La nuova politica di prezzi “diversificati” di FiberCop per l’accesso alla sua
rete pesa sui concorrenti che lamentano anche gli aumenti della fibra spenta. Ma
il nuovo status di operatore wholesale only consente all'operatore controllato
da KKR di muoversi in questo modo.
Da quando ha ottenuto lo status di operatore wholesale ony da parte di Agcom,
FiberCop – controllato al 70% dal fondo americano KKR e al 16% dal MEF – ha
potuto variare la sua policy di prezzo di accesso destinato agli operatori. Una
policy di prezzo che, secondo quanto scrive il direttore dell’Istituto Bruno
Leoni, Carlo Stagnaro, sul quotidiano MilanoFinanza – MF, varia a seconda delle
zone. Secondo lo studio Leoni, FiberCop applicherebbe una politica di prezzi più
bassi nelle aree in cui si trova a competere con il suo rivale Open Fiber,
mentre al contrario alzerebbe i prezzi dell’FTTH laddove Open Fiber è assente,
per disincentivare la migrazione dall’FTTC e far risparmiare anche i costi di
switch off e attivazione di nuovi contratti.
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Tra gli esperti di AI circola una voce: l’enciclica papale sull’intelligenza
artificiale potrebbe essere stata scritta proprio da un’intelligenza artificiale
Se davvero il Papa si fosse fatto aiutare dall’intelligenza artificiale come un
laureando qualunque per scrivere l’enciclica Magnifica Humanitas sarebbe uno
scandalo, o una beffa situazionista. Tanto più se l’enciclica è dedicata in
buona parte alla denuncia dei rischi derivanti dall’intelligenza artificiale.
Impossibile, dunque? Il dubbio che sia andata proprio così circola da ieri,
quando alcuni utenti hanno setacciato l’enciclica di Leone XIV per mezzo dei
software anti-plagio, addestrati a riconoscere l’origine algoritmica di un testo
e, va detto, non sempre affidabili.
Leggi l'articolo sul sito de "Il Manifesto"
Anthropic affitta il supercomputer di Musk per 1,25 miliardi al mese. Sullo
sfondo, data center nello spazio e impatti ambientali ignorati
Chi ha un abbonamento a Claude avrà notato nelle ultime settimane un
miglioramento sensibile: sessioni più lunghe, risposte migliori, utilizzo dei
token ottimizzato. Dietro questo aggiornamento c’è un accordo annunciato il 6
maggio da Anthropic – l’azienda che sviluppa il modello di intelligenza
artificiale Claude – per l’utilizzo dei supercomputer di Elon Musk, e in
particolare di Colossus 1. Un’intesa inedita tra due aziende che
nell’immaginario collettivo non potrebbero essere più distanti, ma che hanno
trovato in questo accordo una convenienza reciproca. Anche se le diffidenze
rimangono. E le contraddizioni pure.
[...]
I termini economici dell’accordo con Anthropic si ricavano dall’S-1 depositato
alla SEC – il documento di registrazione obbligatorio per le aziende che
vogliono quotarsi in Borsa negli Stati Uniti. Per l’affitto del supercomputer,
Anthropic pagherà 1,25 miliardi di dollari al mese fino a maggio 2029, per un
totale potenziale di oltre 40 miliardi. Per SpaceXAI, Anthropic è il primo
cliente esterno di Colossus e rappresenta la prova che la nuova holding può
inserirsi come quarto hyperscaler – il termine tecnico per i grandi fornitori di
servizi cloud – accanto ad Amazon, Google e Microsoft.
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In questa puntata parliamo dell'impatto del lavoro di moderazione sui lavoratori
e sul tessuto urbano di Barcellona. Proseguiamo parlando del programma di
costruzione di nuovi data center e delle relative proteste, in Lombardia e In
California.
