La prima metà della trasmissione è dedicata al trasporto "pubblico" a Roma, al
tema della sua privatizzazione e degli effetti concreti che questo causa: dai
"normali" autobus che non passano, alla più sofisticata mancanza di
interoperabilità con i sistemi informativi dell'Atac. Facciamo qualche
considerazione sui meccanismi di privatizzazione e sulla tattica degli
"spezzettamenti".
La seconda metà è invece dedicata alla notizia del recente blackout in Spagna, e
all'accusa che le rinnovabili siano la causa. Cerchiamo di distillare la parte
di verità contenuta in questa informazione, contestualizzandola però con delle
spiegazioni su come funziona, a grandi linee, la rete elettrica e con uno
sguardo anche all'importante precedente del blackout del 2003 in Italia.
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Tag - energia
Il blackout di Madrid manda un messaggio molto chiaro: attenzione a concentrare
così tante funzionalità e servizi, sia pubblici, sia privati, sullo smartphone.
O più precisamente: attenzione a farlo senza lasciare alternative reali
funzionanti. Perché lo smartphone funzioni, infatti, devono essere soddisfatte
due condizioni: Internet deve funzionare (sia l’accesso wireless, sia
l’infrastruttura complessiva, fatta di cavi, data centers, apparecchiature di
rete e molto altro) e deve esserci elettricità per caricare la batteria (oltre
che per far funzionare Internet).
Invece di riporre una fiducia incondizionata nella nostra capacità di far
funzionare le infrastrutture cruciali con affidabilità totale, quindi,
identifichiamo piuttosto, con pragmatismo, e anche un po’ di umiltà, alcuni
strumenti e servizi di cui è opportuno preservare la versione “analogica”, a
prescindere dalla diffusione delle equivalenti versioni digitali. Senza pretese
di esaustività, vediamo tre esempi: il denaro contante, la radio FM e i
documenti d’identità fisici.
Leggi l'articolo su Il Manifesto
Puntata del 27 aprile
La prima parte della puntata è dedicata ad analizzare come sta andando la
produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, sottolineando le
differenze tra quello che avviene in Cina e in Europa.
Nella seconda parte, alcune notiziole su temi digitali, prevalentemente
riguardanti Google e i suoi problemi con l'antitrust.
Ma non mancano informazioni su quanto avviene in Europa: multe morbide a Meta ed
Apple, esposti sugli eccessi del piracy shield spagnolo, autodifesa digitale
alla commissione europea: forniti cellulari usa e getta e sistemi di schermatura
varia per membri dello staff che visitano gli Stati Uniti... e l'Ungheria.
Ascolta l'audio sul sito di Radio Onda Rossa
Tutti cercano l' “oro bianco”, il cui impiego cresce del 25% ogni anno. Il
“triangolo del litio” in Sudamerica diventa strategico. Anche in Italia parte la
caccia
La fame di litio del 2025 passa nuovamente per il Sud America. Ma l’appetito per
nuove miniere è tale che la febbre ha raggiunto persino l'Italia. Una corsa
sempre più incalzante: ma per farne cosa? In sostanza, veicolare la transizione
energetica nei settori più disparati, da quello automobilistico a quello
ciclistico, dall’aviazione alla missilistica, al nucleare: per non parlare degli
impieghi legati alla salute, con il litio che serve anche come elemento per i
più usati antidepressivi al mondo. E poi gli oggetti del quotidiano: smalti,
ceramiche, stoviglie, vetri, schermi di computer, tablet, cellulari. E,
soprattutto, le batterie delle auto elettriche.
Wired ha intervistato sul tema Michael Schmidt, funzionario della Dera,
l’Agenzia tedesca dedicata alle risorse minerarie all'interno dell'Istituto
federale per le geoscienze e le risorse naturali, all'ultimo Battery Forum
organizzato a Venezia da Alkeemia. Schmidt ha approfondito molti aspetti del
crescente interesse per il litio:
“Ci sono diverse ragioni" dice. "La transizione energetica richiederà batterie
elettriche e sistemi di accumulo energetici. L'adozione dei veicoli elettrici
crescerà perché molti governi hanno richiesto quote specifiche. L'Ue, ad
esempio, ha vietato la produzione di nuovi veicoli termici a partire dal 2035.
