Giovedì 12 febbraio, dalle 19:00 alle 21:30, nell’ambito dell’iniziativa
100x100gaza , per rispondere collettivamente alla catastrofe provocata dal
genocidio, Rotta Genuina e Vivèro ospitano una serata di approfondimento su
cybersicurezza, controllo digitale e tecnologie conviviali.
Le tecnologie digitali non sono mai neutre: tracciano, profilano, monitorano e
spesso replicano disuguaglianze che esistono offline.
Sono strumenti di dominio con impatti sociali e politici molto concreti.
Partendo dal “Laboratorio Palestina”, dove le tecnologie digitali vengono
sperimentate come strumenti di controllo, sorveglianza e guerra, allargheremo lo
sguardo alla dimensione geopolitica globale, fino ad arrivare all’Italia, per
capire come le tecnologie controllano e attraversano i nostri territori.
Proveremo a immaginare modelli tecnologici e pratiche alternative a quelli
grandi piattaforme, costruendo insieme una nuova “cassetta degli strumenti”.
Se ne parlerà insieme a
Dario Guarascio - docente di economia a La Sapienza, autore del libro Imperialismo Digitale, Laterza
Graffio - del gruppo di ricerca C.I.R.C.E.
GazaWeb – Gli alberi della rete
Si discuterà d:
🔹 come i dispositivi digitali possono essere usati per controllare, sorvegliare
e normalizzare forme di violenza
🔹 il “Laboratorio Palestina”: sperimentazione di strumenti digitali di
controllo
🔹 il ruolo delle Big Tech e dei finanziamenti europei nel mantenimento di
questi sistemi
🔹 pratiche di boicottaggio e alternative tecnologiche conviviali
🔹 strumenti concreti di consapevolezza digitale
🔹 come sostenere progetti di tecnologie solidali e di lotta
In più: Aperitivo, banchetti di GazaWeb e Women for Gaza + raccolta fondi per la
settimana 100x100 Gaza.
Presso Vivero –via Antonio Raimondi 37, Roma | 12 febbraio | 19:00–21:30
A seguire concerto benefit da Zazie nel Metro.
Con Kenobit per imparare come e perché sperimentare il fediverso; nuove evidenze
della tossicità dei social media commerciali; il ransomware alla Sapienza e il
blocco dei siti delle olimpiadi sono davvero entrambi frutto di un attacco
russo?
Iniziamo la puntata con l'intervista a Kenobit che non siamo riusciti a fare la
settimana scorsa: parliamo del suo libro Assalto alle piattaforme e facciamo una
panoramica del fediverso.
I social media danno dipendenza "by design": è quello che mostrano sia dei
documenti pubblicati da Tech Oversight , basati su inchieste giudiziarie negli
Usa; sia il recente pronunciamento della commissione europea su Tiktok, che
viene considerato non conforme al Digital Service Act perché i meccanismi che
sono alla base (e che stanno alla base di tutti i social) creano dipendenza.
Gli hackers filorussi sono intorno a noi? Commentiamo le recenti notizie del
ransomware che ha bloccato i servizi dell'Università Sapienza di Roma, insieme a
quelle degli altri attacchi che riguardano siti internet connessi alle olimpiadi
invernali, cercando di confrontare gli articoli usciti sui giornali con le
evidenze a nostra disposizione.
Dopo aver abbandonato Meet, Zoom e Teams è ora il turno di Microsoft Office.
LaSuite, la piattaforma collaborativa ufficiale dello Stato francese sviluppata
da DINUM come alternativa strutturale alle suite Office commerciali nella
Pubblica Amministrazione. Il Paese d'Oltralpe mette al bando le soluzioni
sviluppate da fornitori statunitensi.
