La puntata 131 del podcast di Simone Pieranni parte dalle proteste dei
dipendenti di Palantir contro il coinvolgimento dell'azienda nella brutalità
dell'ICE e nella guerra in Iran e arriva a raccontarci perché, e come, la
Silicon Valley vuole dominare il mondo.
Ma è nella seconda parte che il podcast è più interessante.
1. l'ascesa della tecnologia patriottica Stiamo assistendo alla progressiva e
inesorabile fuzione tra i confini civili e quelli militari. Le aziende
commerciali di AI non si limitano più a formire servizi alle aziende o ai
consumatori. Sono ormai organicamente incorporate negli ecosistemi di
sicurezza nazionale e di difesa.
2. il boom del cosiddetto Dual Use. la tecnologia civile applicata scopi
bellici. La spesa militare globale intanto ha raggiunto livelli che non si
vedevano dai primi anni della guerra fredda e l'Ukraina ha funzionato come
un enorme laboratorio di guerra per le AI.
3. la ricerca di un'intelligenza artificiale sovrana. Fino a pochi anni fa
dipendere dai software americani era considerato normale, quasi inevitabile.
Oggi è percepito come una minaccia esistenziale alla sicurezza nazionale. I
governi del resto del mondo hanno capito che chi controlla l'infrastruttura
tecnologica ha il potere di spegnere un intero paese.
4. il rischio di una gigantesca bolla finanziaria Per mantenere questa egemonia
sempre più sfuggente le grandi aziende americane stanno bruciando capitali a
un ritmo insostenibile. Se la bolla dovesse scoppiare perché le IA non
genera i profitti civili sperati, l'intera corsa globale si riconfigurerebbe
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Tag - sovranità digitale
La Francia abbandona Windows in favore di Linux per le postazioni governative:
non un esperimento pilota, ma un impegno formale guidato dalla DINUM con il
supporto di ANSSI, DGE e DAE, con piano definitivo atteso per l'autunno.
Il motore è la sovranità digitale: i ministri francesi dichiarano apertamente la
necessità di ridurre la dipendenza da strumenti americani, riprendendo il
controllo su dati, infrastrutture e decisioni strategiche nazionali.
L'iniziativa potrebbe innescare un effetto a cascata in tutta l'UE, con
implicazioni significative per le aziende software statunitensi e un orizzonte
temporale che si estende almeno fino al 2026.
Le motivazioni politiche sono esplicitate senza ambiguità dai ministri francesi.
"Dobbiamo diventare meno dipendenti dagli strumenti americani e riprendere il
controllo del nostro destino digitale", ha scritto David Amiel, Ministro per
l'Azione Pubblica e i Conti, nel comunicato ufficiale. Il ministro ha aggiunto
che la Francia "non può più accettare che i propri dati, la propria
infrastruttura e le proprie decisioni strategiche dipendano da soluzioni di cui
non controlliamo le regole, i prezzi, l'evoluzione e i rischi."
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Dopo aver abbandonato Meet, Zoom e Teams è ora il turno di Microsoft Office.
LaSuite, la piattaforma collaborativa ufficiale dello Stato francese sviluppata
da DINUM come alternativa strutturale alle suite Office commerciali nella
Pubblica Amministrazione. Il Paese d'Oltralpe mette al bando le soluzioni
sviluppate da fornitori statunitensi.
Strumenti come Microsoft Office e Microsoft 365 sono diventati nel tempo lo
standard di fatto per la redazione dei documenti, la gestione dei file, la
comunicazione e il lavoro collaborativo. Tuttavia, l’adozione diffusa di queste
soluzioni ha sollevato interrogativi crescenti in materia di sovranità digitale,
controllo dei dati pubblici, dipendenza da fornitori extra-europei e
sostenibilità dei costi nel lungo periodo. È in questo contesto che nasce
LaSuite, piattaforma collaborativa ufficiale dello Stato francese: un ambiente
di lavoro digitale integrato che sostituisce l’uso delle suite Office
commerciali all’interno della Pubblica Amministrazione, offrendo al personale
pubblico strumenti equivalenti per scrittura, collaborazione, gestione
documentale, comunicazione e riunioni online, ma basati su software open source,
dati ospitati in Francia e una governance interamente pubblica.
La domanda è: Perché non usare strumenti liberi esistenti?
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La Francia compie una scelta netta in materia di sovranità digitale, annunciando
la progressiva sostituzione di Microsoft Teams, Google Meet, Zoom, Webex e di
altre piattaforme di videoconferenza extra-europee con Visio, una soluzione
sviluppata e controllata dallo Stato. La decisione non riguarda soltanto
l’adozione di un nuovo strumento tecnologico, ma riflette una strategia più
ampia volta a ridurre le dipendenze strutturali dalle Big Tech, rafforzare la
sicurezza delle comunicazioni pubbliche e riaffermare il controllo nazionale
sulle infrastrutture digitali critiche della Pubblica Amministrazione.
