persone.
Il 12 febbraio scorso Camera e Senato australiano hanno approvato un emendamento
che modifica il Fair Work Act del 2009. La notizia ha avuto risonanza a livello
internazionale perché il tema è di grande importanza, per le ragioni che
cercheremo di chiarire. Si tratta del diritto dei lavoratori alla disconnessione
al di fuori degli orari di lavoro, quindi il riconoscimento del diritto di non
rispondere, in quegli orari, a chiamate o mail del datore di lavoro o di terze
parti (ad esempio, clienti).
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