Come sta andando la costruzione di nuovi datacenter di dimensioni gigantesche (i
cosidetti Hyperscale), senza i quali, ci raccontano, non ci sarà sviluppo
tecnologico nei prossimi anni? Come reagiscono le persone a questa nuova corsa
alla costruzione di datacenter? e qual'è l'impatto socio-ambientale dei piani
delle grandi aziende tech appoggiate dagli Stati?
Naturalmente il sottotesto è che senza questi nuovi data center lo sviluppo
dell'AI non sarà possibile e saremo tutte sottomesse alle bigh tech USA o
cinesi.
Facciamo una breve panoramica segnalando una serie di recenti articoli,
interviste e statistiche.
COMINCIAMO DALL'ITALIA.
In Italia i data center sono circa 270, concentrati principalmente nella
provincia di Milano (99) e nella provincia di Roma (28). Nelle intenzioni di
governo e attori privati si stima che se ne vogliano costruire altri 83 nei
prossimi anni.
Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato le indicazioni operative in cui vengono
definiti tempi più rapidi per ottenere le autorizzazioni, iter burocratici
semplificati e messa in funzione agevolata attraverso strumenti temporanei. Con
questi tre elementi, le indicazioni operative mostrano il chiaro intento del
governo di accelerare l’approvazione e la costruzione di data center sul
territorio italiano per trasformare l'Italia nell'HUB del mediterraneo.
Natrualmente come spesso capita in questi casi la norma va a discapito dei
controlli sull'impatto socio-ambientale.
Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, negli ultimi tre
anni sono stati investiti nel settore dei data center oltre 7 miliardi. Da qui
al 2028 la cifra potrebbe triplicare.
A maggio, la regione [Lombardia è stata la prima in Italia ad approvare una
legge dedicata]() a queste infrastrutture, nonostante le proteste di
Legambiente, Cgil e diversi rappresentanti istituzionali o della società civile
di comuni della città metropolitana.
Nel frattempo sono aumentate le proteste in vari comuni della città
metropolitana milanese e in PIemonte.
* Il caso più discusso è Apto Campus a Lacchiarella, dentro il Parco Agricolo
Sud Milano. Il progetto complessivo riguarda un'area di 700.000 metri
quadrati, di cui 228.000 destinati al sito specifico sotto esame. È ancora in
fase di valutazione ed è il bersaglio diretto della protesta di luglio.
* A poca distanza, tra Opera, Locate di Triulzi e Pieve Emanuele, Edge ConneX
propone un impianto da 30.000 metri quadrati con un edificio alto 18 metri.
* Il progetto di dimensioni economiche più rilevanti è quello di Amazon Data
Services Italia a Zibido San Giacomo: un edificio principale di circa 203 per
68 metri
* Nel quadrante sud, un progetto identificato con la sigla K2 a Badile viene
descritto dalle fonti locali solo come iniziativa di "una multinazionale",
senza che il nome del promotore sia stato reso pubblico. Le dimensioni non
sono note
* A Siziano, in provincia di Pavia, STACK Infrastructure, gruppo controllato da
IPI Partners che ha rilevato il sito ex Supernap Italia nel 2021-22
* A Vimercate si è formato il comitato spontaneo “Ferma Ecomostro” e a Bornasco
le “Sentinelle del Territorio” denunciano un modello industriale estrattivo,
fondato su infrastrutture mastodontiche che consumano suolo agricolo e
risorse idriche garantendo un’occupazione irrisoria.
* A Bollate il circolo locale di Legambiente ha presentato ricorso al Tar
contro un progetto su 12 ettari di area verde
* A Settimo Torinese le proteste attaccano il campus Microsoft da 1 GW. La
comunità residente denuncia il pericolo di colonialismo energetico legato a
rincari previsti del 12% sulle bollette locali.
* A Travagliato, nella sera del 22 luglio, oltre 300 persone hanno manifestato
dentro e fuori le aule del consiglio comunale interrompendo la seduta tre
volte per chiedere spiegazioni sul progetto.