Dal punto di vista tecnico, Visio non è una piattaforma sviluppata ex novo, ma
un sistema costruito su tecnologie aperte e standard industriali consolidati,
adattati e integrati all’interno di un’architettura controllata dallo Stato.
L’eliminazione di soluzioni come Teams, Meet, Zoom e Webex consente allo Stato
di riprendere il controllo su elementi spesso invisibili: politiche di logging,
conservazione dei dati, gestione delle vulnerabilità, aggiornamenti di sicurezza
e audit del codice. In un contesto di minacce cyber sempre più sofisticate, la
possibilità di integrare Visio nelle architetture di sicurezza nazionali è
descritto come un vantaggio decisivo.
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Il colosso aeronautico prepara una gara da oltre 50 milioni per portare sistemi
e dati mission critical su un cloud europeo «digitalmente sovrano» e ridurre i
rischi legati al CLOUD Act Usa
Airbus vuole mettere in discussione una delle dipendenze più profonde
dell’industria europea: quella da Amazon, Google e Microsoft. Lo ha detto la
vicepresidente per gli Affari digitali del colosso europeo dell’aeronautica,
Catherine Jestin, citata dall’emittente francese Bfm, secondo cui il gruppo
starebbe preparando una gara per portare applicazioni e dati «mission critical»
su un cloud europeo «digitalmente sovrano», con l’obiettivo esplicito di ridurre
l’esposizione a norme Usa come il CLOUD Act (la legge del 2018 che può obbligare
i provider cloud sotto giurisdizione americana a consegnare dati che
controllano, anche se quei dati sono conservati in Europa). La partita si aprirà
all’inizio di gennaio 2026 e vale oltre 50 milioni di euro su un orizzonte fino
a dieci anni.
* Che cosa vuole spostare Airbus
* La gara
* Concorrenza e lock-in: la partita europea sul cloud
* L’«80/20» di Jestin
* Il convitato di pietra (Cloud ACT)
* Perché Airbus accelera adesso
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Lo Schleswig-Holstein ha completato l'eliminazione di Microsoft Exchange e
Outlook. Adesso tocca a Windows.
Il Land tedesco dello Schleswig-Holstein dopo oltre un anno di lavori ha
completato la migrazione dei suoi sistemi e-mail verso soluzioni open source,
abbandonando Microsoft Exchange e Outlook in favore di Thunderbird e
Open-Xchange. Parte di un piano più ampio di digitalizzazione pubblica basata su
software libero, la transizione ha coinvolto circa 30.000 dipendenti
dell'amministrazione regionale. L'obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza
da fornitori proprietari, migliorare la trasparenza e rafforzare la sovranità
digitale. Il progetto è stato coordinato dal Ministero dell'Economia, della
Tecnologia e della Digitalizzazione del Land, con il supporto tecnico di
Dataport, ente pubblico specializzato in infrastrutture IT.
Il passaggio all'open source non si limita alla posta elettronica. Lo
Schleswig-Holstein ha già avviato la sostituzione di Microsoft Office con
LibreOffice e sta pianificando l'adozione di Linux come sistema operativo
principale per i desktop pubblici.
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L’Europa continua a confondere addestramento con cultura digitale. La
colonizzazione tecnologica americana prosegue indisturbata, mentre di sovranità
non resta che qualche slogan buono per i convegni
Ci stiamo avvicinando a passi da gigante a quella che Gibson chiama “la
singolarità dell’idiozia“, in inglese Singularity of Stupid. Da una parte ci
sono quelli che vogliono menare i russi trent’anni dopo il crollo dell’Unione
Sovietica, e dall’altra ci sono gli Stati Uniti che non sanno decidere se
preferiscono una dittatura o una guerra civile, con una crescente possibilità di
ottenere entrambe.
In mezzo, c’è una dozzina di tipi oscenamente ricchi e fantasticamente stupidi,
che si diverte a bruciare centinaia di miliardi in un culto millenaristico
chiamato Intelligenza Artificiale.
E poi ci siamo noi delle colonie, sempre pronti a correre dietro all’ultima moda
che viene da oltreoceano.