Ospite della puntata Stefano Portelli autore dell'articolo "Dove l’ombra cupa
scende. Lavorare per la macchina nel distretto tecnologico di Barcellona" su
Napolimonitor.it e della traduzione della Fanzine "Lavorare per la macchina" di
HORACIO ESPINOSA ZEPEDA. La Fanzine racconta il vissuto dei lavoratori della
moderazione di contenuti per conto di Meta- La fanzine è realizzata anche grazie
alla collaborazione con Data Worker’s Inquiry di cui abbiamo parlato più volte
dai microfoni di Le Dita Nella Presa. Con l'occasione abbiamo ricordato anche le
iniziative organizzate dalla rete francese Le nuage était sous nos pieds
La puntata prosegue dando conto dell'espansione dei Data Center in Lombardia
dove la richiesta spropositata di energia ha scatenato le proteste di cittadini
e istituzioni locali.
In California, sempre a causa della costruzione di nuovi data center, questa
volta in Nevada, la NV Energy ha comunicato alle comunità del Lago Tahoe. circa
50.000 persone, l'interruzione dell'erogazione dell'energia elettrica dal
prossimo anno.
Chiudiamo la puntata con i prossimi appuntamenti, ma questi andate a vederli su
roma.convoca.la
A dieci anni dall’entrata in vigore, una semplificazione dei GDPR è più che
auspicabile, ma non certamente quella del Digital Omnibus così come si sta
svelando, scollegata dall’esperienza degli operatori e sbilanciata in favore
degli interessi delle Big Tech
A dieci anni dall’entrata in vigore del GDPR, è bene chiedersi come sia stato
applicato, come abbia inciso sui modelli organizzativi, sulle responsabilità dei
soggetti coinvolti, che passi avanti abbia consentito di fare in termini di
cultura della protezione e valorizzazione del dato personale.
Indice degli argomenti
* Un decennio di GDPR: qualche chiave di lettura
* In pratica: abiti su misura e scelte di buona norma
* Lato Autorità: alcune sanzioni irrogate
* Il DPO: alleato, ma non tutto fare
* Verso una semplificazione? Sì, ma non con questo Digital Omnibus
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Altri articoli sull'argomento da Pillole di Inforrmazione digitale
Un moderatore di Meta in Spagna rompe per la prima volta l'anonimato per
raccontare la propria storia. Horacio Espinosa è un antropologo di 46 anni che è
stato assunto nel 2019 per moderare i contenuti su Facebook. Sette anni dopo,
non ha paura di violare il suo accordo di riservatezza.
Distribuito su dieci piani dell'iconica Torre Glòries di Barcellona, Facebook ha
inaugurato nel 2018 un centro di moderazione dei contenuti per combattere le
fake news. Più di 2.000 persone di diverse nazionalità sono state assunte
tramite la società di subappalto CCC Barcelona Digital Services, diventata anni
dopo Telus Digital. Ma quello che sembrava un successo per il posizionamento
globale della città ha finito per trasformarsi in un problema di salute pubblica
In una fanzine gratuita pubblicata da un collettivo di ricerca di precari
digitali – qui anche in italiano , traduzione di Stefano Portelli –, l’ex
moderatore di contenuti Horacio Espinosa racconta i suoi cinque anni a Mordor.
Il racconto di Horacio – che è anche antropologo urbano del collettivo OACU – si
chiama Lavorare per la macchina, ed è costruito in modo frammentario, come “un
cadavere fatto a pezzi”. Dopo la pubblicazione è stato ripreso da televisioni e
giornali, più che altro interessati ai particolari scabrosi delle migliaia di
video visionati dai lavoratori. La fanzine fa solo accenni a questo orrore – il
flusso continuo di stupri, sfruttamento infantile, pornografia, suicidi in
diretta, terrorismo, abuso animale, a cui sono stati esposti per cinque anni
“gli operai che nell’ombra puliscono il letamaio digitale”. Ma al centro c’è lo
sfruttamento e la devastazione dei corpi e delle vite di chi si è trovato
incatenato a questa oscurità – affidando la sua sopravvivenza a un’impresa che
si pretende trans-umana, nel metaverso chetaminico di potere e tecnologia che ha
invaso la città post-industriale.
Leggi l'articolo di Stefano Portelli, Dove l’ombra cupa scende. Lavorare per la
macchina nel distretto tecnologico di Barcellona
Leggi la fanzine originale in spagnolo. Trabajando para la maquina
Leggi la traduzione in italiano. Lavorare per la macchina
Alert: Il testo e le immagini della fanzine possono risultare violente o
disturbare alcune persone.
