Due settimane fa, in occasione delle giornate #inclusiveart , organizzate dal
prof. Enrico Bisenzi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma @abaroma__ , noi
di Betterpress insieme ad Agnese Trocchi abbiamo condotto un workshop che
metteva in dialogo due mondi: automazione industriale vs intelligenza
artigianale.
Siamo partiti dalla gamificazione e siamo arrivati a una domanda che ci riguarda
tutti: quando il design “ci aiuta” e quando invece ci manipola? Abbiamo
attraversato attention economy e attachment economy, il paternalismo libertario
e le architetture comportamentali capaci di indirizzare—spesso in modo
invisibile—le nostre scelte.
Poi abbiamo fatto un salto: non nostalgico, ma consapevolmente analogico. Un
ritorno alla materia per mettere in discussione ciò che ci viene “automatico” o
che diamo per scontato. Scegliere e comporre una parola vuol dire pensare, e
farlo insieme: lettere una per una, decisioni condivise, significati che
cambiano mentre li discutiamo. E scoprire che qualsiasi tecnologia non è
neutrale.
Da qui l’esercizio: abbiamo chiesto agli studenti di progettare un’interfaccia
non digitale con i caratteri mobili—un lettering che non fosse solo forma, ma un
piccolo dispositivo di pensiero critico. Poi ne abbiamo parlato insieme: cosa
cambia quando l’interazione smette di essere “fluida” e torna a chiedere
attenzione?
Special thanks ad Agnese Trocchi @frenesi_gates circex.org, al prof. Enrico
Bisenzi @e_pratesi e agli studenti, che hanno partecipato con cura, intelligenza
e curiosità.
La storia che vede coinvolti una programmatrice di Meta, Summer Yue, e OpenClaw,
l'agente IA che negli ultimi tempi ha conquistato gli appassionati di
intelligenza artificiale, funge da pratico monito per quanti sono pronti ad
affidare a questi software le gestione completa dei propri dati. Documentato su
X, l'episodio mostra come un compito apparentemente banale possa trasformarsi in
un'azione distruttiva quando un agente automatizzato interpreta in modo errato
le istruzioni ricevute.
L'esperta di sicurezza aveva chiesto a OpenClaw di analizzare la propria casella
di posta sovraccarica e di suggerire quali messaggi eliminare o archiviare.
Invece di proporre una lista di elementi da rimuovere, l'agente ha iniziato a
cancellare rapidamente centinaia di email, ignorando i comandi di stop inviati
dal telefono. Le immagini pubblicate mostrano notifiche in cui l'utente tentava
di interrompere l'operazione senza successo.
Leggi l'articolo
Nella puntata di oggi con Privacy Network e STRALI si parla del Sistema
Riconoscimento Automatico Immagini utilizzato daalle forze dell'ordine italiane.
Privacy Network & STRALI stanno indagando l’utilizzo di SARI Enterprise per
capire quanto viene usato, se funziona, se è compatibile con la protezione dei
dati personali., che bias emergono.
Cosa permette di fare? Chi lo utilizza? Da quanto tempo?
E AFIS (il database delle persone foto-segnalate)?
Ascolta l'audio sul sito di Radio Black out
Commentiamo la testimonianza di Zuckerberg al processo in California che vede
Meta accusata di aver creato delle interfacce che provocano dipendenza alle
persone minori, tali da infliggere loro danni psicologici. Sempre su Meta,
arrivano le prime notizie anche da un altro processo, questa volta nel New
Mexico, dove l'accusa è invece di non aver protetto adeguatamente le persone
minori dall'abuso sessuale.