CHE SUCCEDE NEGLI USA
Una mappa delle proteste e dei siti che presentano criticità per la costruzione
di nuovi data center la trovate nel sito di Erin Bronchovich: Data Center AI &
Le nostre comunità. Bronchovich è la donna nota per la causa intentata contro la
Pacific Gas & Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente delle
acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. Vinse la causa.
La sua ultima iniziativa a protezione dell'ambiente e dei diritti dei cittadini
si chiama "Brockovich AI Data Center Reporting", si tratta di un progetto per
mappare le costruzioni di data center negli Stati Uniti e l'impatto che questi
hanno sull'ambiente e sulla vita della popolazione circostante. Il progetto
raccoglie le segnalazioni di nuovi progetti di costruzione di Data-center o di
impatti negativi sulla popolazione di Data-center esistenti.
Ma le proteste contro i data center, le contestazioni e gli attacchi verso
tecnomiliardari come Eric Schmidt e Sam Altman, le pressioni su politici locali
e la definizione di un esteso bacino di dissenso trasversale alle identità
politiche, stanno allarmando le agenzie repressive, a partire dallo U.S. Capitol
Police Intelligence Services Bureau. Ne ha fatto un approfondimento Radio
Backout che potete ascoltare in una nostra pillola
E NEL RESTO D'EUROPA CHE SUCCEDE?
L'Irlanda pur di diventare un HUB europeo per i data center, oltre a detassare
gli investimenti delle Big Tech, ha sacrificato a questo altare i suoi obiettivi
climatici. I data Center consumano circa il 20% dell'energia elettrica totale.
Ma la situazione è cambiata ultimamente: le proteste sono cresciute anche in
Irlanda (e non solo) costringendo il governo a dei cambiamenti nelle norme per
la costruzione di nuovi impianti. In ogni caso molti grandi attori, comprese le
Big Tech, stanno progettando di spostare in altri paesi europei la costruzione
di nuovi data center.
In Gran Bretagna Lo scorso febbraio le strade di Londra sono state attraversate
dalla “March against the machine” davanti agli uffici di OpenAI, di Meta e di
Google. La manifestazione ha denunciato che la proliferazione dei data center
(circa 450) sta mettendo a rischio gli obiettivi climatici britannici.
L’autorità britannica di regolamentazione dell’energia ha ricevuto 140 richieste
di allaccio, per un totale di 50 gigawatt. Il picco del Paese, l’11 febbraio
2026, arrivava a 45.
In Spagna, a settembre 2025 c’è stata la prima grande manifestazione a Saragozza
contro il consumo idrico degli impianti, il perno della battaglia contro i data
center in Spagna. A questo proposito, potete ascoltare l'intervista a Tu Nube
Seca Mi Rio nella puntata del 27 luglio 2026 di Le Dita nella Presa che spiega
in maniera chiara come vanno le cose in Spagna, i siti critici e le motivazioni
della protesta, con focus particolare sulla situazione di Talavera de la Reina.
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Infine nei Paesi Bassi le proteste hanno portato all’occupazione del tetto del
data center di Microsoft a Middenmeer. I manifestanti hanno contestato anche, in
questo caso, l’utilizzo a scopi militari delle intelligenze artificiali.
LE MOTIVAZIONI DELLE PROTESTE
I punti critici individuati dalle proteste sono comuni in tutti i luoghi in cui
queste sono iniziate.
Uno dei più importante elementi di criticità è il consumo di suolo. Secondo i
comitati, Le istituzioni locali accettano oneri urbanistici milionari e
scelgono, pur di fare cassa, di sacrificare importanti risorse ecologiche.
Inoltre la cementificazione che questi giganti
Le comunità residenti denunciano il pericolo di colonialismo energetico legato a
rincari previsti sulle bollette locali. A Settimo Torinese sono previsti aumenti
del 12%.
Il consumo di energia elettrica è un altro importante tema. Oltre all'aumento
del consumo di energia generalizzato sui territori nazionali, di per se già un
problema, la concentrazione di data crenter in località ritenute favorevoli da
parte delle aziende comporta uno squilibrio importante. L'esempio dell'Irlanda
ci viene di nuovo in aiuto: i data center nel 2024 sono arrivati a consumare più
del 20% dell'energia prodotta.