Il bel saggio di Irene Doda, recentemente uscito per Fuori Scena, parla, come
leggiamo in quarta di copertina, di fascismo, “non quello delle camicie nere e
dell’olio di ricino, ma di un fascismo più cool: quello hi-tech”. Come ha
sottolineato Umberto Eco nel suo saggio del 1995 dal titolo Il fascismo eterno,
esiste infatti un ur-fascismo che è esistito e ha continuato ad esistere dopo la
contingenza storica che ha visto l’affermarsi dei regimi fascisti.
Nella contemporaneità sembra andare per la maggiore il cosiddetto
“tecnofascismo”, cool, americano e hi-tech. Ma chi sono, precisamente, i
tecnofascisti? Come spiega l’autrice, si tratta di alcuni tecnomiliardari che
vedono l’inizio della loro fortuna tra fine anni novanta e inizio del nuovo
millennio, tutti impegnati nella realizzazione delle nuove tecnologie digitali,
accomunati dall’ideologia “libertarian” (libertaria di destra), individualista,
nonché dalla capacità di estendere la propria rete di influenza fino alle più
alte sfere politiche auspicando “una convergenza tra industria tecnologica e
istituzioni militari, con l’obiettivo di difendere o restaurare la supremazia
occidentale nel mondo”.
Le radici politiche della Big Tech risalgono all’ideologia nota come
anarcocapitalismo, termine coniato dall’economista e filosofo politico
statunitense Murray Rothbard nella seconda metà del XX secolo, che non ha niente
a che vedere con il pensiero anarchico di matrice europea o russa, permeato di
una spinta egualitaria e comunitaria. Nucleo centrale di questa ideologia è il
concetto di libertà: naturalmente si tratta di una libertà strettamente
individualista. Ciò che gli oligarchi occidentali hanno a cuore, infatti, è la
loro libertà di investimento, estrazione e profitto.
Recensione completa su Carmilla
Puntata 26 di EM, sesta del ciclo Estrattivismo dei Dati, parliamo di
intelligenza artificiale, università, conoscenza e infrastrutture.
Nella prima parte ospitiamo un rappresentante dell’Osservatorio collaborativo
Artificial Intelligence e Digital Humanities, Andrea Bolioli, per presentare
l'osservatorio appena nato e discutere di ricerca, open source, alfabetizzazione
critica e del ruolo delle Digital Humanities in un ecosistema sempre più
dominato dall’hype tecnologico.
Nella seconda parte parliamo della lettera aperta contro l’adozione acritica
dell’IA nella scuola e nell’università: formazione o addestramento? Pensiero o
dipendenza? Conoscenza o automazione del sapere? Con noi Maria Chiara Pievatolo,
Ordinaria di Filosofia Politica a Scienze Politiche, Università di Pisa.
Una puntata su ciò che l’IA sta trasformando davvero: non solo tecnologia, ma il
rapporto tra esseri umani, conoscenza e potere.
Ascolta l'audio su Radio Ondarossa
Il vero problema è la marea di bug report inutili generati dai sistemi
automatici.
Linus Torvalds è seccato con la IA: non perché questa non sappia davvero fare il
proprio lavoro, ossia nel caso specifico generare bug report per il kernel di
Linux, ma soprattutto perché è usata in maniera estremamente ampia e così le
segnalazioni dei medesimi bug si moltiplicano. Davanti a questa situazione e
all'aumentare dei "falsi positivi", di recente è intervenuto sulla mailing list
ufficiale dello sviluppo del kernel, criticando duramente l'uso crescente di
strumenti di intelligenza artificiale per generare i bug report, affermando che
tali segnalazioni automatiche stanno rallentando lo sviluppo invece di
accelerarlo. Il problema riguarda in particolare report prodotti da sistemi IA
che analizzano automaticamente il codice e inviano segnalazioni prive di
contesto, inaccurate o basate su interpretazioni errate delle patch.
Leggi l'articolo originale su ZEUS News