A seguire, lunga carrellata di notiziole:
* L'unione europea impedisce i tool basati su AI sui device del suo personale
* I tech corps, ovvero un altro passaggio del colonialismo
* Un altro studio mostra che l'AI non ci farà lavorare meno
* L'India stringe le regole sui social media e sugli usi dell'AI
* ChatGPT si prepara a lanciare un social media
* Alcuni importanti siti di notizie chiedono ad Internet Archive di copiare le
versioni archiviate dei loro siti allo scopo di evitare che gli scraper che
accumulano dati per usarli negli LLM possano accedervi
* Openstreetmap riceve un livello di scraping che rende difficile mantenerlo in
attività
Concludiamo con due perle:
* Meta risolve il problema delle persone che smettono improvvisamente di
postare
* Come controllare 10mila aspirapolvere robot per sbaglio
Ascolta l'audio nel sito di Radio Onda Rossa
OCCHI APERTI SU GAZA
sabato 21 febbraio 2026 - dalle 14.30 - Kantiere, Possaccio, Verbania
La giornata si aprirà alle ore 14,30 con l’incontro “Tecnologie digitali: dal
laboratorio Palestina alle nostre vite”, con Carlo Milani (Circe), per
approfondire il ruolo delle tecnologie e dell’informazione nel contesto
palestinese e nelle nostre società.
Alle ore 15,30 è prevista la presentazione del libro “Gaza, la fiamma che non si
spegne” di Bara Abu Wadi, scrittore e ricercatore palestinese originario di
Gaza. L’autore testimonia attraverso la scrittura l’esperienza della guerra e il
racconto di quella città viva nei suoi ricordi e ora ridotta in macerie.
L’incontro sarà curato da Francesca Niccoli e prevede un collegamento da Gaza
con l’autore.
Alle ore 16,30 si terrà l’intervento video “I portuali non lavorano per la
guerra” con José Nivoi, il carismatico leader del CALP di Genova, dedicato al
tema delle mobilitazioni collettive e del ruolo avuto dal comparto dei
lavoratori portuali contro il commercio di armi e l’economia di guerra. Nivoi
farà anche un bilancio del Grande Sciopero Internazionale dei Porti dello scorso
6 febbraio che ha visto coinvolti per la prima volta moltissimi porti del
Mediterraneo e d’Europa (da Genova a Tangeri e da Amburgo al Pireo per citarne
solo alcuni).
Alle ore 18 seguirà un momento conviviale condiviso.
Dalle ore 19 spazio alla musica con alcuni gruppi locali e, come guest star, il
Kantiere ospiterà il cantautore torinese Errico Canta Male, celebre per la
canzone “Vanchiglia”. Il suo ultimo singolo, “Blocchiamo Tutto”, è stato
registrato in studio con grande cura. L’idea del brano è nata dopo diverse
conversazioni con amici e collaboratori: il cantautore torinese voleva
affrontare il tema dell’inasprimento del genocidio palestinese senza cadere
nella retorica, raccontando ciò che osservava in città tra fine settembre e
inizio ottobre. La canzone sintetizza quell’urgenza e quella spinta emotiva in
un testo diretto, dedicato ai martiri palestinesi e a tutte le persone nel mondo
che hanno scelto di aprire gli occhi.
Tra le formazioni presenti anche i verbanesi Mountain’s Foot, band nata nel 2016
dall’incontro di Matteo Scaringelli (chitarra e voce solista), Mauro Ramozzi
(chitarra solista e cori), Simone Facchi (batteria e cori) e Fabio Bonomi
(basso), con alle spalle diverse esperienze nella scena rock locale. Il gruppo
propone un rock and roll old school di chiara ispirazione anni Sessanta e
Settanta, con richiami ai grandi classici dell’hard rock internazionale. Il loro
primo disco omonimo, pubblicato nel 2020 per Delta Records & Promotion, ha
ricevuto riscontri positivi dalla critica di settore per il carattere autentico
e la fedeltà alle sonorità del rock più classico e genuino.
Sul palco anche i Crewska, formazione nata in ambito ska ma con influenze che
spaziano tra reggae, funky, folk e punk rock. La band – composta da batteria,
basso, chitarra, voce e violino – propone prevalentemente brani originali in
italiano, con un sound energico e contaminato.
Ad aprire la parte musicale anche i giovanissimi Kill the Silence, band pop-rock
composta da ragazze e ragazzi tra i 15 e i 18 anni: Alizeè Poletti (voce),
Riccardo Richie Gattei (chitarra), Alessandro Gattei (tastiere), Rebecca
Romagnoli (basso) e Giorgia Vigna (batteria), studenti e studentesse di Omegna,
Verbania e Gozzano e rappresentanti della nuova scena musicale emergente del
territorio.