C'è poi il tema delle fonti di energia. Molto spesso il sistema dei certificati
non è altro che un trucco per poter utilizzare energia prodotta da fonti
fossili, aumentando la produzione di CO2e. Ce lo spiega molto bene Giovanna
Sissa, nel suo libro "Le emissioni segrete, l'impatto ambientale dell'universo
digitale".
Il consumo di acqua è un altro tema molto importante. Come sappiamo i data
center producono molto calore, che deve essere raffreddata pena il cattivo
funzionamento dei server contenuti nei data center (non dimentichiamolo: il
cloud non è altro che il computer di qualun altro). Per farlo ci sono due
strade: o si utilizza altra energia elettrica, aumentandone così il consumo,
oppure si devono utilizzare grandissime quantità di acqua.
Un caso esemplificativo, ma non l'unico, è quello della contea di Newton negli
USA, con una popolazione di circa 120mila persone. I pozzi locali sono stati
danneggiati. Il costo dell’acqua comunale è salito alle stelle. Nei prossimi due
anni le tariffe idriche sono destinate ad aumentare del 33%. Più del tipico
aumento annuale del 2%. E la situazione è diventata così grave che la contea di
Newton è sulla buona strada per entrare in deficit idrico entro il 2030. Se
l’ente idrico locale non riuscisse a potenziare le proprie strutture, i
residenti potrebbero essere costretti a razionare l’acqua. Il tutto per via
della presenza di un data center di Meta.
Infine ci sono alcune domande che in pochi fanno. Abbiamo veramente bisogno di
questi data center? abbiamo veramente bisogno di tutti questi dati? abbiamo
veramente bisogno di Intelligenze Artificiali generaliste? Il prezzo che
paghiamo ha un contraltare che fa bene all'umanità? Ma naturalmente si tratta di
domande che sono utili anche ad altre questioni che il capitalismo della
sorveglianza impone.
STATISTICHE
Ci sono alcune statistiche che danno forza alle motivazioni della protesta. Il
Rapporto ONU, L’intelligenza artificiale consuma come la Francia e inquinerà
come il Regno Unito è uno di questi. Se i data center del mondo fossero
considerati uno Stato, già oggi consumerebbero la stessa energia della Francia.
Entro il 2030, inquinerebbero quanto il Regno Unito. Due dati che esprimono le
dimensioni degli impatti ambientali dell’intelligenza Artificiale sul pianeta.
C'è poii un articolo interessante di Hannah Ritchie, pubblicato online su
OurWorldinData.org, che si legge molto agevolmente e consente di confrontare
velocemente le linee di tendenza. Quanta energia utilizzano i data center e
l’intelligenza artificiale?.
Se poi volete leggere o ascoltare le pillole che trattano l'argomento, qui c'è
una raccolta
Il sistema open source Graphene OS consente di usare una password speciale per
eliminare tutti i dati. Ma per le autorità USA questo è un crimine.
Un'indagine federale statunitenste, che coinvolge un residente di Atlanta, sta
causando un precedente inatteso: il Dipartimento di Giustizia sta infatti
tentando di perseguire l'uomo perché il suo telefono utilizzava GrapheneOS, un
sistema operativo open source orientato alla privacy e che dispone di una
particolare funzione, tramite la quale è possibile cancellare i dati del
dispositivo inserendo una specifica password. Il problema è che esiste una norma
federale poco utilizzata che criminalizza questo comportamento, identificato
come distruzione di proprietà al fine di impedirne il sequestro.