Nelle batterie agli ioni di litio, il metallo non può essere sostituito
facilmente senza sacrificare la densità energetica. Ciò è dovuto alle sue
proprietà chimiche. Pertanto, la domanda futura sarà determinata da evoluzioni
che interessano fattori sia chimici sia normativi”.
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L’ampia diffusione dell’Intelligenza Artificiale, che notoriamente consuma molta
energia, sta mettendo sotto pressione la rete elettrica dell’Irlanda e ancor più
seriamente sta mettendo in forse il ruolo di punta del paese come hub
tecnologico d’elezione delle Big Tech Usa in Europa.
Lo scrive Politico.eu, aggiungendo che il problema energetico di Dublino
potrebbe di fatto ridisegnare il panorama tecnologico del Vecchio Continente.
[...]
Domanda di data center non sostenibile in Irlanda
Nel frattempo, il Ministero dell’ambiente, del clima e delle comunicazioni
irlandese ha riconosciuto in una dichiarazione che “non tutta la domanda di
sviluppo di data center può essere soddisfatta in modo sostenibile” nel breve
termine. Mentre i giganti della tecnologia Amazon, Microsoft e Google iniettano
miliardi nell’infrastruttura cloud europea che alimenta l’intelligenza
artificiale, la disponibilità di energia (idealmente, economica e verde)
potrebbe emergere come un criterio fondamentale per determinare le loro prossime
destinazioni di investimento.
“I data center, come tutti i grandi consumatori di energia, devono esistere
entro i limiti della nostra legislazione e dei nostri obiettivi sul clima, così
come della nostra sicurezza energetica”, hanno affermato, riecheggiando un
avvertimento simile del ministro irlandese per il clima e l’ambiente Eamon Ryan
in un’intervista al Financial Times.
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Chi produce attualmente minerali critici come cobalto, litio, nichel e rame?
Quali Paesi hanno riserve che possono essere estratte in futuro?
I dati sono disponibili per rispondere ad alcune di queste domande. Istituzioni
come il Servizio geologico degli Stati Uniti, il Servizio geologico britannico,
l'Agenzia internazionale per l'energia e il Payne Institute li pubblicano. Ma è
ancora difficile ottenere una rapida panoramica della produzione e delle riserve
globali.
Oggi il sistema energetico mondiale è alimentato principalmente da combustibili
fossili. La transizione verso un sistema a basse emissioni di carbonio sposterà
le sue fondamenta dal carbone, dal petrolio e dal gas ai minerali necessari per
l'energia solare, eolica, nucleare, le batterie e altre tecnologie. Le dinamiche
del sistema energetico cambieranno radicalmente.
Guarda dati, grafici e mappe che rispondono a queste domande.
Il paese ne ha tantissima, grazie a una delle centrali idroelettriche più grandi
al mondo, ma molti ne approfittano illegalmente per alimentare i computer
necessari per le transazioni
Il Paraguay è un paese sudamericano grande più o meno quanto la Francia. Sta tra
Bolivia, Brasile e Argentina, conta circa 7 milioni di abitanti e non ha un
settore industriale particolarmente sviluppato. Quello che ha, però, è una
gigantesca centrale idroelettrica sul fiume Paranà, costruita insieme al Brasile
tra il 1970 e il 1984: è alimentata dalla diga di Itaipù, tra quelle che
producono più energia al mondo. Grazie a un accordo del 1966 (che l’ex
presidente del Brasile Jair Bolsonaro ha provato a cambiare segretamente, senza
riuscirci) il Paraguay è quindi un paese ricchissimo di energia elettrica che
non sa bene come impiegare. In base all’accordo, quella che avanza viene venduta
a prezzo di favore al Brasile, che ha un territorio molto più vasto di quello
del Paraguay, prima che a qualsiasi altro paese.
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