Si esibiranno inoltre gli Ice Wings, giovanissima band rock della provincia del
VCO composta da Annika De Rosa (voce), Gabriele “Gege” Rolando (chitarra),
Eleonora “Eluzz” Rasi (basso) e Cedric Tommasato (batteria e percussioni), con
una formazione musicale avviata fin dall’infanzia. Nati nel 2021, si sono
rapidamente affacciati sui palchi locali tra concerti, aperture e jam session,
iniziando come cover band e sviluppando progressivamente un repertorio
originale. Dopo l’uscita di diversi singoli nel 2025 e la firma con l’agenzia di
management Sorry Mom!, il gruppo è attualmente impegnato nelle registrazioni
finali del primo album in uscita in primavera.
La piattaforma di crowdmapping denuncia un aumento senza precedenti di
richieste, che mette sotto pressione i server.
La folle corsa dell'AI sta portando aziende e sviluppatori del settore a fare di
tutto per riuscire a conquistare il mercato con un prodotto che sia davvero
degno di nota. E in questo gioco di potere non ci sono regole, nè limiti che
possano essere rispettati. Lo dimostra il caso di OpenStreetMap, una delle più
note piattaforme di crowdmapping al mondo, che di recente ha segnalato la
diffusione crescente di bot che cercano di effettuare lo scraping (selvaggio) di
dati dal sito.
“Il nostro ingegnere senior per la sicurezza, Grant Slater, sta assistendo a
livelli senza precedenti di bot che tentano di sottrarre dati dall'hashtag #OSM
- si legge in un post pubblicato dall'account LinkedIn della piattaforma, con
cui questa ha attirato l'attenzione dei giornalisti sul tema - A titolo di
confronto, negli ultimi anni ha visto 1 o pochi IP effettuare più di 10.000
richieste, ma questa settimana stiamo assistendo a più di 100.000 IP coordinati
per effettuare lo scraping, con ogni IP che effettua poche richieste. In
precedenza avrebbe bloccato temporaneamente 1 o 2 IP e sarebbe andato avanti.
Ora questo non è più possibile”.
“Tecnicamente abbiamo quasi tutto sotto controllo, ma non credo che questo
problema scomparirà senza una discussione più ampia. Una quantità enorme di
risorse (umane e materiali) viene spesa in progetti come il nostro per mantenere
online i nostri servizi, e non siamo soli: anche Wikipedia, Arch Linux, KDE,
Gnome e molti altri stanno difendendosi dallo tsunami”, scrive Grant Slater,
ingegnere senior di OSM, chiamando le piattaforme all’azione.
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Chiamato a testimoniare nell'ambito di una causa sui danni delle piattaforme a
una giovane utente, l'ad di Meta ha fatto di tutto per schivare le sue
responsabilità.
Nello specifico, la presenza di Zuckerberg doveva chiarire se le piattaforme del
colosso, come Facebook e Instagram, fossero state intenzionalmente progettate
per creare dipendenza, e per rispondere alle accuse secondo cui l'azienda
avrebbe deliberatamente adottato strategie per aumentare l'engagement di
adolescenti e pre-adolescenti, innescando negli utenti gravi problemi di salute
mentale.
L'udienza rappresenta uno dei passaggi chiave della causa intentata contro Meta,
YouTube, Snap e TikTok da una ventenne californiana, identificata in aula come
K.G.M. (anche se il suo avvocato si è spesso riferito a lei con il suo nome di
battesimo, Kaley), e da sua madre nel 2023. La tesi è che l'uso compulsivo delle
piattaforme social da parte della ragazza in età estremamente precoce le abbia
causato seri danni psicologici.