Strumenti come Microsoft Office e Microsoft 365 sono diventati nel tempo lo
standard di fatto per la redazione dei documenti, la gestione dei file, la
comunicazione e il lavoro collaborativo. Tuttavia, l’adozione diffusa di queste
soluzioni ha sollevato interrogativi crescenti in materia di sovranità digitale,
controllo dei dati pubblici, dipendenza da fornitori extra-europei e
sostenibilità dei costi nel lungo periodo. È in questo contesto che nasce
LaSuite, piattaforma collaborativa ufficiale dello Stato francese: un ambiente
di lavoro digitale integrato che sostituisce l’uso delle suite Office
commerciali all’interno della Pubblica Amministrazione, offrendo al personale
pubblico strumenti equivalenti per scrittura, collaborazione, gestione
documentale, comunicazione e riunioni online, ma basati su software open source,
dati ospitati in Francia e una governance interamente pubblica.
La domanda è: Perché non usare strumenti liberi esistenti?
Leggi l'articolo
Giovedì 12 febbraio alle 19 - Dal Laboratorio Palestina alle strategie di
sabotaggio e consapevolezza digitale
Nell’ambito dell’iniziativa 100x100gaza , per rispondere collettivamente alla
catastrofe provocata dal genocidio, Rotta Genuina e Vivèro ospitano una serata
di approfondimento su cybersicurezza, controllo digitale e tecnologie
conviviali.
Le tecnologie digitali non sono mai neutre: possono tracciare, profilare,
monitorare e spesso replicano disuguaglianze che esistono offline.
Sono strumenti di dominio con impatti sociali e politici molto concreti.
Partendo dal “Laboratorio Palestina”, dove le tecnologie digitali vengono
sperimentate come strumenti di controllo, sorveglianza e guerra, allargheremo lo
sguardo alla dimensione geopolitica globale, fino ad arrivare all’Italia, per
capire come le tecnologie controllano e attraversano i nostri territori.
Proveremo a immaginare modelli tecnologici e pratiche alternative a quelli
grandi piattaforme, costruendo insieme una nuova “cassetta degli strumenti”.
Ne parleremo insieme a
* Dario Guarascio - docente di economia a La Sapienza, autore del libro
Imperialismo Digitale, Laterza
* Graffio - del gruppo di ricerca C.I.R.C.E.
* GazaWeb – Gli alberi della rete
📌 Di cosa discuteremo:
* come i dispositivi digitali possono essere usati per controllare, sorvegliare
e normalizzare forme di violenza
* il “Laboratorio Palestina”: sperimentazione di strumenti digitali di
controllo
* il ruolo delle Big Tech e dei finanziamenti europei nel mantenimento di
questi sistemi
* pratiche di boicottaggio e alternative tecnologiche conviviali
* strumenti concreti di consapevolezza digitale
* come sostenere progetti di tecnologie solidali e di lotta
🍷Aperitivo, banchetti di GazaWeb e Women for Gaza + raccolta fondi per la
settimana 100x100 Gaza.
📍 Vivero –via Antonio Raimondi 37 | 12 febbraio | 19:00–21:30
A seguire concerto benefit da zazienelmetro_bar
Sono sempre più le prove che mostrano che i Social Media sono progettati per
dare dipendenza. Da quanto emerge da diverse fonti, non si tratta di un effetto
collaterale, ma di un obbiettivo da raggiungere per fare in modo che gli utenti
passino più tempo possibile interagendo con le piattaforme, così da consegnare
un numero sempre crescente di dati e metadati alle varie piattaforme di social.
Il caso più evidente è quello messo in mostra dall'organizzazione no-profit USA
"The Tech Oversight Project". L'organizzazoine ha pubblicato un rapporto che
mette in luce i documenti, desecretati recentemente, relativi ai processi sulla
dipendenza dai social media del 2026. I documenti forniscono prove schiaccianti
del fatto che Meta, Google, Snap e TikTok hanno progettato intenzionalmente i
loro prodotti social per creare dipendenza tra bambini e adolescenti, senza
riguardo per i danni noti al loro benessere, e di come questa dipendenza di
massa tra i giovani fosse fondamentale per i modelli di business delle aziende.