La vicenda ha avuto la sua prima udienza lunedì e ruota attorno all'applicazione
di questa legge a questo sistema operativo, installabile sui telefoni Google
Pixel, come in questo caso. Il procedimento riguarda Sam Tunick, fermato per
interrogatorio all'aeroporto Hartsfield‑Jackson di Atlanta il 24 gennaio dello
scorso anno, al rientro da una vacanza nella Repubblica Dominicana. Tunick non
sapeva di essere stato inserito dalle autorità federali in una lista di
monitoraggio per terrorismo, a causa della sua presunta associazione con il
movimento contro Cop City. L'opposizione al centro di addestramento da 109
milioni di dollari, inaugurato la scorsa primavera, ha coinvolto gruppi locali e
nazionali che contestano la militarizzazione della polizia e la distruzione di
aree boschive
Leggi l'articolo
"Se lasciamo da parte la versione secondo cui l'AI "si è ribellata", ecco cosa
riteniamo sia accaduto: OpenAI ha eseguito un modello all'avanguardia (con i
meccanismi di difesa informatica deliberatamente ridotti) contro un benchmark di
sicurezza offensivo, all'interno di una sandbox la cui configurazione di
sicurezza non era in grado di resistere alle capacità che venivano testate. Il
modello ha fatto ciò che fanno i sistemi di ottimizzazione: ha trattato il
limite della sandbox come un ulteriore ostacolo tra sé e l'obiettivo. Ha
individuato una vulnerabilità zero-day nell'infrastruttura stessa dell'ambiente
di test, ha scalato i livelli di accesso, si è spostato lateralmente, ha
raggiunto la rete Internet aperta e ha compromesso i sistemi di produzione di
una terza parte.
Così si è espresso Gerald Beuchelt di Acronis si è espresso in merito
all'attacco subito da Hugging Face portato da un'agente AI di OpenAI. la storia
la trovi qui
Leggi tutte le dicchiarazioni di Beuchelt su ZEUS News
Ritorna ALIENI! Nell’autunno 2026 torna ALIENI, la proposta formativa di Metodi
dedicata al lavoro con i “nuovi” adolescenti.
Sarà un’edizione di 6 giornate, una durata che consente di trattare tutte le
dimensioni principali del nostro approccio e allo stesso tempo, ci auguriamo,
sostenibile per i partecipanti.
I CONTENUTI
Di seguito i contenuti di massima, prossimamente pubblicheremo un programma più
dettagliato delle singole giornate formative.
– R/esistere adolescenti
Società della prestazione, ansia, depressione, pelle sottile, abuso di sostanze
a fine “analgesico” e “ansiolitico”. Quali insidie per la generazione Z?
Sono sempre più diffuse pratiche di sottrazione, reclusione, alienazione, anche
in soggetti che rifuggono alla classica definizione di “deviante”. Come
leggerle? Come comunicare con chi non vuole comunicare? E se nascosti dietro
quei comportamenti che non ci spieghiamo ci fossero pratiche di resistenza da
cui attingere per il nostro lavoro educativo?
– Allestimento di ambienti educativi innovativi
Si rifletterà su come allestire ambienti educativi e formativi funzionali agli
adolescenti attuali, adatti alle sensibilità di chi è in situazione di
vulnerabilità e sofferenza, a partire dalle intuizioni e dagli strumenti
informali attraverso cui loro stessi stanno subendo-resistendo-reagendo a questa
situazione.
Si presenteranno elementi per immaginare setting adatti ad accogliere ragazzi
con
forti vissuti d’ansia, fobia sociale o scolare, o comportamenti particolarmente
esplosivi: agiti distruttivi e autodistruttivi. Ci lasceremo stimolare dalle
domande di senso che questi adolescenti ci portano, al fine di sostenerli nel
riavviare un percorso di crescita, senza ricadere nella retorica prestazionale
del successo.
– Il valore educativo degli universi culturali degli adolescenti
Si dedicherà uno spazio particolare ai “mondi adolescenti”, a quegli universi
che i ragazzi abitano, attraverso i quali costruiscono senso di sé e relazioni.
Si tratterà di Hip-hop, trap, graffiti, serie tv, anime, fantasy, fantascienza.
Il filo conduttore sarà esplorare gli universi culturali degli adolescenti per
coglierne i bisogni, le particolarità, le risorse; si proporranno modalità per
organizzare e condurre attività specifiche su questi temi con profondità e
consapevolezza.