Mentre a novembre Meta e Google avevano provato senza successo a far archiviare
il caso, Snap e TikTok hanno poi raggiunto un accordo in via extragiudiziale,
lasciando alle altre società il compito di affrontare il primo di una nutrita
serie di processi sulla dipendenza da social media attualmente in corso a Los
Angeles. Queste cause – che nel gergo giuridico statunitense vengono definite
bellwether – sono state selezionate in quanto rappresentative di un gruppo molto
più ampio di azioni legali simili contro le stesse aziende. I querelanti, che in
totale sono circa 1.600, sostengono che i loro figli siano stati vittime di casi
di depressione, dismorfismo e suicidio.
Articolo completo qui
È successo il contrario, in un’azienda che l’aveva messa a disposizione dei
dipendenti senza obbligarli a usarla
Tra aprile e dicembre del 2025 due ricercatrici dell’università della California
Berkeley hanno condotto uno studio in un’azienda tecnologica californiana di
circa 200 dipendenti. Volevano valutare se e come la progressiva diffusione di
strumenti popolari basati sull’intelligenza artificiale generativa, come i
chatbot, avrebbe cambiato le abitudini di lavoro. Dai primi risultati, parte di
una ricerca ancora in corso, è emerso che usare l’AI aveva semplificato e
velocizzato molti compiti dei dipendenti, ma nel complesso aveva aumentato il
tempo che dedicavano al lavoro senza nemmeno accorgersene. E questo aveva avuto
ripercussioni sulle loro condizioni psicofisiche.
In sostanza, durante gli otto mesi di osservazione, le persone avevano lavorato
a un ritmo più veloce, avevano svolto da sole più compiti e avevano lavorato per
più ore, rispetto a prima dell’introduzione degli strumenti di intelligenza
artificiale. E lo avevano fatto senza che nessuno glielo avesse chiesto:
l’azienda non le aveva obbligate a usare l’AI, ma aveva fornito loro abbonamenti
aziendali a strumenti popolari disponibili in commercio e destinati ai clienti
individuali (B2C), come per esempio ChatGPT o Gemini.
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Il nuovo hobby di giocare con agenti AI intelligenti è affollato di entusiasti
sperimentatori. Una nuova strada che passa tra antichi problemi e porta verso
nuove incertezze.
Doveva succedere, prima o poi, ed è successo la settimana scorsa. Dopo ChatGPT,
è uscita una seconda killer application per le false IA. Senza preavviso, un
virtuoso utente di Github ha rilasciato i sorgenti di un agente IA molto ben
fatto, perfettamente funzionante, installabile e configurabile con estrema
semplicità. È Peter Steinberger, una persona di indubbio ingegno che dichiara di
essere un vibe coder estremo, e di pubblicare spesso codice poco leggibile e
generato tramite LLM senza controllarlo.
Cos'è esattamente Openclaw? E' un software per la creazione di agenti che si
installa e gira in locale sul computer dell'utente. Un agente Openclaw si
interfaccia con i servizi installati sul computer, ma è concepito principalmente
per utilizzare servizi in rete e nel cloud, tra cui necessariamente uno o più
LLM. Openclaw utilizza gli account personali dell'utente per i servizi con cui
l'agente deve interagire; questo implica che l'agente possieda le credenziali
dell'utente, tutte le password, tutti i token per essere in grado di utilizzare
i servizi e le varie API. Cosa mai potrebbe andare storto?
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Scrivere un agente non richiede sofisticatissime nozioni, nemmeno di IA; è un
argomento antico quasi quanto l'IA stessa, e in essa completamente separato dai
suoi altri settori fino a pochi anni or sono. Scrivere un agente come progetto
open source è un lavoro molto impegnativo per una sola persona, anche di
talento;
E qui nasce la domanda: perché l'ha fatto pubblicamente un bravissimo signor
nessuno, e non Sam Altman o Dario Amodei? Perché sono troppo seri? Allora perché
non l'hanno fatto Elon Musk o Satya Nadella? Altro a cui pensare? Allora perché
non Aravind Srinivas oppure Mustafa Suleyman? Troppo accademici? Insomma,
possibile che possa essere sfuggito ai grandissimi spacciatori di LLM di
cavalcare un successo assicurato, presentandolo come progetto aperto, o come
prodotto commerciale, o come qualsiasi cosa nel mezzo?
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