A Genova il weekend del 20 e 21 giugno due giorni di incontri e riflessioni
sulle questioni di lingue e di linguaggi. Come CIRCE interverremo nella giornata
di domenica sul tema del linguaggio e della tecnologia.
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Gli incontri saranno ospitati presso la Biblioteca Libertaria Francisco Ferrer
(Piazza Embriaci 5/13, Centro Storico) e alla Libera Collina di Castello (Centro
Storico)
Per conoscere il programma visitare l'agenda condivisa.
Ve la ricordate Erin Bronkovich? E' la donna nota per la causa intentata contro
la Pacific Gas & Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente
delle acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. La vinse: il
colosso dell'energia è stato costretto a pagare il più grande risarcimento nella
storia degli Stati Uniti: 333 milioni di dollari. Poi ne fecero anche un film
con Julia Roberts.
La sua ultima iniziativa a protezione dell'ambiente e dei diritti dei cittadini
si chiama "Brockovich AI Data Center Reporting", si tratta di un progetto per
mappare le costruzioni di data center negli Stati Uniti e l'impatto che questi
hanno sull'ambiente e sulla vita della popolazione circostante. Il progetto
raccoglie le segnalazioni di nuovi progetti di costruzione di Data-center o di
impatti negativi sulla popolazione di Data-center esistenti.
Le principali preoccupazioni relative ai data center per l'intelligenza
artificiale messi in luce dal progetto sono: consumo energetico, comumo idrico,
produzione di rifiuti elettronici, rischi legati alla localizzazione,
inquinamento acustico.
Nel sito sono presenti diverse mappe geografiche con la localizzazione dei
data-center o progetti di costruzione, almeno quelli censiti, tematizzate per
tipo. Il progetto mette in risalto i successi ottenuti da amministratori e
cittadini che si sono opposti alla costruzione di questi nuovi eco-mostri.
Consiglio di esprorare il sito
Abbiamo già segnalato l'opposizione alla costruzione di nuovi Data-center
l’IAG può aiutare la formazione? Si risponde guardando la didattica di oggi, la
valutazione di oggi. Come se l’IAG non modificasse il contesto ma si limitasse
ad aggiungere valore. Il contesto rimane quello attuale, e a quello si aggiunge
il valore dell’IAG. La risposta naturalmente è sì, può aiutare. Può aiutare il
docente a preparare le lezioni e i quiz, lo studente a prepararsi a superare
quei quiz studiando sulle mappe generate sulle registrazioni delle lezioni.
Eccetera.
Ma il problema è che l’IAG modifica profondamente questo contesto, in termini di
modalità di funzionamento ma anche di valori. La lezione e il quiz non saranno
come li conosciamo ora (per fortuna). La competenza nella preparazione delle
lezioni sarà sempre meno importante; lo studio mnemonico in vista dell’esame
sarà sempre meno utile. Allora la valutazione dell’impatto andrebbe fatta
tenendo conto delle modifiche al contesto, non riferendosi al contesto
originale,
Più chiaramente: si fa un gran parlare della necessità di insegnare agli
studenti un approccio critico e consapevole per mitigare il rischio di errore
insito nella natura statistica del machine learning e della generazione di
risposte tramite LLM. L’utente di un servizio di IAG deve essere in grado di
valutare il risultato prodotto con un prompt prima di usarlo. Questo lo sanno
fare gli esperti del dominio...
leggi l'articolo di Stefano Penge
Dopo un iter legislativo non troppo rumoroso, l’Italia si avvia a recepire il
Regolamento UE 2024/1689, noto come “AI Act”. Il governo aveva infatti già
licenziato la legge n. 132/25 recante “Principi in materia di ricerca,
sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e di modelli di
intelligenza artificiale”. Il 10 giugno sono arrivati i primi due decreti
attuativi relativi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scuola e in
operazioni di polizia. Proviamo qui ad analizzare i possibili effetti. La prima
cosa che salta all’occhio è che si tratta di due ambiti importanti, sia per gli
effetti sulla società che per i dati economici in gioco: la scuola resta, anche
dopo i ripetuti tagli succedutosi da Berlinguer fino a Valditara, uno dei
capitoli di spesa maggiori, visibilmente maggiore di quanto lo Stato spenda in
difesa e ordine pubblico.
Si tratta quindi di risorse importanti, che sono state reperite relativamente in
fretta. Dove andranno queste risorse? Purtroppo è abbastanza facile dirlo: si
tratta di acquistare software e servizi da un numero esiguo di aziende (le
solite Big Tech americane), o fare formazione per promuovere l’utilizzo dei
software e dei servizi delle suddette aziende.
Leggi l'articolo
IA.basta.org ha realizzato un KIT D’EMERGENZA PER L’INTRODUZIONE DELL’I.A. NELLA
SCUOLA che si può leggere e scaricare.
Uno dei molti e interessanti laboratori e seminari dell'Hackmeeting annuale è
stato la presentazione in diretta da Gaza city e Khan Younis dei GaSH! (Gazaweb
Social Hub). Erano collegati in diretta persone che hanno costruito i due
centri. E' stato molto emozionante il dialogo tra due comunità, quella di
Hackmeeting e quella dei Gazawi che resistono e ricostruiscono le proprie
strutture e la propria vita.