– Un approccio differente alla questione del digitale: la pedagogia hacker
Per ridurre l’alienazione tecnica, la pedagogia hacker ci propone di indagare le
nostre relazioni con le tecnologie, guardando dietro lo schermo per riconoscere
le dinamiche oppressive e sperimentare pratiche di immaginazione liberatoria. È
un approccio critico e creativo che procede per attivazioni di gruppo grazie
alle quali gli schermi incontrano i corpi, la tecnologia è interrogata anche
attraverso l’arte, il teatro, la poesia, e il gioco torna a essere spazio di
emancipazione.
– Esperienza, urgenze, resistenze, esplorazioni
Come organizzare esperienze generative per i ragazzi, come “agganciarli e
coinvolgerli”? Si ragionerà sulle modalità per gestire le resistenze e
individuare le proposte più efficaci, in un contesto in cui spesso non basta più
“chiedere” agli adolescenti cosa vogliono fare per avere indicazioni generative,
è necessario invece – in una dimensione dialogica – aiutarli a dare forma ai
bisogni, alle urgenze, ai desideri. Nella prospettiva dell’apprendimento
esperienziale si proporranno attivazioni riflessive per trasformare i vissuti
apprendimenti significativi su se stessi e sul mondo.
– Reinventare Paulo Freire
Quale pedagogia critica in un mondo caratterizzato da forte senso di impotenza e
di mancanza di futuro?
Possiamo reinventare il messaggio e le prassi freiriane
in un’ottica intersezionale, a partire dagli spazi di resistenza che le nuove
generazioni stanno aprendo?
Quali possibilità di movimento possiamo generare in
un mondo del lavoro sociale sempre più irrigidito dalla burocrazia, da richieste
di risultati standardizzati, da logiche funzionalistiche?
METODOLOGIA
L’ attività formativa è condotta attraverso metodologie attive e esperienziali.
Sarà largamente utilizzato materiale digitale audiovisivo, stimoli provenienti
dai mondi dell’arte, della letteratura e delle culture giovanili. Si farà
riferimento al bagaglio della formazione esperienziale per favorire i contributi
del gruppo. I corsisti sperimenteranno inoltre attività pratiche che potranno
essere trasferite nel lavoro con gli utenti.
Dove e quando
Venerdì 16 e sabato 17 ottobre 2026
Venerdì 13 e sabato 14 novembre 2026
Venerdì 11 e sabato 12 dicembre 2026
Le attività formative si svolgono a Milano nella sede di Metodi, in viale Jenner
51, dalle ore 9.30 alle ore 17.30.
Costi di partecipazione
Prezzo intero: € 680 (IVA inclusa)
EARLY BIRD – per iscrizioni entro il 20 settembre: € 580 (IVA inclusa)
UNDER30: € 600 (IVA inclusa)
È previsto uno sconto per iscrizioni multiple (almeno 3 persone) da uno stesso
ente. Per aderirvi scrivere a soldini@retemetodi.it
Ad ogni partecipante sarà inoltre regalata una copia del libro “R-esistere
adolescenti – Davide Fant” (edizioni Animazione Sociale)
Informazioni e iscrizioni
Per gli aspetti organizzativi scrivere a soldini@retemetodi.it
Per gli aspetti amministrativi fare riferimento alla segreteria didattica di
Metodi allo 0269901256 o alla mail contab@retemetodi.it
L’iscrizione è da effettuare sul sito www.retemetodi.it nella pagina dedicata al
corso, scegliendo l’opzione desiderata dal menu a tendina del tasto “iscrivimi”
Attestato di frequenza
Ai corsisti e alle corsiste verrà rilasciato un attestato di frequenza.
Responsabile scientifico: Davide Fant
Tutor: Teresa Soldini
ISCRIZIONI VAI ALLA PAGINA SUL SITO DI RETEMETODI
L'articolo ALIENI autunno 2026 proviene da Pedagogia hip-hop / Davide Fant Blog.