Tra i temi affrontati da Vannini nell'articolo, segnaliamo:
* ChatControl: quando la sicurezza minaccia la privacy
* L’illusione della sicurezza senza privacy
* Il grande errore del cloud computing
* L’America di Trump: una nuova realtà geopolitica
* L’assenza di sistemi operativi europei
* L’addestramento mascherato da digitalizzazione
* L’illusione dell’intelligenza artificiale
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Il 6 febbraio 2025 il presidente USA Donald Trump ha imposto una serie di
sanzioni alla Corte penale internazionale per le indagini su personale
statunitense e su alcuni alleati, incluso Israele. Le sanzioni sono state
applicate non con una legge, ma con un executive order — una sorta di “potere
speciale” che il presidente USA può utilizzare in casi di estrema gravità senza
dover passare prima dal Parlamento.
In sintesi, dunque, a prescindere dalla possibilità di un controllo da parte
delle corti USA e non di quelle dei Paesi UE, il dato di fatto —e di diritto— è
che l’esecutivo può decidere di bloccare la funzionalità dei servizi erogati da
Big Tech e ha il diritto, o meglio, il potere, di prendere i dati localizzati
nell’Unione.
Al netto delle sottigliezze del linguaggio diplomatico, infatti, in nessuno di
questi accordi è previsto che la UE possa avere voce in capitolo nelle scelte di
homeland security e di politica internazionale degli USA. Dunque, non si capisce
quale sia l’utilità di avere incluso nel regolamento sulla protezione dei dati
personali delle norme da applicare direttamente in altri Paesi quando questi,
come da ultimo dimostra il caso DeepSeek, possono tranquillamente ignorarle in
nome del principio dell’autonomia delle giurisdizioni.
I fatti e la storia hanno dimostrato come free software e open source
rappresentano un modello alternativo ed efficace per la gestione della sovranità
su dati, informazioni e programmi.
Utilizzare questo approccio alla proprietà intellettuale consente di avere il
controllo pieno sul modo in cui funzionano le infrastrutture e di alimentare la
creazione di un mercato dei servizi alle istituzioni pubbliche e private che non
dipende necessariamente da soggetti stranieri, e lascia le risorse investite nel
territorio della UE.
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L’Europa dipende dalle big tech americane, rischiando la sicurezza nazionale.
Servono alternative europee integrate a tutti i livelli dell’infrastruttura
digitale. La collaborazione pubblico-privato e l’open source sono fondamentali
per costruire l’EuroStack e garantire l’indipendenza tecnologica europea
La dipendenza dell’Europa dalle tecnologie digitali americane e cinesi
rappresenta una minaccia significativa per la sua sovranità, sicurezza e
competitività economica. Per affrontare questa sfida, è essenziale sviluppare un
“EuroStack“, un ecosistema digitale integrato che copra tutti i livelli, dai
chip alle applicazioni, garantendo così l’autonomia tecnologica del continente.
L’Eurostack è un’iniziativa proposta dall’Ucl all’Unione Europea per creare un
ecosistema tecnologico indipendente e sovrano, con l’obiettivo di ridurre la
dipendenza da colossi tecnologici stranieri come Alphabet, Amazon, Apple,
Microsoft e altri.
Questo progetto mira a sviluppare infrastrutture digitali completamente europee,
tra cui piattaforme cloud, intelligenza artificiale (AI), reti di
telecomunicazione e software, in linea con i valori europei di protezione dei
dati personali, sovranità digitale e supporto alle imprese locali.
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Le mani sulle reti L’eccezionalismo muskiano sembra una categoria analitica
fallace (come anche «tecnodestra» ma sarebbe un altro discorso) che dietro la
cortina di fumo creata intorno al personaggio rischia di ostacolare la
comprensione di fenomeni strutturali ben più importanti.
Nel dibattito pubblico italiano ed europeo si sta affermando una sorta di
eccezionalismo muskiano. Molti commentatori e politici, infatti, descrivono Elon
Musk come fosse un fenomeno nuovo e totalmente a sé stante nel panorama del
digitale (o, più in generale, dei grandi detentori di capitali). Alcune
questioni di fondo vanno chiarite per evitare di trovarsi spiazzati quando un
altro miliardario tecnocrate, come è adesso il caso di Zuckerberg, compie mosse
che vanno incontro al nuovo potere trumpiano. Dove sarebbe allora questo
eccezionalismo di Musk? Quello che fa veramente la differenza non sono tanto le
sue parole.
Quello che mi sembra di gran lunga più importante è il processo che ha portato
tutti i principali Paesi europei, con l’Italia in prima fila, a consegnare a una
manciata di imprese statunitensi il controllo di tre infrastrutture essenziali,
ovvero, le infrastrutture di comunicazione, archiviazione ed elaborazione delle
informazioni. Stati che non controllino, anche fisicamente, queste
infrastrutture sono, per dirla in maniera delicata, a sovranità limitata.
Leggi l'articolo di J.C. De Martin