I Gazaweb Social Hub (GASH) sono due centri siti nei pressi delle università di
Gaza City e a Khan Younis. Il contesto è devastato: infrastrutture accademiche e
reti di comunicazione distrutte, migliaia di studenti senza internet né spazi
per studiare.
Dopo l'intervento di emergenza degli “Alberi della rete” che hanno mostrato che
la connettività è vita – per l’educazione, per gli aiuti, per i legami familiari
ora l’obiettivo è restituire accesso stabile allo studio e alla comunicazione. I
GASH vogliono essere ambienti sicuri, connessione stabile per lezioni online ed
esami, gestiti da tecnici e tecniche locali. Perché gli studenti sono il cuore
della ricostruzione culturale e professionale del paese.
* Per contribuire a rendere sostenibili nel tempo i due centri puoi
sottoscrivere per Gazaweb
* Per rimanere aggiornato sulle sorti del progetto puoi seguire il sito di
Gazaweb ospitato dal collettivo Autistici/Inventati
Di seguito il video dell'inaugurazione del centro di Khan Younis.
Un appuntamento online per esplorare come le cooperative possono costruire
modelli di intelligenza artificiale alternativi, democratici e orientati
all’interesse collettivo.
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“Intelligenza artificiale e dati: basta l’etica?”. È con questa domanda, che dà
il titolo al prossimo webinar della Fondazione PICO previsto il prossimo 16
giugno alle 14.30, che i componenti del comitato scientifico di PICO sono
chiamati a discutere sul ruolo che cooperative, istituzioni e comunità possono
avere nella costruzione di modelli di intelligenza artificiale alternativi, più
democratici, trasparenti e orientati all’interesse collettivo.
Intervengono i componenti del Comitato Scientifico di Fondazione PICO: Enzo
Risso (IPSOS), Stefano Tortorici (Scuola Normale Superiore), Antonio Vetrò
(Politecnico di Torino, Centro Nexa) e Carlo Milani (eudema.net e circex.org).
Modera Francesca Martinelli (Fondazione PICO e Centro Studi Doc).
L’iscrizione al webinar è gratuita: è sufficiente compilare l’apposito modulo
online.
Per saperne di più cliccare qui.
Le Big Tech stanno iniziando a fare i conti con un paradosso: l’adozione
massiccia dell'AI, pensata per ridurre i costi del lavoro, rischia di farli
aumentare.
Dopo aver pianificato di trasformare gli agenti AI nella forza lavoro del
futuro, con l'obiettivo di ridurre i costi del personale, ora le Big Tech
potrebbero essere intenzionate a fare un passo indietro rispetto ai loro
progetti. Il motivo? L'intelligenza artificiale grava sul budget delle aziende
ben più dei suoi collaboratori umani, infrangendo la promessa di essere la
soluzione economica per la crescita del business. Il primo a fare luce sulla
questione è stato il CTO di Uber Praveen Neppalli Naga che, in un'intervista
rilasciata a The Information lo scorso aprile, ha dichiarato che l'azienda aveva
già esaurito il budget annuale destinato agli strumenti AI nei primi quattro
mesi del 2026. Una spesa folle, giustificata dalla scelta di Uber di incentivare
l'uso di Claude Code tra i suoi dipendenti, anche adottando politiche interne
volte a premiare i team che utilizzavano maggiormente gli strumenti AI per
portare a termine i propri task.
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Mentre procede l’infrastrutturazione di un mondo organizzato attorno al primato
cognitivo ed economico dell’AI, l’ostilità verso i data centers e il loro
impatto – tanto ambientale quanto sociale – inizia ad assumere una dimensione
minacciosa. Contestazioni e attacchi verso tecnomiliardari come Eric Schmidt e
Sam Altman, pressioni su politici locali e la definizione di un esteso bacino di
dissenso trasversale alle identità politiche, stanno allarmando le agenzie
repressive, a partire dallo U.S. Capitol Police Intelligence Services Bureau.
l'approfondimento della trasmissione di Radio Blackout inizia analizzando un
nuovo mega-progetto nello Utah, che ci consente di osservare le differenti
modalità di relazione tra data centers e apparato militare, per arrivare a
delineare alcune traiettorie repressive che aggiornano le strategie degli
apparati agli imperativi dei nuovi padroni
Ascolta il podcast dell'approfondimento
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Ascola la puntata completa sul sito di Radio Blackout
Si stanno moltiplicano gli appelli e le petizioni (vedi Keep Android Open e
Reclaim the net) per fare pressione affinché Google torni indietro nella sua
decisione di aumentare il controllo sugli smartphone Android. A differenza di
quel che è sempre stato Apple, che ha fatto della propria chiusura verso sistemi
terzi un marchio di fabbrica, Android si è imposto nel mercato dei Sistemi
Operativi per smartphone grazie alla sua apertura verso sviluppatori
indipendenti e al contributo di migliaia di programmatori che hanno contribuito
allo sviluppo di Android stesso che è, nella sua versione di base, software open
source.
Sono due le novità introdotte dall'azienda di Montain View. La prima riguarda la
chiusura verso lo sviluppo e la distribuzione di software indipendente, la
seconda è relativa alla necessità di aver installati sul proprio smartphone i
play services di Google per risolvere i reCAPTCHA.
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