Violati dati riservati della piattaforma Hugging Face da una Ia prodotta da
OpenAI
Un esperimento andato male. Anzi: malissimo. È così che OpenAI ha dovuto
giustificare quanto accaduto lo scorso 16 luglio. In quella data, Hugging Face
ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui ha denunciato di aver subito un
attacco hacker portato presumibilmente da un agente basato su intelligenza
artificiale che avrebbe scardinato i sistemi di sicurezza della piattaforma
ottenendo l’accesso a credenziali e dati riservati.
Nella notte di martedì, OpenAI si è assunta la responsabilità dell’attacco. A
compierlo, un nuovo modello in fase sperimentale di cui l’azienda di Sam Altman
stava valutando le capacità in combinata con il suo nuovissimo Gpt 5.6 Sol. Il
fattaccio si è verificato mentre gli sviluppatori di OpenAI stavano sottoponendo
i nuovi modelli a un benchmark – un test di valutazione – sulle loro capacità a
livello di cyber security.
STANDO ALLA ricostruzione pubblicata sul blog ufficiale dell’azienda, tutto
avrebbe dovuto svolgersi in una sandbox, cioè in un ambiente chiuso e
controllato in cui l’AI avrebbe potuto dare prova delle sue capacità. Il
modello, però, avrebbe deciso autonomamente di adottare una «strategia
alternativa» per superare il test. Al posto di eseguire il compito affidatogli,
avrebbe deciso di barare, cercando di recuperare le soluzioni del test. Insomma:
il nuovo modello di OpenAI si sarebbe comportato come uno studente che, di
fronte a un compito in classe, avesse deciso di scassinare la porta della sala
professori per cercare nei cassetti la soluzione del compito.
Leggi l'articolo su "Il Manifesto"
Il miglior materiale di addestramento per l'intelligenza artificiale è fermo su
uno scaffale. La frase è di ISBNdb, il più grande database di libri al mondo e
che oggi vende ai laboratori di IA un servizio di acquisizione all'ingrosso di
volumi cartacei da scansionare. C'è un sinistro contrappasso: il settore che
porta avanti la promessa di digitalizzare la conoscenza umana ora paga per
rastrellarla e triturarla, un camion di libri alla volta.
Il dettaglio fondamentale, e che rappresenta il valore dell'operazione, è la
data di stampa: un libro pubblicato prima del 2022 precede l'era dei grandi
modelli linguistici, quindi non può contenere testo generato da un'IA. Il web
aperto è ormai saturo di contenuti sintetici, prodotti dagli stessi modelli, e
addestrarsi su quel materiale espone al cosiddetto model collapse.
Quando un modello viene addestrato sull'output di modelli precedenti, le
sfumature linguistiche si appiattiscono, gli errori sistematici si sommano e
ogni generazione risulta leggermente peggiore di quella prima. Una tiratura
cartacea pre-2022 è invece un archivio umano fissato, che nessuno può riscrivere
di nascosto a posteriori.
ISBNdb non nasconde che scansionare questi volumi significa quasi sempre
distruggerli. Gli operai tagliano il dorso, così le pagine sciolte scorrono
nello scanner, più rapido ed economico dell'alternativa delicata. Per questo
ISBNdb offre riservatezza ai clienti: NDA rigoroso su ogni incarico, recita il
sito, e i nomi dei committenti non vengono mai rivelati.
Si tratta ovviamente di una squisita questione di marketing e immagine:
un'azienda di IA che distrugge due milioni di libri non è qualcosa che genera
simpatia. Meglio parlare di "preservazione digitale dei libri".
Notizia completa qui
Articolo originale a pagamento su 404media
Approfondimento sul data poisoning qui
Dopo l'aumento del prezzo dei dischi a stato solido, è arrivato anche quello
delle RAM: prezzi circa raddoppiati in un solo anno, e anche questa volta è
colpa del boom dell'IA: l'enorme domanda di hardware fatta da una manciata di
aziende ha completamente cambiato il settore. Non perdiamo l'occasione, però,
per accumulare più dettagli del necessario e capire un po' meglio come funziona
questo settore, quali sono le aziende che lo compongono, come si sono comportate
in passato e cosa ci possiamo aspettare per il futuro.