Se siete curiosi potete leggere i molti documenti interni nella pagina del
rapporto. E' una lettura, semplice e molto istruttiva.
Dal canto suo l'Unione Europea ha pubblicato un comunicato stampa in cui si da
notizia di una indagine preliminare che proverebbe che TikTok esporrebbe adulti
e minori a dipendendenza e comportamenti compulsivi.
Il riferimento è allo scorrimento infinito, la riproduzione automatica
automatica dei video, le notifiche push e il sistema di raccomandazione
altamente personalizzato. Tutte funzionalità presenti in praticamente tutti i
Social Media commerciali.
Vedremo come andrà a finire
Il ceo di Cloudflare contro la multa Agcom per le norme antipirateria: «È una
ritorsione, valutiamo il da farsi su Milano Cortina»
Matthew Prince, ceo e co-fondatore di Cloudflare, non usa mezze misure. In una
intervista con Il Sole 24 Ore parla di ritorsioni, di leggi «illegali», di
un’Autorità che «non capisce come funziona Internet» e di un’Italia che rischia
di pagare un prezzo altissimo.
Il casus belli è rappresentato dalla multa di 14,2 milioni di euro comminata
dall’Agcom a quello che è uno dei più grossi fornitori al mondo di Cdn (le reti
di distribuzione dei contenuti via internet). L’accusa: non essere intervenuti
per bloccare gli indirizzi Ip usati dai pirati online. In particolare Agcom
parla di «inottemperanza» all’ordine impartito con la delibera 49/25/CONS.
Secondo l’Autorità, Cloudflare non avrebbe dato seguito all’ordine collegato
alla Legge antipirateria 93/2023, che impone di rendere inaccessibili una serie
di contenuti segnalati dai titolari dei diritti attraverso Piracy Shield. Anche
in Giappone la piattaforma di servizi digitali è stata condannata per aver
consentito a siti pirata di offrire illegalmente accesso a contenuti editoriali
protetti da diritto d’autore. Quanto all’Italia, sul sistema antipirateria, che
prevede blocchi in 30 minuti senza giudice, Prince è netto: «È come togliere la
luce a un’intera città perché uno non ha pagato la bolletta». Da qui
l’avvertimento, già ventilato a caldo e confermato in questa intervista: se la
multa regge, Cloudflare potrebbe fare le valigie. Con effetti collaterali che
vanno ben oltre la pirateria.
leggi l'intervista
I servizi basati su grandi modelli linguistici stanno già avendo impatti sociali
enormi, a partire da come vengono prodotti i Grandi Modelli Linguistici (LLM)
fino a quali competenze riescono a ottimizzare e sottrarre alle persone. Mentre
gli ottimisti si limitano a chiosare che «occorre però adottare un approccio
critico», questa tecnica industriale viene promossa a tecnica didattica e
inserita nella scuola come uno strumento neutro, la cui adozione obbligatoria è
giustificata dal riferimento a valori astratti come creatività e innovazione, e
più concretamente ottimizzazione. Non è necessario; ma se si vuole decidere di
usarli, una possibile strada alternativa passa per la costruzione di ambienti
trasparenti e controllati da chi apprende.
Sommario: Introduzione – Tecniche e ottimizzazione – Tecniche d’importazione –
Estrazione e trasformazione di risorse – Una tecnologia opaca – Ambienti aperti
e trasparenti.
Leggi l'articolo di Stefano Penge
Cassandra Crossing/ Mentre il termine “Vibe coding” perde per fortuna vigore,
sempre più ambienti di programmazione forzano l’utilizzo di LLM per lo sviluppo
di software; cosa mai potrebbe andare storto che già altri non abbiano
evidenziato?