Lo svolgimento contemporaneo della finale dei mondiali di calcio ci permette di
parlare dei recenti sequestri di siti per violazione di copyright. I sequestri
sono stati effettuati dal governo statunitense e segnano un ulteriore
inasprimento del controllo su Internet, in quanto si tratta di siti che sono
stati rimossi globalmente da Internet. Un effetto, per capirci, molto più forte
di quelli fatti dal Piracy Shield. Questo provvedimento - non senza precedenti
ma comunque significativo - è un ulteriore tassello in un internet in cui le
garanzie di quello che una volta si chiamava cyberspazio vengono
sistematicamente smantellate.
Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa
Sarah Wynn-Williams dal 2011 al 2017 è stata la direttrice delle politiche
pubbliche globali di Facebook: la persona che accompagnava Zuckerberg e Sandberg
agli incontri con i capi di Stato. Nel 2017 viene licenziata. L'azienda parla di
rendimento insufficiente. Lei dice: ritorsione, perché avevo denunciato le
molestie del mio superiore, Joel Kaplan, che oggi è il capo degli affari globali
di Meta.
Nel marzo 2025 pubblica Careless People, il racconto di quegli anni
dall'interno. Ci sono dentro cose pesanti: il ruolo di Facebook nella violenza
contro i Rohingya in Myanmar, un sistema per vendere pubblicità agli adolescenti
nei momenti di maggiore fragilità psicologica, e un piano segreto per entrare
nel mercato cinese costruendo un sistema di censura su misura per Pechino.
Meta dice che è tutto falso. Ma non le fa causa per diffamazione, che sarebbe la
mossa ovvia per dimostrarlo, perché quella strada porta in un'aula pubblica e
apre gli archivi interni dell'azienda agli avvocati della controparte. Sceglie
invece un arbitrato privato, previsto nella formalizzazione della rescissione
del contratto, attivato quattro giorni prima dell'uscita del libro e senza che
lei fosse presente. Il risultato è che non può promuovere il libro, non può
parlare male dell'azienda, non può nemmeno ripetere cose che aveva già detto in
passato, non può essere presente quando si parla del libro, non può rispondere
pubblicamente a domande in merito ecc. Multa: 50.000 dollari a violazione.
Da lì la storia è diventata grottesca. Uomini della sicurezza di Meta la seguono
per oltre un anno nel Regno Unito, la fotografano, scrivono resoconti sui suoi
spostamenti. A un festival letterario in Galles resta seduta immobile e muta per
un'ora mentre gli altri parlano, e Meta chiede comunque nuove sanzioni perché
era troppo vicina a persone critiche verso l'azienda. Ritira un premio per la
libertà di pubblicare senza poter dire una parola, con la copertina del suo
libro pixelata sugli schermi della sala.
Articolo completo qui
I data center consumano circa l'1,5% dell'elettricità globale, ma la domanda è
molto geograficamente concentrata.
Nell'articolo di Hannah Ritchie, pubblicato online su OurWorldinData.org, fa
un'analisi, suffragata da molti dati, del consumo attuale di energia elettrica
sia da parte dei data center dedicati all'IA che quelli "normali". Nonostante la
difficoltà per quantificare questi consumi, ne viene fuori una fotografia
abbastanza chiara di quelli che sono i consumi di energia per l'addestramento e
per l'uso dell'IA generativa.
Quanta parte dell’elettricità mondiale viene utilizzata per i data center e
l’intelligenza artificiale?
Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), circa 485 terawattora
(TWh). Questo è equivalente alla generazione annuale di energia elettrica della
Germania.
Anche se l’1,5% dell’elettricità mondiale potrebbe non sembrare molto, bisogna
però tenere conto che in alcuni luoghi, la perentuale di energia usata è molto
più alta. In Europa, per esempio, il consumo dei data center è di circa l'1,6%.
Ma in Irlanda il consumo di elettricità dei data center è di circa il 20% del
totale.
Leggi l'articolo, arricchito da molti e chiari grafici, sul sito
OurWorldinData.org