Pare che la produzione di software tramite l'utilizzo di modelli linguistici sia
in grande sviluppo, no, in tumultuosa crescita; anzi, sia ormai divenuta
inarrestabile e indispensabile. Definita inizialmente come Vibe Coding, è stata
dapprima presentata come lasciapassare per chiunque volesse sviluppare software
senza avere competenze di informatica e programmazione. Poi, quando la cosa ha
iniziato a sembrare l'idiozia che è, si sono invece osannati i vantaggi
economici che l'impiego di questi metodi da parte di veri programmatori avrebbe
consentito alle aziende, aumentando la produttività dei programmatori esistenti;
non è chiaro se dei senior che potevano fare a meno di una squadra di junior,
oppure degli junior, che potevano scrivere software a livello di quello scritto
dai senior. Comunque certamente consentendo di tagliare posti di lavoro,
presenti e futuri, facendo quindi scattare quell'automatismo che fa salire
subito la quotazione in borsa di qualsiasi azienda.
Alla fine, hanno iniziato a essere contrastanti i pareri di chi aveva provato
davvero a usare i Grandi Modelli Linguistici (Large Language Models o LLM) in
ambienti di produzione riguardo il risparmio di tempo e la qualità del codice
prodotto; i primi dubbi hanno iniziato a essere presi sul serio. Lo sforzo di
inserire a tutti i costi funzionalità guidate da LLM, comune a tutte le
applicazioni commerciali, ha saturato di LLM anche tutti gli ambienti di
sviluppo software. E quindi tutti i programmatori, che lo volessero o no, si
sono trovati ad avere l'indice sul grilletto di una nuova arma.
Leggi l'articolo su ZEUS News
Iniziamo segnalando la presentazione di Assalto alle piattaforme di Kenobit (ed.
Agenzia X) al CSOA Forte Prenestino, il 4 Febbraio.
Nvidia ha preso molto del suo materiale di "training" da Anna's Archive; quella
che sembra essere una pratica comune questa volta è stata confermata da
documenti interni. Meraviglioso il modo in cui si sono difesi.
Dopo il blocco di Internet durante le elezioni in Uganda, e il lunghissimo
blocco di Internet in Iran, guardiamo ad alcuni report che segnalano l'utilizzo
di Bitchat, una applicazione di messaggistica che sembra interessante per casi
in cui la possibilità di comunicare via Internet è impedita. Ma non è tutto oro
quello che luccica.
Notiziole:
* Microsoft perde la causa intentata da NOYB riguardo al tracciamento di
persone minorenni tramite la sua suite Microsoft 365 Education, rivolta alle
scuole.
* la Corea del Sud fa (per prima) una legge sulla sicurezza della cosidetta
intelligenza artificiale ad alto impatto. confrontiamola con l'AI Act
europeo.
* Nel Regno Unito il dibattito sulla perdita di posti di lavoro (per la verità
ancora fenomeno la cui esistenza è dibattuta) dovuta all'intelligenza
artificiale torna a far parlare di reddito di cittadinanza.
* TikTok è passato a guida Usa, e gli effetti si vedono: la nuova privacy
policy gli consente di raccogliere più dati di quella precedente
* Il capo dell'agenzia per la cybersicurezza Usa ha caricato sul ChatGPT
pubblico dei documenti riservati dell'agenzia stessa
Infine, il quizzone: quando visitate un sito i cui server si trovano negli Usa,
come fanno i dati inviati dal vostro dispositivo a raggiungere il server?
A) con sistemi di trasmissione radio, come il Wi-Fi
B) con sistemi satellitari
C) con dei cavi
La risposta esatta è la C: dei cavi sottomarini. Questo ci permette di parlare
della continua espansione di questa infrastruttura (ormai esistono circa 600
cavi sottomarini, per un'estensione totale che supera abbondamentemente il
milione di kilometri), ma anche della crescente concentrazione. A stendere
sempre più tratte sono non tanto le imprese di telecomunicazioni, ma quelle di
contenuto, come Google, Meta, ecc. insomma, le solite.
Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa